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A cura di Sandro Allegrini

Scrittore, giornalista, curatore di mostre e direttore di collane, esperto di teatro e di cinema, cultore di lingua e storia locale. Sandro Allegrini ha pubblicato studi di arte e letteratura sulla produzione di autori locali e nazionali. Dirige collane di biografie (“Umbri”), poesia, narrativa, critica e saggistica (“Lanterne”). È autore di oltre 80 volumi di storia locale e lingua perugina, editor di testi di prosa e poesia, artefice di documentari sui rioni cittadini. Membro della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, Accademico d’onore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, iscritto all’Ordine nazionale dei Giornalisti, è fondatore e coordinatore dell’Accademia del Dónca. Vincitore di premi nazionali per libri di carattere storico e biografico. Impossibile elencare tutte le sue opere. I volumi editi nel 2023 sono “Peppino Consalvi. Una vita a tutto gas” e “Mia zia Maria Callas dietro le quinte” (Morlacchi Editore).

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INVIATO CITTADINO La facciata della Chiesa dell’Università leva alta la voce della Memoria

Videoproiezione “Per non dimenticare” la Shoà

Una candela accesa sulla Cappella Vanvitelliana di Palazzo Murena. Antico convento dei Monaci Olivetani o Abbazia di Monte Oliveto Maggiore.

Aderire alla Giornata della memoria – come ricorda il rettore Maurizio Oliviero – “non significa unicamente commemorare le vite perdute, ma anche imparare dalla storia per costruire un futuro basato sulla comprensione reciproca, la tolleranza e la pace”.

Questo il succo del messaggio, rivolto non solo alla comunità studentesca, ma alla civitas perusina e al mondo.

Nel persuaso ricordo (per quanto ci riguarda, da credenti e da perugini) della figura e dell’operato di monsignor Elio Bromuri, anche in veste di titolare della pastorale universitaria che in quel sacro spazio trovò stabile ospitalità. Il nostro don Elio, che della chiesa fu rettore dal 1958, cioè da quando la Cappella (già sede di riunione del Senato Accademico) fu riconsacrata al culto.

Ricordando, e facendo propri, la riflessione sulla banalità del male di Hannah Arendt e il messaggio pacifista e nonviolento. Avvertito, fin nelle intime fibre, dalla città di Capitini.

E chi passa – da ieri sera alle 17:00 (la foto in pagina è delle 19:00) – non può gettare un’occhiata distratta su quella candela avvolta dal filo spinato. Ma deve trovarvi spunto per maturare una riflessione e una condanna.

Il filo spinato è quello della violenza cieca. La luce è il filo della memoria che non va reciso.

E cadono a proposito le parole di Oliviero, non solo uomo di sapere, ma educatore, quando afferma: “Sentiamo la responsabilità di trasmettere, alle nuove generazioni, i valori universali tramandatici dai padri costituenti, stimolando al contempo nei nostri giovani quell’autonomia di animo e di pensiero che, sorretta dal sapere e dalla ricerca, ci rende veramente e pienamente responsabili del nostro pensare e del nostro agire”. 

Ecco le riflessioni che stimola quella proiezione. Meritevole di pieno apprezzamento e matura condivisione.

Non è la prima volta che si accende questo simbolo su quella facciata identitaria. E ci aspettiamo che continui.

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