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Mercoledì, 19 Giugno 2024
Inviato Cittadino

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A cura di Sandro Allegrini

Scrittore, giornalista, curatore di mostre e direttore di collane, esperto di teatro e di cinema, cultore di lingua e storia locale. Sandro Allegrini ha pubblicato studi di arte e letteratura sulla produzione di autori locali e nazionali. Dirige collane di biografie (“Umbri”), poesia, narrativa, critica e saggistica (“Lanterne”). È autore di oltre 80 volumi di storia locale e lingua perugina, editor di testi di prosa e poesia, artefice di documentari sui rioni cittadini. Membro della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, Accademico d’onore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, iscritto all’Ordine nazionale dei Giornalisti, è fondatore e coordinatore dell’Accademia del Dónca. Vincitore di premi nazionali per libri di carattere storico e biografico. Impossibile elencare tutte le sue opere. I volumi editi nel 2023 sono “Peppino Consalvi. Una vita a tutto gas” e “Mia zia Maria Callas dietro le quinte” (Morlacchi Editore).

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INVIATO CITTADINO Fermare il tempo con l’Arte di Isaia Lepore. Rami, corteccia, frutta, fiori e foglie per sempre vivi

Un processo che unisce natura, scienza, tecnologia, inventiva... da far meraviglia

Al civico 43 di via Pinturicchio esiste una bottega d’arte e d’alchimia. Ma anche un antro che unisce filosofia e riflessione esistenziale. Un luogo che assomiglia al “Mito della caverna” di platonica memoria. In quanto ci avvicina a cogliere l’essenza attraverso l’apparenza, l’universale attraverso il particolare. L’eternità attraverso il congelamento della caducità. E non sembri un’esagerazione.

 Uno strepitoso “archivio del tempo” che mantiene segnali di vita aere perennius. Un processo quasi miracoloso che conserva lo spettacolo dell’eterna freschezza.

Si chiama, appunto, La bottega dell’ultima alchimia. ‘Ultima’ perché presenta risultati “ultimativi”, ossia congelati, immutabili. O forse “ultima” per la sua originalità. Verrebbe da dire “unicità”.

Dice Isaia: “Da innamorato della natura, ho cercato di salvare dal degrado questi elementi cristallizzandoli sotto un velo di materiale di mia invenzione: una fossilizzazione che imita l’ambra, già cara agli Egizi”.

Un’ambra creata in laboratorio, non una resina fossile sedimentata in millenni?

 “Non un laboratorio con formule, sostanze ed alambicchi. La mia Officina Naturae produce ‘quadri’ non soggetti al degrado che colpisce la stessa ambra, la quale progressivamente si ammorbidisce”.

Aggiunge: “Il mio materiale è frutto di una formula segreta (e depositata con atto notarile) che discende da ricerche e sperimentazioni che la stessa scienza ha cercato di scipparmi”.

In che modo?

“Autorevoli cattedratici mi hanno chiesto dei campioni per analizzarli e studiarli. Ho però capito che intendevano impadronirsi di processi che non sono frutto del caso, ma di studi lunghi e appassionati. Mi sono chiuso a riccio, perché ciascuno deve raccogliere i frutti del proprio lavoro.  E non mi piace essere turlupinato”.

Sostiene: “Il mio Archivio del tempo è come la bella addormentata: attende un osservatore per svegliarsi e far cogliere il concetto di tempus fugit, operando un’autentica restitutio ad integrum

Come?

“Lo spettatore segue in chiave dinamica il processo diacronico, ossia lo scorrere del tempo. Opportunamente illuminato (servono ben 12 fonti di luce), quel mondo, quella sua rappresentazione sul quadro ti svela l’alba e il tramonto. Così come il passare delle ore. Percepisci il defluire dell’acqua, variamente rischiarata dal sole al suo sorgere, al mezzogiorno, al tramonto. La vedi letteralmente fluire e mutare di colore, a seconda delle ore del giorno”.

In che senso, le tue opere rimangono vive? Vuoi dire che gli acini d’uva o altri frutti non marciscono?

“Ho provato, dopo otto anni, a togliere la mia ambra: quella frutta era ancora così appetibile che è stata aggredita e mangiata da api, moscerini e altre specie. A riprova della sua sana edibilità”.

Vuoi dire che hai trovato la formula dell’elisir di eterna giovinezza?

“Non dico questo. Ma invito chiunque a fare la prova. Vedere per credere”.

Ha fatto da Beatrice, accorta mediatrice per questo incontro, la studentessa russa Stella Vesnina, amica dell’artista. Lo assiste e lo accompagna lungo l’esplorazione di queste meraviglie. Ne conosce e apprezza le opere, le tocca, dialoga con loro.

Si tratta di autentiche opere d’arte. Viventi. Da conoscere attraverso una comunicazione tattile. L’effetto congiunto di materiali assolutamente reali e naturali è strepitoso. La Bottega di Isaia merita proprio  una visita.

Racconta, senza millanteria: “Anche al sindaco Andrea Romizi ho spiegato il mio lavoro e lo ha grandemente apprezzato”.

Foto - In via Pinturicchio, La bottega dell’ultima alchimia

(Foto esclusive Sandro Allegrini)

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