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A cura di Sandro Allegrini

Scrittore, giornalista, curatore di mostre e direttore di collane, esperto di teatro e di cinema, cultore di lingua e storia locale. Sandro Allegrini ha pubblicato studi di arte e letteratura sulla produzione di autori locali e nazionali. Dirige collane di biografie (“Umbri”), poesia, narrativa, critica e saggistica (“Lanterne”). È autore di oltre 80 volumi di storia locale e lingua perugina, editor di testi di prosa e poesia, artefice di documentari sui rioni cittadini. Membro della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, Accademico d’onore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, iscritto all’Ordine nazionale dei Giornalisti, è fondatore e coordinatore dell’Accademia del Dónca. Vincitore di premi nazionali per libri di carattere storico e biografico. Impossibile elencare tutte le sue opere. I volumi editi nel 2023 sono “Peppino Consalvi. Una vita a tutto gas” e “Mia zia Maria Callas dietro le quinte” (Morlacchi Editore).

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INVIATO CITTADINO Ricordando Fausto Cocchia, un grande musicista, a 50 anni dalla scomparsa

La commossa e commovente testimonianza della figlia Giuliana

“Il suo Frac è ancora lì, nel mio guardaroba, rispettoso, prezioso ricordo di una vita vissuta a braccetto con la musica”.

Parla Giuliana  Cocchia, ex insegnante e corista, personaggio della peruginità.

Ricorda: “Sono passati 50 anni da quando, quasi all’improvviso, mio padre ci ha lasciati: me, mio fratello Giampaolo e mia madre, basiti e increduli.

50 anni che che coincidono con i 50 anni del nostro Conservatorio Francesco Morlacchi, che proprio nel 1974 passava da Liceo Musicale a Conservatorio di Musica, sotto la direzione del grande Maestro Valentino Bucchi.

Un cinquantennio di affettuose memorie e di rimpianti.

“Non l’ho mai fatto finora, ricordare mio padre con queste modalità, ma questa volta sento proprio di doverglielo, senza retorica e senza sentimentalismi. Solo dire che papà è stato con noi, con i suoi allievi, con i suoi colleghi, con la sua viola, sempre generoso, affettuoso, professionale”.

Giuliana, ce ne vuoi ricordare le coordinate biografiche?

“Mio padre era nato a Napoli, dove ha studiato al Conservatorio San Pietro a Majella con i Maestri Pilati, Fusella e Jachino, diplomandosi in Violino, Viola e Composizione. Si è poi perfezionato all’Accademia Musicale Chigiana con i Maestri Serato e Casella”.

Quale la sua storia artistica?

“Nel 1939 vinse il concorso per la cattedra di Viola con obbligo del Violino presso l’allora Istituto Musicale “F. Morlacchi” di Perugia, ove poi ha svolto ininterrottamente la sua attività didattica con professionalità, impegno e riconosciuta sensibilità”.

Era anche concertista, vero?

“Piuttosto intensa è stata la sua attività concertistica: dapprima come violinista, avendo vinto un concorso bandito dalla Accademia Musicale Napoletana”.

Poi, se non sbaglio, passò alla viola, vero?

“Si è poi definitivamente dedicato alla Viola, strumento che lo ha visto impegnato sia in seno ai più noti complessi da camera (il Quartetto ‘Pro Arte’, il Quintetto Chigiano, i Virtuosi di Roma, i Solisti Veneti), sia come solista con pianoforte e orchestre, quali quelle della Accademia Chigiana, della Scarlatti di Napoli, l’orchestra Filarmonica Triestina e l’Orchestra della Radio di Lugano”.

Quali iprincipali Paesi e città in cui si è esibito?

“Ha eseguito concerti in tante città italiane. Svolto tournées in Europa, in Asia Minore, in Canada, in Messico, negli Stati Uniti, riportando successi di critica e di pubblico”.

Oltre ai successi di pubblico, quale il riscontro della critica?

“Di lui hanno scritto critici quali A. Parente, I. Napoli, G.A. Canu, Vito Levi, R. Ronga, I quali, tutti, hanno dato risalto alla sua sensibilità, alla sua tecnica, al suono denso, caldo e corposo che egli sapeva trarre dal suo strumento”.

Insomma, una riconociuta eccellenza e una peruginità molto sentita.

“Fausto Cocchia è stato un napoletano trapiantato a Perugia, città di cui si sentiva parte”.

So della tua passione di corista e ti chiedo se in famiglia qualcuno abbia ereditato il suo talento.

“È morto troppo giovane per avere il piacere di ascoltare mia figlia Maria Teresa che suona il suo violino. Peccato! Sarebbe stato bello”.

Una presenza-assenza nel cuore di tanti di noi. Una perdita che, a cinquant’anni di distanza, ci fa ancora rimpiangere un uomo perbene. Oltre che un artista sensibile e generoso.

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