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Giovedì, 13 Giugno 2024
Inviato Cittadino

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A cura di Sandro Allegrini

Scrittore, giornalista, curatore di mostre e direttore di collane, esperto di teatro e di cinema, cultore di lingua e storia locale. Sandro Allegrini ha pubblicato studi di arte e letteratura sulla produzione di autori locali e nazionali. Dirige collane di biografie (“Umbri”), poesia, narrativa, critica e saggistica (“Lanterne”). È autore di oltre 80 volumi di storia locale e lingua perugina, editor di testi di prosa e poesia, artefice di documentari sui rioni cittadini. Membro della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, Accademico d’onore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, iscritto all’Ordine nazionale dei Giornalisti, è fondatore e coordinatore dell’Accademia del Dónca. Vincitore di premi nazionali per libri di carattere storico e biografico. Impossibile elencare tutte le sue opere. I volumi editi nel 2023 sono “Peppino Consalvi. Una vita a tutto gas” e “Mia zia Maria Callas dietro le quinte” (Morlacchi Editore).

Inviato Cittadino

INVIATO CITTADINO Ciao, dottoressa, ci mancheranno il sorriso e la tua garbata ironia

Se n’è andata in punta di piedi Maria Vittoria Caldari, colonna della storica farmacia dell’Elce

A tutti nota per il suo tenace attaccamento al lavoro. Vissuto con spirito di servizio e sicura affidabilità.

Tutte le mattine, puntuale, dietro al bancone, dignitosa ed elegante, a svolgere un preciso compito di accoglienza. E di professionale consulenza.

Il suo primo scopo era quello di rassicurare, consigliare, sdrammatizzare.

Serviva anche il farmaco, certamente. Ma, più che altro, aveva ormai assunto un ruolo di coordinamento, di attenzione. E di formazione. Sono stati tanti, infatti, i giovani passati per il tirocinio in quella farmacia. Con loro, la dottoressa Maria Vittoria aveva un tono affettuoso, ma anche rigoroso, autorevole. Le bastava un’occhiata di disapprovazione. E tutti capivano al volo. Pronta al consiglio, ma anche al rimprovero, se le cose non venivano fatte come si deve. E veniva ricambiata con rispetto e attenzione da questi giovani, desiderosi di apprendere il mestiere. Non solo imparare a erogare medicine.

Personalmente la conoscevo da decenni e mi permettevo di scherzarci, sempre con rispetto. Ne stimolavo le risposte pepate. E lei stava al gioco. Insomma, non si tirava indietro, rispondendo a battuta con battuta.

Di solito esordivo con “Saluto la dottoressa più ricca di Assisi”. Lei rispondeva “Di Rivotorto. E poi non è vero che sò ricca”.

Poi le ‘provocazioni’: “Dottoré, come andiamo con le influenze? Vanno via antibiotici e vitamine?”.

“Professó, lasci stare. Col covid è andata bene ma, con tutte queste mascherine, l’influenza è calata”.

E via di questo passo. Giocando, col male, per esorcizzarlo, sul filo dell’ironia e con l’auspicio che la malattia si tenesse alla larga da tutti.

Era anche religiosa, la dottoressa. In più di un’occasione abbiamo fatto un riferimento non solo a San Francesco. E non poteva essere diversamente. Ma anche alla Beata Vergine, cui credo fosse particolarmente devota. Come ogni mamma verso la Mamma di tutti. Lo testimonia anche quel bel quadro dietro al bancone.

Il suo spirito giocoso, e gioioso, era transitato (col dna, con l’educazione?) anche nel figlio Pierpaolo Romozzi. Anche lui servizievole, disponibile, cordiale. Sempre una battuta sull’attualità, sul giornalismo (nominava spesso l’assisiate Diego Aristei, del Corriere). E io rispondevo cordialmente, spesso anche con un riferimento all’animalismo, di cui Pierpaolo è persuaso corifeo. Questione di sensibilità, di cui lui è ampiamente dotato. E ho anche notato un grande rispetto verso la mamma: cosa che ritengo sempre lodevole.

Da oggi dovremo fare a meno della dottoressa Vittoria. Ci mancheranno la sua cordialità e il suo buon senso.

Ci mancherà, soprattutto, il farmaco più potente: fatto di parola, di empatia, di conforto. Quello che fa bene all’anima. Prima di tutto.

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