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Domenica, 16 Giugno 2024
Inviato Cittadino

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A cura di Sandro Allegrini

Scrittore, giornalista, curatore di mostre e direttore di collane, esperto di teatro e di cinema, cultore di lingua e storia locale. Sandro Allegrini ha pubblicato studi di arte e letteratura sulla produzione di autori locali e nazionali. Dirige collane di biografie (“Umbri”), poesia, narrativa, critica e saggistica (“Lanterne”). È autore di oltre 80 volumi di storia locale e lingua perugina, editor di testi di prosa e poesia, artefice di documentari sui rioni cittadini. Membro della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, Accademico d’onore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, iscritto all’Ordine nazionale dei Giornalisti, è fondatore e coordinatore dell’Accademia del Dónca. Vincitore di premi nazionali per libri di carattere storico e biografico. Impossibile elencare tutte le sue opere. I volumi editi nel 2023 sono “Peppino Consalvi. Una vita a tutto gas” e “Mia zia Maria Callas dietro le quinte” (Morlacchi Editore).

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PERUGINERIE Il pranzo di Pasquetta (lunedì in albis). Se magna quil che c’è armasto

Nessuna nuova preparazione, ma si consumano gli avanzi del giorno prima

Nessuno ai fornelli. Si riscalda quello che è rimasto del lauto pranzo pasquale. In cui c’è stata abbondanza di cibarie tradizionali.

A far capo dalla torta al formaggio col capocollo che, come si dice, è la morte sua. C’è chi la preferisce col pregiutto, col lombetto (tutto magro) e perfino col salame.

Restano di certo le uova toste, benedette o meno che siano. L’importante è che, se benedette, le bucce non si gettino nel secchio dell’immondezza, ma si brucino.

Ciaramicola,  torcolo e colomba. Oltre agli avanzi di cioccolato delle uova pasquali. La curiosità dei bambini per la sorpresa ha comportato di sicuro una delusione. All’interno, solo cineserie di poco conto. Restano dei bei pezzi di cioccolato, in genere al latte perché meno costoso. Il prezzo delle uova pasquali quest’anno è salito alle stelle, specie per quelle al cioccolato fondente.

Si consumano i resti di ciaramicola e colomba, anche artigianale. I forni cittadini ne fanno di buonissime, a prezzi non economici. Tanto da far orientare i meno abbienti verso il prodotto industriale.

La tradizione alimentare della zuppa col castrato è ormai negletta. I nostri palati non sono abituati al selvatichino che rimane anche dopo la seconda bollita.

La strage degli agnelli viene evitata anche per questioni di sensibilità. Caso mai, qualche cotoletta in frittura. Ma, se avanza, il giorno dopo è gommosa e immangiabile.

Si è un po’ persa l’abitudine della gitarella (oggi pic-nic) di pasquetta, sempre riciclando e recuperando. Aggiungendo magari una frittata di asparagi, oggi in piena stagione.

Un’accortezza messa in atto dalle massaie previdenti è quella di cucinare in abbondanza per Pasqua, in modo di poter disporre di avanzi da utilizzare il giorno di Pasquetta. A Perugia si usa parecchio la pasta al forno. Basta farne un vassoio in più e lasciarlo già cotto, o ancora da cuocere, per disporre di un cibo gradito.

Stesso discorso per i cappelletti, fatti in casa o acquistati al negozio pasta fresca. Si lascia un po’ di brodo e li si cuoce al momento.

Si consumano le fave fresche col formaggio pecorino, antica tradizione non solo perugina.

Quanto alla frutta, spazio alle fragole che si trovano a prezzi abbordabili. Una schizzata di panna industriale e il gioco è fatto.

Comunque, più che la preoccupazione di mangiare, spesso esiste il problema di digerire o smaltire gli eccessi del pranzo pasquale. Con palestra, camminate o contrizione di digiuno.

Ma oggi si mangia comunque. Smentendo il detto che la dieta si comincia sempre di lunedì.

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