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A cura di Sandro Allegrini

Scrittore, giornalista, curatore di mostre e direttore di collane, esperto di teatro e di cinema, cultore di lingua e storia locale. Sandro Allegrini ha pubblicato studi di arte e letteratura sulla produzione di autori locali e nazionali. Dirige collane di biografie (“Umbri”), poesia, narrativa, critica e saggistica (“Lanterne”). È autore di oltre 80 volumi di storia locale e lingua perugina, editor di testi di prosa e poesia, artefice di documentari sui rioni cittadini. Membro della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, Accademico d’onore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, iscritto all’Ordine nazionale dei Giornalisti, è fondatore e coordinatore dell’Accademia del Dónca. Vincitore di premi nazionali per libri di carattere storico e biografico. Impossibile elencare tutte le sue opere. I volumi editi nel 2023 sono “Peppino Consalvi. Una vita a tutto gas” e “Mia zia Maria Callas dietro le quinte” (Morlacchi Editore).

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Saluto di accoglienza dell’assessore Leonardo Varasano che, sebbene indisposto, non è voluto mancare a questo incontro lungamente atteso.

Varasano nota come questo libro, Vita mia, costituisca un messaggio intimo di dolore personale e universale. E, nello steso tempo, una testimonianza di impegno civile. Ricordando la presenza in sala di Marco Terzetti, in rappresentanza dell’ANEI (Associazione Nazionale ex Internati nei Lager nazisti), che tanto si adopera per aiutare a “tirar fuori” i ricordi. Troppo spesso celati, per pudore, imbarazzo, riservatezza.  E spende parole di elogio per la fierezza con cui i genitori dell’autrice, sebbene interrogati separatamente, abbiano difeso coerentemente ideali e dignità. In assoluta, spirituale sintonia.

Introduzione amichevole di Annamaria Romano cui si deve l’idea e l’organizzazione dell’evento.

Il professor Simone Casini cita il libro La nave per Kobe (2002) e sostiene come Vita mia ne costituisca il completamento, lungamente atteso e certamente necessario, in quanto completa la trilogia dell’infanzia. Ponendosi come prototipo di memorie familiari condivise.

“Sì, memoria come resistenza, come dovere di testimonianza”, assevera Maraini. Che ricorda come abbia da sempre amato la storia. Anche quando narrata alla maniera di Erodoto, logografo che riferisce vicende, tingendole di aneddoti e colori.

“Oggi – prosegue – soffiano venti di guerra che rischiano di annebbiare le coscienze. C’è il concreto pericolo che trionfi l’irrazionalità. Perché la convivenza nasce dalla ragione, dal buon senso, dal rispetto della diversità”.

Quanto all’esperienza nel Paese del Sol Levante, racconta: “Eravamo perfettamente integrati nella temperie umana e culturale del Giappone, grazie all’apertura mentale di mio padre, antropologo. Possedevo la lingua giapponese, le storie, il mito, le canzoni di quell’universo. In casa, parlavamo poco in italiano. Ero felice di vivere in un mondo improntato a gentilezza, rispetto della natura, intima religiosità, tolleranza. Pensavo in giapponese”.

Poi una lunga diegesi sui momenti di dolore. Quando vengono imprigionati e costretti a ristrettezze alimentari “La fame, che oggi non sappiamo cosa sia. Il nostro essere ridotti a larve. Affetti da malattie e parassiti: scorbuto, pellagra, anemia perniciosa, con epistassi e sanguinamenti dalle gengive, per avitaminosi, pulci e pidocchi. Mangiavamo rifiuti, topi, lische di pesce ridotti a un blob colloso e ributtante”.

“Il sadismo dei carcerieri che infliggevano punizioni e sofferenze, come quella di mostrarci lettere dei nostri cari e strapparle, anziché consegnarcele”.

Poi l’episodio dell’automutilazione del padre. Che si mozza un dito e lo lancia contro il capo dei carcerieri. A dimostrazione del proprio coraggio, nel rispetto dell’etica samurai.

Quindi le bombe, i terremoti, le sofferenze fisiche e morali. Fino alla conclusione della guerra e l’annuncio dell’Imperatore nella lingua arcaica. Tanto che i contadini si riversano in massa nel campo per farsi spiegare dagli studiosi dell’antica lingua il senso di quelle parole.

Una riflessione anche sul rapporto con la morte. Non solo in omaggio allo shintoismo, il culto degli antenati, sentiti come vivi e presenti. Musica per le orecchie di tanti perugini che conoscono la teoria della compresenza capitiniana. La tolleranza interreligiosa, il politeismo sereno e accettato. La presenza femminile nella religione.

Infine, su domanda di Annamaria, una riflessione sulla Sicilia di ieri e di oggi. Bellissima e divorata dai Ciancimino. Con Buscetta e il Sessantotto che imprimono la svolta. E il suo cambiar pelle con la droga, gli appalti, la finanziarizzazione internazionale.

E Fausto Cardella, che di questa materia è maestro, annuisce convintamente.

Le letture, in apertura e chiusura, della bibliotecaria Sandra Fuccelli, costituiscono un valore aggiunto in un pomeriggio di cultura e socialità.

Questo il succo di un incontro che è da accreditare ai momenti alti della civitas perusina.

Foto - Dacia Maraini ai Notari per presentare "Vita Mia"

(Foto Sandro Allegrini)

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