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A cura di Sandro Allegrini

Scrittore, giornalista, curatore di mostre e direttore di collane, esperto di teatro e di cinema, cultore di lingua e storia locale. Sandro Allegrini ha pubblicato studi di arte e letteratura sulla produzione di autori locali e nazionali. Dirige collane di biografie (“Umbri”), poesia, narrativa, critica e saggistica (“Lanterne”). È autore di oltre 80 volumi di storia locale e lingua perugina, editor di testi di prosa e poesia, artefice di documentari sui rioni cittadini. Membro della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, Accademico d’onore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, iscritto all’Ordine nazionale dei Giornalisti, è fondatore e coordinatore dell’Accademia del Dónca. Vincitore di premi nazionali per libri di carattere storico e biografico. Impossibile elencare tutte le sue opere. I volumi editi nel 2023 sono “Peppino Consalvi. Una vita a tutto gas” e “Mia zia Maria Callas dietro le quinte” (Morlacchi Editore).

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INVIATO CITTADINO Oggi è la Festa di Ercolano “dei sassi”

Il vero patrono è lui, anche se poco piacque la sua facies di combattente

Un santo meno estatico, più cruento. Legato alla sassaiola in via Campo Battaglia dove si scende da via Guerriera. In questo caso, si ricorda il santo con la spada. Figura evocata perfino dal nome che ricorda la forza del semidio Hercules. Quello con la clava, segno che compare anche nella Fonte Tezia, ai piedi del torrione di sinistra dell’Arco Etrusco. Simbolo che tanti dubbi ha creato negli iconologi. E che, si dice, richiama il fatto che i freghi di Porta S. Angelo menano di brutto. Come Ercolano, defensor civitatis.

Ha un bel daffare l’amico medievista Franco Mezzanotte a spiegarci che la qualifica di defensor civitatis stava a significare difensore contro la richiesta di tasse esose.

Noi perugini siamo legati al santo che mena e che pija n giro. Come dimostra l’aneddoto del vitello con lo stomaco pieno di grano, buttato giù dalle mura, per far credere a Totila assediante che i perugini, di grano e cibarie, ne avessero in abbondanza.

E quel bruto avrebbe rinunciato all’assedio, se non fosse stata la malalingua del chierico “traditore” a svelare l’inganno.

Chierico tanto odiato dai perugini da essere effigiato, insieme ad Ercolano, proprio nella monumentale e identitaria Fontana Maggiore. Significando che l’aneddoto era specialmente sentito, tanto che il Comune di Perugia ne commissionò esplicitamente ai Pisano la statuina che lo ricorda. Perché anche le carogne, nel dipanarsi degli eventi, meritano che se ne ricordi il ruolo.

Ercolano, venerato nel tempio ottagonale, chiamato anche “chiesa del Comune”. Mentre appartiene al Sodalizio di San Martino che l’ha affidata oggi alle cure del Rettore don Francesco Benussi, designato dall’indimenticabile monsignor Elio Bromuri che la curò per decenni, tenendovi addirittura come abitanti i propri genitori.

Ercolano decollato, scuoiato e gettato dalla parte più alta del muro di via Marzia. È posto sacro alla città, ma anche il più laico dei luoghi di culto. E le tele nell’abside ne raccontano il martirio. Restaurate dall’ottimo Giovanni Manuali, stanno lì a riprendere umidità dalle pareti infradiciate da infiltrazioni. Malgrado interventi, plurimi ma non risolutivi, volti a ridimensionare, se non ad eliminare, il problema.

Mi chiedo quando ci si deciderà ad eliminane le infiltrazioni dalla soprastante via Marzia. Se andate nei bassifondi della chiesa, troverete un fiume carsico che scorre rumorosamente. Ci mise mano, ci hanno detto, Sisto Mastrodicasa. E poi il suo allievo e nostro amico Massimo Mariani. Ma ho bisogno di riparlarci e farmene rinfrescare i dettagli di cui non sono certo. Comunque, la questione dell'acqua che risale e invade i pavimenti mi fu più volte riferita nei dettagli da don Elio, che ci si dannava. 

Ricordo infine che, per la festa del 1° marzo (come per quella del 7 novembre, dell’università), don Elio tirava fuori il busto argenteo di Ercolano, lo accarezzava, lo sistemava. E si metteva in posa per uno scatto. Privilegio che riservava al sottoscritto. Con cui condivideva, lo dico con franchezza, lo sdegno per l’improvvida decisione del potere politico-amministrativo di scegliere Costanzo come patrono ufficiale. D’intesa con le gerarchie ecclesiastiche. Alle quali poco piaceva un santo con la spada.

Che invece rendeva perfettamente la dura cervice di noi perugini. Gente tosta, che non si fa mettere i piedi in testa.

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