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A cura di Sandro Allegrini

Scrittore, giornalista, curatore di mostre e direttore di collane, esperto di teatro e di cinema, cultore di lingua e storia locale. Sandro Allegrini ha pubblicato studi di arte e letteratura sulla produzione di autori locali e nazionali. Dirige collane di biografie (“Umbri”), poesia, narrativa, critica e saggistica (“Lanterne”). È autore di oltre 80 volumi di storia locale e lingua perugina, editor di testi di prosa e poesia, artefice di documentari sui rioni cittadini. Membro della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, Accademico d’onore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, iscritto all’Ordine nazionale dei Giornalisti, è fondatore e coordinatore dell’Accademia del Dónca. Vincitore di premi nazionali per libri di carattere storico e biografico. Impossibile elencare tutte le sue opere. I volumi editi nel 2023 sono “Peppino Consalvi. Una vita a tutto gas” e “Mia zia Maria Callas dietro le quinte” (Morlacchi Editore).

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INVIATO CITTADINO Ricordando Giovanni Moretti, padre della dialettologia magionese-perugina

Un grande, vestito coi panni di assoluta modestia e generosa affabilità. Resta un faro per tutti noi

Sono passati quasi quarant’anni da quel 22 giugno 1985, quando si tenne, nella sala consiliare della Provincia di Perugia, il convegno “Lingua e dialetto oggi, la situazione umbra”. Era allora attiva la meritoria Associazione umbra di cultura popolare e dialettale “Il Bartoccio”, nome derivante dalla maschera omonima  di un contadino del piano del Tevere.

Intervennero studiosi, semplici appassionati, scrittori in dialetto. Ma la guest star fu Giovanni Moretti, padre della dialettologia del nostro ateneo. Era stato allievo del grande Francesco Ugolini. Ne proseguì le ricerche attinenti alla definizione delle aree di diffusione e dei raggruppamenti dei dialetti umbri. Giovanni era un uomo semplice e modesto. La consapevolezza del proprio valore e dell’originalità delle sue ricerche non gli impediva di essere alla mano con gli studenti, non meno che coi colleghi.

Walter Pilini, il 12 ottobre 2005, ebbe a tracciarne un commosso ricordo in quel di Magione, città in cui lo studioso era nato. La sua fatica maggiore, sulla quale lavorò una vita, resta il “Vocabolario del dialetto di Magione”, un’opera colossale e insostituibile per la quale ebbe la consulenza di Ennio Cricco, di tutti gli amici e dei paesani “informatori”.

Moretti fu anche poeta sensibile, in lingua e in dialetto. Pubblicò “Fontanelle” e “Dal mio quaderno”, che fu prefazionato dal grande studioso iacoponiano Franco Mancini, nativo della vicina Agello, anche lui scomparso.

Si adoperò, anche come amministratore, per il restauro della Torre dei Lambardi, che oggi ospita qualificate manifestazioni culturali. Con Bruno Orsini – come ricorda Pilini – ma anche con Aldo Capitini e Pio Baldelli, raccolse un’idea di don Milani per la fondazione di un “Giornale scuola” che avrebbe ancora molto da insegnarci.

Il suo impegno politico e la fede nelle battaglie civili lo portò a transitare politicamente dal partito socialista ai radicali, anche in nome di una visione transazionale dei problemi.

È sua l’idea delle ricerche di carattere toponomastico, delle quali intuì il valore geografico, etnologico e dialettologico. Creò l’Atlante Linguistico dei Laghi Italiani (A.L.L.I.), che lo vide al centro dell’interesse nazionale, intuendo che l’università doveva aprirsi al rapporto col territorio e le istituzioni locali.

Curò l’allestimento del Museo della Pesca di San Feliciano, importante centro di documentazione naturalistica, storica e antropologica.

Walter Pilini, che ben lo conobbe e che con lui ebbe a collaborare, scrive: “Legato per nascita e formazione all’area del Lago Trasimeno, egli ha saputo fare di questa grande risorsa ambientale uno strumento di autocoscienza e di crescita per la comunità locale e per quella regionale, allargandone l’irradiazione alla più vasta dimensione della comunità scientifica universitaria…”.

Per il valore scientifico – oltre che per le sue rare doti umane – Giovanni Moretti è stato scelto dall’Accademia del Donca come “nume tutelare” per la dialettologia. Dobbiamo andare orgogliosi di una figura come quella di Giovanni, ricordato all’estero forse più che in casa propria. Rinverdendo il brocardo nemo propheta in patria.

Ma “profeta” lo fu anche in casa propria. Tanto che molti di noi continuano a ritenerlo come sicuro faro nei propri studi di carattere linguistico e dialettologico.

PS. Strettamente personale. Giovanni è scomparso nel 2005, all’età di 80 anni, dopo una lunga malattia. Ho avuto la fortuna di conoscerlo e apprezzarlo. Chiacchierate scherzose, ma anche serie, nei nostri incontri quotidiani, dato che operavamo entrambi all’ultimo piano di Palazzo Manzoni, allora sede della Facoltà di Lettere, Filosofia e Lingue. Io nell’Istituto di Filologia Classica, coi professori Aristide Colonna e Annunziato Presta. Lui col grande preside di Facoltà e professore Francesco Alessandro Ugolini, docente di Filologia Romanza.

Giovanni era considerato, tra gli studiosi, poco più che uno stravagante. Si recava spesso nella sua Magione, cenava coi pescatori dai quali attingeva termini desueti che poi salvava dall’oblio appuntandoli tra i suoi materiali lessicografici. Non si dava arie, anzi ironizzava sui tromboni (che, anche a quell’epoca non mancavano). Ha lasciato un patrimonio di cultura e di affetti di cui la società e la scienza lessicografica dovranno essergli per sempre grati.

Foto - Ricordando Giovanni Moretti

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