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Il blog di Franco Parlavecchio - Quei mitici anni '80 e '90: la musica, le icone rock e i grandi cambiamenti

Ora più che mai ci accorgiamo di quanto sia stato traumatico il passaggio tra gli anni '80 e i '90. Mentre li stavamo vivendo (per chi li ha vissuti…)  non ne eravamo consapevoli ma ora quelle differenze sono più che mai evidenti e tuttora ci condizionano.

Si parlava di anni di plastica quando si descrivevano gli 80. Erano i momenti della crescita e dell’indebitamento pubblico, dell’ostentazione, dello spreco ma anche del divertimento e dell’allegria; si percepiva un generale benessere e tutto ne era fortemente condizionato.

Anche la musica viene suggestionata dai tempi e in alcuni casi al contrario ne condiziona gli usi, i costumi e gli umori.  Basta guardare agli anni '70, quelli della protesta e della ribellione, che si spostavano tra il punk e le influenze rock post Woodstock.

Poi sono arrivati i '90, che rispetto ad ora sembrano anni bellissimi, ma in realtà si percepiva forte quel cambiamento misto a pessimismo. Quasi tutte le icone musicali degli anni '90 non hanno fatto una bella fine, anche se con tempi diversi. Forse il genere musicale socialmente più  rappresentativo è stato il grunge, nato in quel di Seattle, quello dei ragazzi anticonformisti con i camicioni a quadri di cui ottimo esempio cinematografico è stato il film Singles.

Quella generale depressione mista a sfiducia è stata uno dei leitmotiv dei Nirvana, il cui leader Kurt Cobain fu uno dei rappresentanti chiave, con il suo quasi annunciato suicidio.  Poi è stata la volta del cantante degli ottimi Alice in Chains, Layne Staley nel 2002, suicida nella sua casa dopo una overdose, poi il leader degli Stone? Temple Pilots Scott Weiland nel 2015. Erano rimasti immuni i Soundgarden ma da poco ha sorpreso tutti il suicidio del grande Chris Cornell.  Fino alla morte di questi giorni del cantante dei Linkin Park (un amico mi diceva “forse ha riascoltato il loro ultimo disco…) battute a parte, un gruppo che nasce new metal e che aveva preso un percorso diverso, più rilevante nel 2000.

Dei gruppi più influenti gli unici a rimanere fuori da questo contesto tragico sono stati i Pearl Jam, per fortuna, direi. Ma questa tragica escalation in buona parte è stata cantata in quei brani densi di pathos, e non è casuale. La musica anni '80 non era rappresentata da santarelli, anzi, giravano spesso droghe di ogni tipo, basti pensare ai mitici Aerosmith, ma i messaggi erano sempre positivi.

Potreste immaginare un’icona degli '80 come Bon Jovi, sopravvissuto a tutte le stagioni, pensarlo suicida?  O magari i Duran Duran?  Ma anche gli stessi gruppi hard rock e metal non propagavano messaggi decadenti, anzi, si divertivano eccome.  Se penso ai Poison gli argomenti erano tanto banali quanto sorridenti.

Forse avremmo bisogno di un breve ritorno a quelle immagini positive, magari con qualche sprazzo di impegno sociale, ma mai noiose per rilanciare non solo la qualità delle nostre orecchie con della buona musica, ora molto latitante, ma anche per riaccendere i nostri sorrisi che rimangono troppo spesso spenti.

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