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Mercoledì, 12 Giugno 2024
Inviato Cittadino

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A cura di Sandro Allegrini

Scrittore, giornalista, curatore di mostre e direttore di collane, esperto di teatro e di cinema, cultore di lingua e storia locale. Sandro Allegrini ha pubblicato studi di arte e letteratura sulla produzione di autori locali e nazionali. Dirige collane di biografie (“Umbri”), poesia, narrativa, critica e saggistica (“Lanterne”). È autore di oltre 80 volumi di storia locale e lingua perugina, editor di testi di prosa e poesia, artefice di documentari sui rioni cittadini. Membro della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, Accademico d’onore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, iscritto all’Ordine nazionale dei Giornalisti, è fondatore e coordinatore dell’Accademia del Dónca. Vincitore di premi nazionali per libri di carattere storico e biografico. Impossibile elencare tutte le sue opere. I volumi editi nel 2023 sono “Peppino Consalvi. Una vita a tutto gas” e “Mia zia Maria Callas dietro le quinte” (Morlacchi Editore).

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INVIATO CITTADINO La mostra “Rinascimento in bottega” alla Penna. Perché non c’è buona torta senza la necessaria ciliegina

Verrà prorogata fino a dopo Pasqua, a coronamento delle celebrazioni peruginesche

Iniziative fitte e qualificate – quelle per il quinto centenario dalla morte del Perugino –  che hanno  coinvolto numerosi e autorevoli soggetti con proposte di rango. Dalla Galleria Nazionale dell’Umbria a San Pietro, dal Perugino-Burri in Palazzo Baldeschi all’Università con le apprezzate proiezioni immersive sulla facciata della chiesa vanvitelliana di Palazzo Murena.

Ma questa alla Penna chiude degnamente ed eccelle. Anche, e soprattutto, perché Francesco Federico Mancini e Cristina Galassi, accorto tandem di curatori, hanno trovato una chiave decisamente originale e di sicuro appeal.

Sembrava infatti impensabile proporre un ‘Perugino senza Perugino’. Esperimento arditamente tentato, e riuscito, con esiti di forte valenza culturale e perfino spettacolare.

Un Perugino evocato, citato, iconizzato, onnipresente, direttamente o indirettamente alluso anche attraverso le botteghe, credibili o meno, rigorose o dense di anacronismi. Il tutto spiegato perfettamente dalla brava Marta Cenerini che ha accompagnato un cospicuo gruppo di visitatori. E noi con loro.

Compagine accolta all’inizio da un persuaso e persuasivo assessore Leonardo Varasano e congedata dalla brava Maria Luisa Martella che ha dato conto delle difficoltà di carattere logistico e organizzativo. Non poche, ma superate con esiti brillanti.

Mostra pedagogico-didattica (non aridamente didascalica) quanto basta per motivare visite da parte di scolaresche variamente (dis)interessate. Sfido infatti anche gli studenti più riottosi a restare indifferenti di fronte alla proluvie di aneddoti, citazioni, personaggi che compaiono in quelle 38 tele.

Non c’è persona che non si soffermi sulle pecorelle ritratte da Giotto (ah, la scatola dei pastelli delle elementari!), osservato da Cimabue (e qui le citazioni dantesche si sprecano Credette Cimabue ne la pittura / tener lo campo…) o nella scena della famosa lettera O tracciata a mano libera. Cartoline, spigolature, curiosità minime? Certamente. Ma anche solidamente stratificate nell’antropologia popolare e nell’aneddotica, fiorita intorno ai grandi personaggi.

Ci dicono che Galassi ne abbia contati oltre una sessantina di “grandi”. E non solo artisti (Giotto, Masaccio, Donatello, Filippo Lippi, Donatello, Raffaello, Piero della Francesca, Michelangelo, Giorgione, Tiziano…). Ma pure figure mitologiche e perfino esponenti della peruginità, della società artistica, politica, civile della patria d’Euliste. Un modo, insomma, per coniugare culture, epoche, lacerti di memoria identitaria.

Era inevitabile partire dal rapporto Maestro-Allievo del Benucci. Ed è questo il legittimo brand. Anche se la preferenza assoluta del pubblico sembra andare al Silvestro Valeri de La famiglia Rossi Scotti intenta a osservare il conte Gaspare mentre ritrae i propri genitori, prestata dalla Fondazione Perugia.

Onore e lode al Comune di Perugia, al “Comitato promotore delle celebrazioni per il quinto centenario della morte del pittore Pietro Vannucci detto Il Perugino” e a tutti i soggetti a qualunque titolo coinvolti.

Il percorso espositivo consente di comprendere appieno come i pittori ottocenteschi abbiano rielaborato, metabolizzato, digerito l’insegnamento del Perugino. Facendolo proprio, sebbene nelle forme del giudizio/pregiudizio, ma soprattutto nelle sensibilità.

Più che una mostra “da vedere”, mi permetto di suggerire il ri-vedere. Dopo aver adeguatamente letto, apprezzato e fatto propri i saggi (di Francesco Mancini, Caterina Bon Valsassina, Cristina Galassi, Sonia Maffei, Alessandra Migliorati, uno più interessante dell’altro) inclusi nel catalogo di 190 pagine uscito dalla factory di Aguaplano.

Foto - La mostra “Rinascimento in bottega” alla Penna

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