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A cura di Sandro Allegrini

Scrittore, giornalista, curatore di mostre e direttore di collane, esperto di teatro e di cinema, cultore di lingua e storia locale. Sandro Allegrini ha pubblicato studi di arte e letteratura sulla produzione di autori locali e nazionali. Dirige collane di biografie (“Umbri”), poesia, narrativa, critica e saggistica (“Lanterne”). È autore di oltre 80 volumi di storia locale e lingua perugina, editor di testi di prosa e poesia, artefice di documentari sui rioni cittadini. Membro della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, Accademico d’onore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, iscritto all’Ordine nazionale dei Giornalisti, è fondatore e coordinatore dell’Accademia del Dónca. Vincitore di premi nazionali per libri di carattere storico e biografico. Impossibile elencare tutte le sue opere. I volumi editi nel 2023 sono “Peppino Consalvi. Una vita a tutto gas” e “Mia zia Maria Callas dietro le quinte” (Morlacchi Editore).

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INVIATO CITTADINO Oggi è la Festa di Ercolano “dell’Università”

Ecco il perché della doppia celebrazione (1° Marzo e 7 novembre)

La prima ricorrenza è quella che ricorda la facies “da combattente”, meno estatica, più cruenta: coincide con la sassaiola in via Campo Battaglia. In questo caso, si ricorda il santo guerriero. Figura che verrebbe evocata anche dal nome che si richiama alla forza del semidio Hercules.

La seconda è soprattutto legata all’università, nel cui simbolo Ercolano compare a fianco del Grifo coronato (a questo si riferiscono le varie foto, proprietarie, in gallery).

Quanto al 1° marzo, l’eziologia della festa di Ercolano, vescovo di Perugia e defensor civitatis, si ricollega all’epica resistenza all’assedio di Totila e dei Goti, con l’aneddotica del vitello sazio di grano lanciato dagli spalti e del “chierico traditore”, rappresentato anche fra i personaggi della Fontana Maggiore.

Il ‘chierico traditore’ sulla Fontana di Piazza. Significa che l’aneddoto era specialmente sentito, tanto che il Comune di Perugia ne commissionò esplicitamente ai Pisano la statuina che lo ricorda.

Forse un vezzo/vizio dei perugini? Ossia quello di attribuire costantemente ad altri le ragioni della propria sconfitta. Accade anche per l’ingresso degli Svizzeri (1859) da Porta San Costanzo.

Il martirio di Ercolano sarebbe avvenuto il 7 novembre che è dunque dies natalis, ossia il giorno della morte terrena che coincide con quello dell’elevazione alla vita eterna in paradiso.

Una grande confusione. Ma la figura di Ercolano vescovo fu anche confusa con quella di un omonimo, la cui festa cadeva il 1° marzo. Da qui la doppia ricorrenza. Che va dunque ricondotta a un equivoco e a una sovrapposizione tra due personaggi diversi.

Ma ci fu chi mise le cose a posto. Nel 1940, l’arcivescovo monsignor Rosa rimise ordine tra le date, stabilendo che il 7 novembre è la festa di S. Ercolano, vescovo e martire, mentre il 1° marzo si ricorda la prima traslazione delle sue reliquie, avvenuta nel 723.

Come dicevano gli antichi: ex pluribus unum

Porta il suo nome la chiesa sorta sul luogo del martirio. Ercolano decollato, scuoiato e gettato dalla parte più alta del muro di via Marzia. È luogo sacro alla città, ma anche il più laico dei luoghi di culto.

Perché il Tempio di Ercolano è chiamato “chiesa del Comune”?

Sembra una contraddizione, ma è proprio così. Infatti – e non è elemento da trascurare – il Tempio di Ercolano non appartiene alla curia, ma al Sodalizio di San Martino (santo di cui ricorre, a  breve, la festa: l’11 novembre).

Il ruolo meritorio del Comitoli. Una chiesa che conobbe degrado e rovina di strutture e arredi, finché il vescovo spoletino Napoleone Comitoli spese energie e denaro per riportare a dignità quel tempio collabentibus parietibus, ossia con le pareti vacillanti.

Il ritratto austero di quel prelato (foto esclusiva) è esposto nella controfacciata della chiesa e sembra osservare severo quanti, ancor oggi, godono del suo lavoro di restitutio ad integrum.

Ricordando il Rettore don Elio Bromuri. In occasione della Festa, (perugina, peruginissima) mi piace ricordare le parole dell’indimenticabile amico monsignor Elio Bromuri, che fu rettore della chiesa ottagonale.

Lo sentii dire, e mi piace citarlo: “La città intera e l'Università, in questo giorno, celebrando il proprio Patrono, esaltano anche la propria civiltà, che ha radici antiche, e riflettono sulla necessaria assunzione di responsabilità nei confronti del futuro”.

E concludere: “Il ricordo di sant'Ercolano e della vicenda che ha riguardato il popolo perugino arricchisce e allarga lo spazio della comprensione e del valore di Perugia. Una festa, dunque, da celebrare con sobria solennità”.

Letto, condiviso e sottoscritto.

Foto - 7 novembre: Festa di Ercolano “dell’Università”

(Foto esclusive Sandro Allegrini)

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