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A cura di Sandro Allegrini

Scrittore, giornalista, curatore di mostre e direttore di collane, esperto di teatro e di cinema, cultore di lingua e storia locale. Sandro Allegrini ha pubblicato studi di arte e letteratura sulla produzione di autori locali e nazionali. Dirige collane di biografie (“Umbri”), poesia, narrativa, critica e saggistica (“Lanterne”). È autore di oltre 80 volumi di storia locale e lingua perugina, editor di testi di prosa e poesia, artefice di documentari sui rioni cittadini. Membro della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, Accademico d’onore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, iscritto all’Ordine nazionale dei Giornalisti, è fondatore e coordinatore dell’Accademia del Dónca. Vincitore di premi nazionali per libri di carattere storico e biografico. Impossibile elencare tutte le sue opere. I volumi editi nel 2023 sono “Peppino Consalvi. Una vita a tutto gas” e “Mia zia Maria Callas dietro le quinte” (Morlacchi Editore).

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INVIATO CITTADINO Dallo Scriptorium di Monteripido al Méliès dei Cinegatti. Una giornata tutta pasoliniana

Celebrati i 60 anni del film “Il Vangelo secondo Matteo”

Dopo la mostra presso la Sala Baratta del Convento di Monteripido, con la copia della sceneggiatura originale del film, ieri, a Perugia, un’intera giornata dedicata al cinema di Pasolini.

Nella Biblioteca del Convento, una interessantissima tavola rotonda. A confrontarsi: Tonio Dell’Olio (Presidente della Pro civitate christiana), Michele La Rocca (antropologo e autore del libro “La dimensione del sacro nel film Il Vangelo secondo Matteo”), Fabio Melelli (storico del cinema), e Francesca Tuscano (saggista e uno dei massimi esperti del mondo pasoliniano).

A completare il quadro, la proiezione a ingresso libero, alle 21:00 al cinema Méliès di Cinegatti, de Il Vangelo secondo Matteo. Preceduta da una snella introduzione di Michele La Rocca.

Il film – premette Dell’Olio – nasce nel clima dell’ascolto del Concilio Vaticano II (e non è un caso che proprio a lui compaia un esergo con dedica). Dal dialogo fra appartenenze e culture scaturiscono stima reciproca e perfino amicizia.

L’assessore Leonardo Varasano, nel saluto iniziale, rileva come Perugia celebri il doppio compleanno dell’autore e della sua opera che conta ben 60 anni di vita.

Il presidente della Pro Civitate sottolinea i meriti di chi lo ha preceduto nell’aver “provocato”, nel 1962, la nascita di questa proficua sinergia.

Francesca Tuscano rileva che il sacro nell’ideologia pasoliniana va traguardato attraverso due filtri.

Il primo è quello di natura antropologica (Pasolini si era formato alla scuola di De Martino). Per Pasolini il precapitalismo assume carattere di sacralità. E cita la contrapposizione tra Medea e Giasone: la prima appartiene all’a-logos, mentre il secondo è tutto nel logos.

Il secondo filtro è quello della parresia. Ossia la franchezza, il diritto-dovere di dire la verità.

E la dimensione del sacro è identificabile nella trilogia Vangelo-Teorema-Porcile. Avventura preparata da Accattone.

Lo storico del cinema Fabio Melelli cita le ascendenze culturali e, nel contempo, l’originalità, la modernità di approccio al mezzo, la creazione di una grammatica irrituale e moderna nel linguaggio cinematografico.

Si sofferma sull’utilizzo di attori non professionisti (pur ponendosi fuori della corrente del neorealismo) che consentiva un doppiaggio in post produzione, sfruttandone le potenzialità espressive e la naïveté.

Anche le tecniche di ripresa (pur potendo valersi di un direttore della fotografia smaliziato come Tonino Delli Colli) ricorrono al primissimo piano, in direzione della ricerca di una sintassi inedita e spiazzante.

Quindi lo stesso Dell’Olio cita i rapporti intessuti da Pasolini con Centro Cattolico Cinematografico e Melelli rileva i problemi censori che affliggevano i cineasti nel periodo, creando preoccupazione e perdite nei produttori, all’epoca ardimentosi e disposti a metterci del loro.

La Rocca, autore del libro, parla dei luoghi reali nei quali si girò. Con particolare riguardo ai sassi. Sottolineando che Pasolini rifiutò di girare nei luoghi reali degli eventi perché irreversibilmente cambiati.

Le riprese furono effettuate proprio all’epoca dello sfollamento dei Sassi, quando Matera venne definita “vergogna nazionale”. Pasolini ne fu scioccato e scelse quei luoghi proprio per la loro crudezza. Ritenuta set ideale per raccontare il martirio della Croce.

Conclusione unanime dei relatori sull’auspicio che il film – come desiderava Pasolini – meriterebbe di essere proiettato nelle sale parrocchiali. Se ancora ce ne fossero.

Foto - Dallo Scriptorium di Monteripido al Méliès dei Cinegatti. Una giornata pasoliniana

(Foto esclusive Sandro Allegrini)

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