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A cura di Sandro Allegrini

Scrittore, giornalista, curatore di mostre e direttore di collane, esperto di teatro e di cinema, cultore di lingua e storia locale. Sandro Allegrini ha pubblicato studi di arte e letteratura sulla produzione di autori locali e nazionali. Dirige collane di biografie (“Umbri”), poesia, narrativa, critica e saggistica (“Lanterne”). È autore di oltre 80 volumi di storia locale e lingua perugina, editor di testi di prosa e poesia, artefice di documentari sui rioni cittadini. Membro della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, Accademico d’onore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, iscritto all’Ordine nazionale dei Giornalisti, è fondatore e coordinatore dell’Accademia del Dónca. Vincitore di premi nazionali per libri di carattere storico e biografico. Impossibile elencare tutte le sue opere. I volumi editi nel 2023 sono “Peppino Consalvi. Una vita a tutto gas” e “Mia zia Maria Callas dietro le quinte” (Morlacchi Editore).

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INVIATO CITTADINO Il 4° centenario dalla morte del Perugino in un manoscritto inedito di un grande direttore del MANU

Nella lettura della discendente Maria Lauretta Burini Calzoni [seconda parte]

Prosegue l'autografo di Umberto Calzoni

Come il Perugino venne colpito dalla peste

“Disgrazia volle che Pietro Vannucci, il quale trovavasi in quell’epoca ad affrescare  la chiesa di Fontignano, passò, come è detto nelle memorie dell’Agostiniano Padre Giacomo Giappesi, all’altra vita senza sacramenti perciò fu seppellito in luogo profano, distante dalla Chiesa e vicino alla strada, ov’è una quercia e al presente si vedono alcuni sassi ammassati”. 

La riesumazione

“I confratelli della Compagnia aggregata a questa Chiesa - scrive sempre il Padre Giappesi - ad istanza dei quali Pietro aveva dipinto, dopo qualche tempo lo disumarono e lo seppellirono vicino alla muraglia della Chiesa stessa”.

Pagamento del debito agli eredi del Perugino

“A conferma di tale seppellimento, si ricorda un istrumento rogato nel luglio 1924 da cui appare che, essendo i padri Agostiniani restati a dare un certo residuo per pagamento delle dette pitture, si obbligarono a versare agli eredi di Pietro dieci scudi oro di giusta grandezza e peso”.

I resti portati a Perugia e messe di suffragio…

“… e a far condurre in Perugia il cadavere di detto Pietro a proprie loro spese e di seppellirlo nella loro Chiesa di S. Agostino. E l’erede si obbligò dal canto suo per ogni impedimento e gabella di dare la cera e a far celebrare un ufficio per l’anima di detto Pietro”.

… ma la traslazione non ebbe luogo

“Che tale traslazione non abbia avuto più luogo si desume, oltreché dal silenzio delle cronache, anche da un atto notarile in cui compariva G. Battista Vannucci, in rappresentanza dei suoi fratelli Francesco e Michelangelo, a fare ai frati di S. Agostino generale quietanza di ogni dare e avere”.

Le fonti

“Oltre a questi documenti, la Commissione ebbe ad attingere notizie dal Mariotti, dal Mezzanotte, dal Massari, tutte confermanti che la morte di Pietro avvenne in Fontignano e che presso la Chiesa dell’Annunziata in detto paese fosse sepolta la salma di lui. Ebbe pure a valersi della tradizione riferita da un vecchio ottuagenario del luogo, tal Di… Caprania, la cui famiglia ab antiquo sembra essersi data cura di raccogliere cose del Perugino”.

Il racconto dell’anziano

“Il Caprania raccontava come Pietro, morto in tempo di epidemia in Fontignano, era stato sepolto senza cassa nei pressi della vecchia Chiesa dell’Annunziata e propriamente sotto a una quercia. Che poco appresso esumato e risepolto lungo il muro della detta Chiesa, in seguito all’ingrandimento di questa, era stato sepolto in un catino praticato sul vivo scoglio e così incluso dentro il sagrato della Chiesa”.

Si muove la Commissione

“Con tali notizie, il giorno 12 novembre 1902 la Commissione (composta dal signor Conte Lemmo Rossi – Scotti, prof. Ermanno de Paoli, il prof. Francesco Guardabassi, il prof. Francesco Biscarini, il prof.  d. Ettore Ruini, il dottor Romeo Gallenga- Stuart, il dott. Alessandro Bellucci, si recò, assente il Guardabassi per ragioni di ufficio, a Fontignano per procedere alle ricerche.

I risultati ottenuti vennero così descritti nella sua relazione [Qui è riportata una linea di sospensione (come dire omissis) ad indicare che la relazione non è trascritta]

Le conclusioni di Umberto Calzoni: nec adfirmare, nec refellere

“Non è nostro compito di entrare oggi nel merito della questione” [anche se Calzoni poco crede alla veridicità del rinvenimento dei resti mortali di Pietro Perugino, ndr].

Un dubbio rinvenimento.

“Fosse stato quello del presunto rinvenimento delle ossa del Perugino un atroce scherzo della posterità, come in un momento di umorismo, noi allora oseremmo scrivere, o fosse veramente una scoperta da prendersi sul serio, potranno i critici tornar sopra a esaminare e ponderare”.

Abbiamo pubblicato in merito un suo poemetto (auto)ironico, uscito dentro “Il Giornale d’Italia”, edizione del 10 maggio 1911. In cui, con spirito arguto e sornione, finge che i resti ritrovati siano quelli di un perugino, forse Calzoni stesso.

INVIATO CITTADINO Quando Umberto Calzoni ironizzò sulla presunta scoperta delle ossa del Divin Pittore Pietro Perugino

La conclusione… ironica: la jettatura che perseguita post mortem

“Di certo vi è questo – che pochi uomini egregi al pari del grande maestro di Raffaello sono stati perseguitati dopo la morte dal sarcasmo… di una jettatura feroce”.

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