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Martedì, 25 Giugno 2024
Inviato Cittadino

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A cura di Sandro Allegrini

Scrittore, giornalista, curatore di mostre e direttore di collane, esperto di teatro e di cinema, cultore di lingua e storia locale. Sandro Allegrini ha pubblicato studi di arte e letteratura sulla produzione di autori locali e nazionali. Dirige collane di biografie (“Umbri”), poesia, narrativa, critica e saggistica (“Lanterne”). È autore di oltre 80 volumi di storia locale e lingua perugina, editor di testi di prosa e poesia, artefice di documentari sui rioni cittadini. Membro della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, Accademico d’onore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, iscritto all’Ordine nazionale dei Giornalisti, è fondatore e coordinatore dell’Accademia del Dónca. Vincitore di premi nazionali per libri di carattere storico e biografico. Impossibile elencare tutte le sue opere. I volumi editi nel 2023 sono “Peppino Consalvi. Una vita a tutto gas” e “Mia zia Maria Callas dietro le quinte” (Morlacchi Editore).

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INVIATO CITTADINO Vi racconto mio zio Massimo Troisi nel settantesimo dalla nascita

Parla il nipote, Stefano Veneruso, a Perugia, al cinema Meliès per presentare il suo film “Da domani mi alzo tardi” con John Lynch e Gabriella Pession

Stefano ha attraversato ogni genere di esperienze nel mondo dello spettacolo: documentario, cinema, teatro, cabaret, mostre, videoclip, produzione… musical (uno debutta tra un paio di settimane, con tante proposte, fra le quali delle poesie di Troisi, lette dal nipote). Ha fatto l’assistente alla regia, al film  La passione di Cristo, di Mel Gibson.

“Mi manca solo il cartone animato. Ma ci sto pensando su input di mia moglie” (una splendida signora, con lui in foto, che lo accompagna nel suo tour lungo tutto lo Stivale).

Un sodalizio familiare di antiche radici. Racconta Stefano: “Mia mamma e suo fratello Massimo perdono la madre quando lui aveva 18 anni e mia madre 28. Da allora è stata lei a fargli da mamma”.

Non chiamarmi zio, chiamami Massimo. Stefano riferisce gli esordi dello zio, quando si esibiva “per pochi intimi” in cantine e teatrini off. “Io avevo 8 anni e lo applaudivo con un tifo sfegatato. Allora lui, un po’ imbarazzato, mi disse con autorità: 'Quando mi dici bravo, chiamami Massimo!'”.

Le battute memorabili. Poi una proluvie di aneddoti. Come quella volta in cui si giocava per beneficenza con la nazionale attori (che rilevò dopo l’interruzione legata alla morte di Pasolini). Nell’intervallo, a un noto attore, che a calcio era proprio una scamorza, e che aveva chiesto “Come sono andato?”, Troisi rispose: “Se è vero che ogni giorno giochi peggio del precedente, hai giocato come giocheresti l’anno prossimo”.

Generosità e coraggio. I due termini per definire zio Massimo. Anche qui Stefano Veneruso snocciola esempi utili a dimostrare l’asserto. Ma Troisi era una personalità così complessa, polimorfa e articolata che è impossibile condensarla in breve.

La spada di Damocle della malattia. La malattia di cuore emersa da quando Massimo era bambino. Le cure, non risolutive. La bella villa in cui lo riceveva stando a letto. La morte nella casa della sorella. Tutte tappe che coniugano memorie e nostalgia.

L’esperienza de “Il postino”. Stefano è stato spesso vicino allo zio Massimo. Ma la sua vera medaglia è l’assistenza a quel film, vincitore del Premio Oscar. E, soprattutto, il girato del backstage 'Speciale Il postino - Uno Sguardo dentro, 1994 - 2022', vincitore di diversi premi. Una perla che getta luce sull’uomo e sull’attore Troisi.

Sbobinare la segreteria telefonica. Fu uno dei compiti affidati a Stefano, adolescente, dallo zio Massimo. “Non credereste la quantità e la varietà dei contenuti. Un affresco di carattere sociale, umano e antropologico. C’era veramente di tutto”.

Un uomo profondo, altro che un comico! Massimo Troisi non era assimilabile alla proluvie dei cosiddetti MALINCOMICI, ossia dei comici con retrogusto amaro. Era molto di più. I suoi giudizi sulla politica e sulla società valevano più di un trattato di antropologia.

La sua Napoli: tutte le napoli del mondo. È stato capace di una universalità umana di valore metatemporale. Nel senso che la sua levità supera i tempi e i luoghi per affondare le radici in un humus universale.

È difficile condensare un uomo in un libro. Stefano ci ha provato con “Massimo Troisi. Il mio verbo preferito è evitare”, edito da Rizzoli, vincendo il Premio Charlot 2023, come miglior libro dell’anno. Ma alla sua mente riaffiorano memorie che hanno il sapore straziante del rimpianto. C’è materia, di mente e di cuore, per farne diversi di libri. Magari l’anno prossimo, per la ricorrenza del trentennale dalla scomparsa.

Quel fenomeno dello zio Massimo. Che c’era, c’è e ci sarà.

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