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A cura di Sandro Allegrini

Scrittore, giornalista, curatore di mostre e direttore di collane, esperto di teatro e di cinema, cultore di lingua e storia locale. Sandro Allegrini ha pubblicato studi di arte e letteratura sulla produzione di autori locali e nazionali. Dirige collane di biografie (“Umbri”), poesia, narrativa, critica e saggistica (“Lanterne”). È autore di oltre 80 volumi di storia locale e lingua perugina, editor di testi di prosa e poesia, artefice di documentari sui rioni cittadini. Membro della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, Accademico d’onore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, iscritto all’Ordine nazionale dei Giornalisti, è fondatore e coordinatore dell’Accademia del Dónca. Vincitore di premi nazionali per libri di carattere storico e biografico. Impossibile elencare tutte le sue opere. I volumi editi nel 2023 sono “Peppino Consalvi. Una vita a tutto gas” e “Mia zia Maria Callas dietro le quinte” (Morlacchi Editore).

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INVIATO CITTADINO Quella volta che feci arrabbiare Sandra Milo

Parla il regista e film maker Gino Goti

La scomparsa della mitica Sandrocchia sollecita ricordi.

Specie nella memoria di quanti, per motivi di lavoro, ebbero con lei rapporti di collaborazione.

Tra essi lo storico regista Gino Goti che, dalla sede regionale RAI di Perugia, teneva contatti con molti grossi calibri del milieu artistico nazionale.

Tra essi Maurizio Costanzo, ai tempi  in cui lavorava alla Radio con trasmissioni quotidiane.

Racconta Goti: “Ero coordinatore dei gruppi di ascolto. Collaboravo con Costanzo e Dina Luce (Buon pomeriggio), oltre che con Silvio Gigli, per spettacolo e società. Ma ero anche molto impegnato con lo sport, specie col ciclismo”.

Gino raccontaci come mai la Milo si arrabbiò.

“Accadde che, andando molto a braccio, si interloquiva con battute e battutacce. Eravamo in sintonia e ci permettevamo di scherzare e sfotterci amabilmente”.

Cosa dicesti per farla inquietare?

“Feci un gioco di parole attraverso il quale si poteva facilmente desumere l’età. Naturalmente mi riferivo alla mia: non mi sarei permesso di rivelare l’età di una signora”.

Allora?

“Accadde che, bastando fare 1+1, si poteva agevolmente individuare quale fosse l’età di Sandra”.

Perché si inquietò?

“Erano gli anni Settanta e la Milo, dopo l’exploit con Fellini e grandi registi, era cinematograficamente un po’ in ribasso. Non aveva ancora quarant’anni, ma attraversava un momento non facile. Per una bellona non è semplice accettare lo scorrere del tempo. Ecco perché le scocciò”.

Cosa accadde, come reagì?

“In trasmissione non disse niente”.

E poi?

“Dopo, dato che rimanevamo in collegamento, mi fece una sfuriata. Ma Costanzo funse da paciere e tutto si calmò”.

Quale, dunque, il ricordo di oggi?

“Il dispiacere per la sua scomparsa, sebbene novantenne. E il ricordo di anni di lavoro proficuo e gratificante in RAI”.

A beneficio degli amici lettori, ricordo che questo, come altri aneddoti legati alla storia della sede RAI di Perugia, troverà posto in un libro di prossima uscita, scritto a quattro mani da Gino Goti con Alvaro Fiorucci per Morlacchi editore.

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