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Il blog di Franco Parlavecchio - Stupratori, violenti e stalker: la giustizia non difende le vittime

"Curatemi!" Questa la parola usata dal pedofilo arrestato l’altro giorno a Milano dopo aver abusato di una tredicenne.
Non parliamo di un episodio isolato, che comunque ha l’effetto di rovinare la vita di una persona per sempre, ma di un soggetto che era stato già condannato a 12 anni, scontandone solo 8, per una ventina di violenze sessuali su minorenni.
Ad un soggetto del genere è stata offerta l’opportunità di ritornare ad una vita “normale”, assunto come barista per un’azienda di catering e con una fidanzata al suo fianco, intenzionato a sposarla. Sembra assurdo come sembri più semplice pensare una vita sociale per un delinquente piuttosto che per una persona che abbia trascorso anni sui libri a studiare. 

"Pensavi di esserti liberata di me? Sono fuori, ho vinto io"
Questa è la telefonata di sfida di uno stalker alla sua vittima. Lui è tornato libero dopo aver per mesi reso la vita impossibile a lei e alla figlia, con la quale aveva avuto una relazione. L’uomo che la donna credeva in galera è stato rimesso in libertà con il solo divieto di avvicinamento alle vittime, impostogli dall’autorità giudiziaria. 
Il copione si ripete spesso nelle vicende come questa. La relazione finisce e le persecuzioni tengono sotto scacco le donne oggetto delle attenzioni degli stalker. Sono costrette a cambiare abitudini, a vivere nella paura, senza potersi rifare una vita.

E poi un terzo episodio, sempre avvenuto negli ultimi giorni. Ad un mese di distanza dal soffocamento della sua fidanzata, un uomo potrà godere degli arresti domiciliari nella casa dei suoi genitori. Lui, reo confesso, esce dal carcere per tornarsene tranquillamente a casa.
E’ stato concesso un beneficio senza senso che fa sentire impotenti e pieni di rabbia coloro che hanno cercato di proteggere la donna: i suoi genitori, gli amici... Una decisione che somma dolore al dolore.
Io non credo che esistano cure per questi delinquenti ma sicuramente ci sono rimedi per proteggere chi si trova in balia di tali soggetti, sottraendo loro ogni possibilità di contatto sociale.
In questi casi la riabilitazione del colpevole sembra quasi un inutile esercizio, mentre sarebbe indispensabile una bella cura ricostituente per la nostra giustizia. 
Il problema, a questo punto, non sta solo nella certezza della pena ma nell’esistenza stessa di uno Stato di diritto.
Come si fa a pensare di riabilitare una persona che ha reiterato il proprio reato in modo assolutamente tranquillo e ragionato?

Tre episodi significativi nel giro di qualche giorno ma simbolici di un sistema ancora poco propenso a proteggere i più deboli. 
Non esistono risarcimenti, non sarebbero sufficienti, perché moralmente la vita delle vittime sarà sempre segnata da un molestatore seriale e da un molestatore istituzionale che non è riuscito a proteggerle.

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