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A cura di Sandro Allegrini

Scrittore, giornalista, curatore di mostre e direttore di collane, esperto di teatro e di cinema, cultore di lingua e storia locale. Sandro Allegrini ha pubblicato studi di arte e letteratura sulla produzione di autori locali e nazionali. Dirige collane di biografie (“Umbri”), poesia, narrativa, critica e saggistica (“Lanterne”). È autore di oltre 80 volumi di storia locale e lingua perugina, editor di testi di prosa e poesia, artefice di documentari sui rioni cittadini. Membro della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, Accademico d’onore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, iscritto all’Ordine nazionale dei Giornalisti, è fondatore e coordinatore dell’Accademia del Dónca. Vincitore di premi nazionali per libri di carattere storico e biografico. Impossibile elencare tutte le sue opere. I volumi editi nel 2023 sono “Peppino Consalvi. Una vita a tutto gas” e “Mia zia Maria Callas dietro le quinte” (Morlacchi Editore).

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INVIATO CITTADINO Oggi è la candelora, sicuro (?) elemento previsionale per il resto dell’inverno

Sempre che il detto demologico risponda al vero. Mah!

Gli amanti della tradizione stanno attaccati ai detti.

Il proverbio meteorologico recita: Se fa bel de Candelora,  de l’inverno sémo fòra / ma, se piove o tira vento, de l’inverno sémo drénto.

A significare che le condizioni meteorologiche di questa giornata farebbero da prologo, e da sicuro auspicio, a una prosecuzione dell’inverno in analoghe condizioni.

Insomma: se fa bello oggi, 2 di febbraio, la primavera è alle porte. Se invece fa brutto… si mette male. Come si dice in perugino èn madonne. Ossia “sono guai”. Nel senso che il freddo la farà da padrone ancora per molto. Anche se finora ha fatto solo un timido capolino, più che altro notturno.

A vedere le condizioni meteo di stamane, si direbbe che va bene. Si vedrà.

La credenza radica nel paganesimo. Cui il cristianesimo ha attinto a piene mani.

La Candelora è la Festa della Luce.

Il nome deriva dal latino FESTA CANDELO(/A)RUM.

Chi cita l’orso, chi la marmotta, chi il ghiro. In regioni nordiche si parla del giorno “dell’orso”. Da noi ho sentito definirlo “dla marmotta” o anche “del ghiro”, in riferimento al possibile risveglio di questi animali dormiglioni dal letargo. Insomma: queste bestiole, risvegliandosi, tornano a vedere la luce.  Così come i bipedi umani.

La Festa della luce è diventata Candelora e si è tinta di connotazioni religiose legate alla purificazione della Beatissima Vergine Maria e alla presentazione di Gesù al Tempio. Da qui il riferimento all’accensione delle candele.

Quella candela benedetta si conservava poi in casa e veniva accesa nei momenti di difficoltà, come un minaccioso temporale, una malattia o durante le famose ROGAZIONI (preghiere di valenza apotropaica). Nelle case coloniche la si accendeva anche per divinare il malocchio o pregare per la guarigione di un malato.

Domanda: quale credibilità si può dare ai detti popolari, che non vanno oltre il semplice valore di testimonianza antropologica?

Affidabilità pari o prossima allo zero.

Domani, 3 febbraio, ricorre San Biagio, protettore contro i mali della gola: la festa è ancora legata alle candele. Spiegheremo come e perché.

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