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A cura di Sandro Allegrini

Scrittore, giornalista, curatore di mostre e direttore di collane, esperto di teatro e di cinema, cultore di lingua e storia locale. Sandro Allegrini ha pubblicato studi di arte e letteratura sulla produzione di autori locali e nazionali. Dirige collane di biografie (“Umbri”), poesia, narrativa, critica e saggistica (“Lanterne”). È autore di oltre 80 volumi di storia locale e lingua perugina, editor di testi di prosa e poesia, artefice di documentari sui rioni cittadini. Membro della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, Accademico d’onore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, iscritto all’Ordine nazionale dei Giornalisti, è fondatore e coordinatore dell’Accademia del Dónca. Vincitore di premi nazionali per libri di carattere storico e biografico. Impossibile elencare tutte le sue opere. I volumi editi nel 2023 sono “Peppino Consalvi. Una vita a tutto gas” e “Mia zia Maria Callas dietro le quinte” (Morlacchi Editore).

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INVIATO CITTADINO Il rovesciamento del busto di San Giovanni Bosco: un atto vile e ignorante. Un’offesa alla città

La scultura verrà ripulita e ricollocata in sede il prossimo 31 gennaio, per la Festa del Santo

La reazione degli ex salesiani? Stigmatizzare il fatto come prova di pura imbecillità, senza calcare troppo la mano. Perché enfatizzare l’accaduto non giova all’immagine di Perugia e dei perugini.

Esiste una hot line che scalda i motori per rispondere in modo equilibrato, ma inequivocabilmente sdegnato, al gesto di qualche sciamannato nullafacente che ha compiuto una stupida provocazione. Di certo ignorandone la portata. Anche simbolica.

Rovesciare il busto di un capostipite della formazione educativa, intrisa di valori culturali, etici e religiosi è cosa gravissima. Ma ci consola la certezza che i dementi ignorassero cosa stessero facendo e chi fosse il personaggio sulla cui venerabile icona scaricavano le proprie frustrazioni. Da fatti o strafatti? Forse.

Non hanno faticato molto a entrare nello spazio sacro del monumento: è bastato scavalcare un muretto di circa mezzo metro, o la bassa ringhiera ad angolo tra viale Pellini e via don Giovanni Bosco.

Hanno poi raggiunto il busto, lo hanno tirato giù non senza difficoltà, pensando forse di asportarlo. Ma pesava parecchio e poi cosa avrebbero potuto farne? Tanto valeva buttarlo lì, tra la vegetazione. E darsela ‘coraggiosamente’ a gambe.

Ci sarebbe da perdonarli, perché non sanno quello che hanno fatto. Non solo al Santo, ma alla città. E a noi che ne difendiamo storia e identità.

Uno sfregio doppio, triplo… fate voi.

Un’offesa al cospicuo drappello di persone  e personaggi che fra i salesiani hanno trovato crescita e valori.

Indipendentemente dalle appartenenze politico-ideologiche.

Penso ad armando Catrana, missionario in Sudamerica, campione sportivo, religioso laico, rivoluzionario nonviolento (come Capitini), corifeo  del bene e della fratellanza.

Ma penso anche a Francesco Mandarini, il “presidente operaio”, comunista e presidente della Giunta Regionale dell’Umbria.

Personalità diverse, accomunate dai valori di persuasa umanità.

Ma l’offesa – anche se involontaria, da parte di questi ignorantoni – è anche al manipolo di ex freghi del Penna Ricci, luogo frequentato da tanti ragazzi perugini.

Tra essi proprio Artemio Giovagnoni, peraltro autore dell’opera. La eseguì, nel 1966,  su commissione degli ex allievi viribus unitis. E immaginiamo con quale impegno e perizia, da ex salesiano.

È da ricordare l’autentica venerazione della figura del Santo educatore da parte di  Artemio. Che si formò come ragazzo e come drammaturgo proprio al teatrino, attuale cinema S. Angelo.

Sopra quel palcoscenico si cimentò, con altri freghi, come Bicini, Cutini e altri. Furono le prime prove teatrali e di scrittura. Fu la sua vera scuola di arte teatrale, dove apprese i segreti della drammaturgia, ma anche  i parametri di una vita proba.

Questo e molto altro ci ha fatto venire in mente lo sfregio a San Giovanni Bosco. Il cui metodo educativo esce più forte da questa prova. Trovandovi conferme alla validità del proprio insegnamento. Di cui, oggi più che mai, c’è assoluto bisogno.

Il cronista si è recato sul posto, more solito, per trovare conferme e informazione. Ha avuto la fortuna di incontrare una studentessa. Si chiama Chiara. È stata una delle persone che ha cercato il busto bronzeo tra la vegetazione. L’ha trovato, caricato insieme ad altri (“pesa un botto”, mi ha detto) e conferito all’interno dell’Istituto.

Sarà una buona occasione per dargli una ripulita. E ricollocarlo. Il prossimo 31 gennaio, ricorda l’avvocato Alberto Stafficci. E sarà festa grande.

Forse anche da questo evento si può trarre qualche insegnamento. Non solo la conferma al noto brocardo, secondo il quale “la mamma del cretino è sempre incinta”. Ma anche la persuasione che il bene la vince sul male. E così sia.

E, anche se così non fosse, a noi - persuasi educatori - piace pensare che questa sia la verità.

Foto - Violenza sul busto di San Giovanni Bosco

(Foto esclusive Sandro Allegrini)

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