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A cura di Sandro Allegrini

Scrittore, giornalista, curatore di mostre e direttore di collane, esperto di teatro e di cinema, cultore di lingua e storia locale. Sandro Allegrini ha pubblicato studi di arte e letteratura sulla produzione di autori locali e nazionali. Dirige collane di biografie (“Umbri”), poesia, narrativa, critica e saggistica (“Lanterne”). È autore di oltre 80 volumi di storia locale e lingua perugina, editor di testi di prosa e poesia, artefice di documentari sui rioni cittadini. Membro della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, Accademico d’onore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, iscritto all’Ordine nazionale dei Giornalisti, è fondatore e coordinatore dell’Accademia del Dónca. Vincitore di premi nazionali per libri di carattere storico e biografico. Impossibile elencare tutte le sue opere. I volumi editi nel 2023 sono “Peppino Consalvi. Una vita a tutto gas” e “Mia zia Maria Callas dietro le quinte” (Morlacchi Editore).

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Si tratta di un luminoso esempio di costruzione liberty, al civico 2 di viale Antinori

La titolarità fa capo alla famiglia Vajani-Levi. I cui membri ne affidarono  la realizzazione all’ingegnere Giuseppe Marrani.

Non si trattò di una concessione ottenuta con facilità. Difatti la Commissione edilizia comunale riteneva inopportuna la vicinanza con la storica Porta S. Andrea, che chiude via della Sposa nel rione di Porta Santa Susanna. Si temeva, insomma, una contaminazione di stili che avrebbe nuociuto alla città. Ma così non fu. Se è vero che quel villino è riportato nei libri di architettura come fulgido prototipo di stile dell’Art Nouveau.

Nel villino si intercettano facilmente i simboli e gli stilemi del Liberty. Si veda la scritta LABOR, tanto per contenuto che per tipologia di caratteri. Soprattutto nel versante della Piaggia Colombata e non sul frontale. Dove, evidentemente, fu vietata per impedire il confronto con la Porta medievale.

Quanto ai simboli, oltre alla presenza delle aquile, è evidente quella del caduceo (simbolo della scienza, si pensi a medici e farmacisti) e della ruota dentata, a rappresentare l’industria, l’innovazione, la ricerca.

Inoltre domina la decorazione: stucchi, dischi solari, nastri che aleggiano intorno a volti femminili.

Le scritte in lingua latina, segno di cultura e distinzione. Su viale Antinori (siamo proprio al limite, dato che dopo la Porta inizia Viale Pellini) si affacciano dei terrazzini. Sulle finestre al primo piano la scritta latina  PARVA DOMUS... QUIES (“piccola   casa... tranquillità”). Evocando la frase parva domus sed apta mihi.

I ferri battuti sono di Ferruccio Caiani che tenne bottega di fabbro sotto Porta Trasimena.

Gli stucchi sono quelli tipici delle fornaci Angeletti-Biscarini del Borgo Bello, in via del Laberinto.

All’interno: pitture murali con vegetazione, fiori, putti, palme e pavoni. Tutto secondo l’iconografia ricorrente nello stile  Art Nouveau.  

Il lavoro è stato svolto da un’impresa ad alta specializzazione che ha operato con piena competenza.

Strettamente personale. Il vecchio proprietario, signor Ezio Vajani, mi fece entrare nel villino diversi anni fa. Ambienti non grandissimi, secondo lo stile dell’epoca, ma tutto molto bello. Un rimprovero che gli rivolsi fu quello di aver sostituito gli infissi lignei con materiali in alluminio, incongrui con la facies storico-artistica di quell’edificio. Mi dette ragione. A quanto è dato di vedere dall’esterno, sembra che gli infissi metallici siano stati rimossi. Deo gratias.

Foto - Il villino Vajani-Levi, al civico 2 di viale Antinori

(Foto Sandro Allegrini)

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