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A cura di Sandro Allegrini

Scrittore, giornalista, curatore di mostre e direttore di collane, esperto di teatro e di cinema, cultore di lingua e storia locale. Sandro Allegrini ha pubblicato studi di arte e letteratura sulla produzione di autori locali e nazionali. Dirige collane di biografie (“Umbri”), poesia, narrativa, critica e saggistica (“Lanterne”). È autore di oltre 80 volumi di storia locale e lingua perugina, editor di testi di prosa e poesia, artefice di documentari sui rioni cittadini. Membro della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, Accademico d’onore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, iscritto all’Ordine nazionale dei Giornalisti, è fondatore e coordinatore dell’Accademia del Dónca. Vincitore di premi nazionali per libri di carattere storico e biografico. Impossibile elencare tutte le sue opere. I volumi editi nel 2023 sono “Peppino Consalvi. Una vita a tutto gas” e “Mia zia Maria Callas dietro le quinte” (Morlacchi Editore).

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INVIATO CITTADINO Conclusione del Ramadan. La comunità bangladese si coagula intorno al Caffè Vannucci

Un incontro molto sentito da un popolo che mantiene un persuaso spirito di appartenenza

Sono venuti anche da Roma, ma soprattutto dalle città dell’Umbria (Spoleto, Todi, Marsciano, Deruta) dove hanno messo solide radici.

Lavorano in agricoltura, nella ristorazione e nei servizi. La prima è un’attività tipica del loro Paese. Quanto alla seconda, si può dire che non ci sia bar o ristorante perugino in cui, al bancone o in cucina, non sia attivo uno o più esponenti della comunità bengalese.

Che si conferma coesa, solidale, aperta alle altre culture. Fedele a comportamenti ispirati a valori di socialità e onestà.

Dice un suo membro: “La prima cosa che ci chiedono i genitori quando mandiamo i soldi a casa è il modo in cui ce li siamo guadagnati. Li accettano solo se il denaro è di provenienza onesta”.

Si adattano a svolgere qualunque compito, purché dignitoso. Ad esempio, hanno appreso il lavoro di ceramisti e nel derutese ce ne sono di apprezzatissimi.

Sono mussulmani convinti, ma ricordano che nel loro Paese ci sono cristiani, induisti, buddisti, che convivono pacificamente.

Non hanno in Centro una loro moschea, ma frequentano quella di via Settevalli. Seguono l’Imam Zaynab Khalil, presidente della comunità islamica di Perugia.

La rottura del digiuno costituisce un momento importante. Rispondono alle nostre curiosità spiegando che nelle ore di astensione non si mangia, non si beve, non si prendono nemmeno le medicine fino al tramonto. Si chiama Iftar il pasto serale quando rompono il loro digiuno al tramonto, proprio al momento del maghrib adhan prima della preghiera di Maghrib, durante il mese islamico del Ramadan. Ma poi, alla fine del Ramadan, è festa grande. E così è stato. Anche fra i travertini della Vetusta.

I palloncini riportano la scritta  Eid Mubarak che significa “buona festa”.

Ieri, al Caffè Vannucci 2, abbiamo notato un via vai ininterrotto di persone. Membri della loro comunità, molti in abiti etnici, ma anche ospiti italiani, accolti con entusiasmo. Un loro amico è l’immobiliarista Vittorio Settequattrini, che ha assecondato la nascita del Vannucci 2, sorto dalle ceneri della boutique Buonumori. Ma intrattengono anche eccellenti rapporti con politici come Romizi e  Pastorelli, o con pastori d’anime come don Saulo Scarabattoli, con membri dell’Arma dei Carabinieri.

Offrono cibi del loro Paese che loro stessi hanno portato. Gli adulti parlano, i bambini giocano. Un clima affettuoso e amichevole. Senza fanatismi. Ma nella convinzione che si possono/devono mantenere memorie e identità. Per non rinunciare ad essere se stessi.

Foto - La comunità bangladese si coagula intorno al Caffè Vannucci

(Foto esclusive Sandro Allegrini)

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