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Sabato, 15 Giugno 2024
Inviato Cittadino

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A cura di Sandro Allegrini

Scrittore, giornalista, curatore di mostre e direttore di collane, esperto di teatro e di cinema, cultore di lingua e storia locale. Sandro Allegrini ha pubblicato studi di arte e letteratura sulla produzione di autori locali e nazionali. Dirige collane di biografie (“Umbri”), poesia, narrativa, critica e saggistica (“Lanterne”). È autore di oltre 80 volumi di storia locale e lingua perugina, editor di testi di prosa e poesia, artefice di documentari sui rioni cittadini. Membro della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, Accademico d’onore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, iscritto all’Ordine nazionale dei Giornalisti, è fondatore e coordinatore dell’Accademia del Dónca. Vincitore di premi nazionali per libri di carattere storico e biografico. Impossibile elencare tutte le sue opere. I volumi editi nel 2023 sono “Peppino Consalvi. Una vita a tutto gas” e “Mia zia Maria Callas dietro le quinte” (Morlacchi Editore).

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INVIATO CITTADINO La mia vita alla fabbrica Spagnoli nel secondo dopoguerra

Parla Amelia Gardi, venuta al mondo a Pretola, il 2 di agosto 1929

Nata in un momento economicamente buio e divenuta adolescente nel periodo bellico, Amelia è entrata gioiosamente nel Terzo Millennio, circondata dall’amore dei familiari.

Abbiamo avuto modo di intervistarla, nella sua abitazione, nella mattina di venerdì 24 novembre in relazione a un evento della Pro Ponte: l’assegnazione dell’Etrusco d’Oro 2023 a Nicoletta Spagnoli. Si trattava di registrare una testimonianza da ex operaia dell’opificio perugino, per le riprese e la regia di Gino Goti.

Quale il nesso? Amelia ha lavorato in quell’azienda nel  secondo dopoguerra per una decina d’anni. E ce ne racconta alcune esperienze.

Riferisce: “Ho lavorato alla tessitura. Col filato della lana d’angora realizzavamo il tessuto”.

Aggiunge: “Successivamente, sono stata attiva in sartoria. Facevamo capi di varo genere: dagli abiti alla maglieria” (e ci indica la gloriosa macchina a pedale Necchi, che tiene all’ingresso del suo appartamento, ndr).

Quali i ricordi di questa esperienza ormai lontana?

“Eravamo una famiglia. Con le compagne c’era una vera armonia. Durante il lavoro, parlavamo dei nostri problemi, ma anche delle gioie personali e familiari. Eravamo poveri ma, come si dice, non ci mancava nulla. Tanto meno l’entusiasmo e la voglia di lavorare per contribuire al benessere della famiglia”.

Come andavi al lavoro?

“Venivo a piedi da Pretola al Ponte. E poi fino a Perugia col trenino di S. Anna. Infine, dalla stazioncina fino a Santa Lucia, sempre a piedi. Eravamo giovani e questa scarpinata non ci pesava più di tanto. Magari in inverno era un po’ più faticoso”.

Quali servizi offriva la fabbrica?

“C’era un asilo nido per i bambini fino a tre anni. Avevamo il permesso per l’allattamento in orario di lavoro. Poi lasciavamo i figli alle donne che se ne occupavano sino alla fine del turno. Non c’era la mensa aziendale, ma locali accoglienti dove, in pausa pranzo, consumavamo ciò che ci eravamo portate da casa”.

Il ‘padrone’ si faceva vedere?

“Il sòr Mario era sempre presente. Entrava prima di noi in fabbrica ed era l’ultimo a uscire. Non solo seguiva il lavoro, ma si informava sulle nostre famiglie e sui nostri problemi”.

Insomma, Amelia, ricordi con piacere la tua esperienza alla Spagnoli?

“Non solo perché eravamo giovani e allegre. Ma anche perché ci ritenevamo fiere di lavorare in una fabbrica che aveva verso di noi tante attenzioni”.

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