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A cura di Sandro Allegrini

Scrittore, giornalista, curatore di mostre e direttore di collane, esperto di teatro e di cinema, cultore di lingua e storia locale. Sandro Allegrini ha pubblicato studi di arte e letteratura sulla produzione di autori locali e nazionali. Dirige collane di biografie (“Umbri”), poesia, narrativa, critica e saggistica (“Lanterne”). È autore di oltre 80 volumi di storia locale e lingua perugina, editor di testi di prosa e poesia, artefice di documentari sui rioni cittadini. Membro della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, Accademico d’onore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, iscritto all’Ordine nazionale dei Giornalisti, è fondatore e coordinatore dell’Accademia del Dónca. Vincitore di premi nazionali per libri di carattere storico e biografico. Impossibile elencare tutte le sue opere. I volumi editi nel 2023 sono “Peppino Consalvi. Una vita a tutto gas” e “Mia zia Maria Callas dietro le quinte” (Morlacchi Editore).

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INVIATO CITTADINO "Time after time". Raccontando Umbria Jazz, splendido cinquantenne

Uno dei primi eventi GLOCAL del Paese

Presentato, alla GNU, un documentario Rai che cerca di raccontare, step by step, la storia di un evento e dell’uomo che gli dette vita e carburante. Realizzando un sogno  ch’era follia sperar. Facendo sì che, fra i travertini della Vetusta, risuonassero e trovassero accoglienza le note di New Orleans.

Autori dello snello documentario di 35 minuti: i giovani Elisa Marioni e Dario Tomassini, affiancati dal navigato Andrea Rossini. Tutti sotto l’usbergo dell’accorto montatore Gabriele Liberati che, non a caso, è diplomato in piano jazz.

Hanno dedicato alla bisogna ben 40 ore lavorative. Per un prodotto che consente di traguardare, anche a chi non può dire io c’ero,  la storia di un evento memorabile, più che mai vivo e vitale.

A testimoniare in tema: artisti, musicisti, critici, storici della musica: Renzo Arbore, Enrico Rava, Stefano Bollani, Paolo Fresu, il critico musicale Andrea Spinelli, il fotografo Giancarlo Belfiore, la promoter Patrizia Marcagnani, l’artista Giuliano Giuman, autore di memorabili manifesti.

Insieme per delineare un profilo, uno “schizzo”, come è stato ricordato. Perché UJ è meritevole di studi di carattere non solo musicale, ma storico-antropologico-sociologico-identitario. Dunque un racconto, questo, destinato a un target giocoforza non specialistico. Altrimenti ci si sarebbe dovuti addentrare in questioni di carattere artistico, ostiche ai più.

Uno schizzo, appunto. Una tela impressionistica, in coerenza con la libertà di narrazione. Perché il valore testimoniale non può essere diretto, anche per questioni anagrafiche, e occorre affidarsi ai resoconti delle persone, alle immagini, spesso sfocate e recuperate grazie a un paziente lavoro di ricerca e di scavo (lode anche a Michele Patucca, generoso e dazionale circa i suoi reperti, coraggiosamente cercati e pazientemente ripuliti).

Riconoscono gli autori: “Ci sarà qualche nota stonata e mancante. Ma a noi premeva sottolineare l’eccezionalità di una circostanza: quando la passione di un uomo riesce a orientare il destino di una città”.

I racconti dei personaggi sono pregevoli e puntuali. Arbore, ad esempio, riferisce la sua prima volta in pubblico, in veste di clarinettista. Quando buttò giù alcuni shottini prima di salire sul palco. E di coraggio ce ne voleva! Visto che, da dilettante, dovette cimentarsi con musicisti come Paolo Conte (ancora sconosciuto) e clarinetti  come Henghel Gualdi (strepitoso), Pupi Avati (dignitoso).

Puntuale anche il fotografo Giancarlino Belfiore, che c’era, lui sì. E racconta Miles Davis che scende tra la gente e suona. Non solo con la tecnica, ma col cuore.

Parecchio è stato detto. Molto altro si poteva dire. Per esempio, ricordare il ruolo di Adriano Mazzoletti che promosse il jazz non solo a Perugia (Hot club, antenato del Jazz Club Perugia), ma ne fu grande e appassionato divulgatore, specialmente alla radio. E anche il pianista Renato Sellani, scomparso meno di dieci anni fa.

Ma tutto non si può dire, considerando i limiti di tempo.

La parte del leone, come d’obbligo, a Carlo Pagnotta, Mister Jazz, ruvido dal cuore tenero. Intervistato ai Giardinetti, col suo cappello estivo...  e l’ironia. Che riesce a usare soprattutto, e prima di tutto, verso se stesso. Arte difficile in cui eccelle, tra impuntature decantate dal sorriso. E che alla fine, un po’ commosso, afferma (ieri, in Galleria): "Umbria Jazz: guai a chi lo tocca!".

E soggiunge. “Umbria Jazz continuerà a vivere anche nei prossimi cinquant’anni. A quel festeggiamento non ci sarò”. E chi lo dice? La statistica? Badate che da Carlo Pagnotta ci si può aspettare di tutto!

PS. Appropriato il saluto di congedo al tecnico del suono Armando Zorzut, che ci ha lasciato due giorni fa. Ha fatto bene Luca Ginetto a ricordarlo. Perché la RAI e la sua gente siamo noi. Tutti noi.

Foto - Time after time. U.J. 50 in Galleria

(Foto Sandro Allegrini)

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