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Il blog di Franco Parlavecchio - Quel rottamatore di Renzi che riesuma dalle ceneri i vecchi che aveva rottamato

Che noia, ogni volta la stessa storia! Si avvicina il voto e qualcuno cerca di rimettere insieme tutte le anime del centro sinistra. E’ come se si volesse riaggiustare un asteroide appena esploso: impossibile.

Che noia, ogni volta la stessa storia! Si avvicina il voto e qualcuno cerca di rimettere insieme tutte le anime del centro sinistra. E’ come se si volesse riaggiustare un asteroide appena esploso: impossibile. Quella voglia di tenere in mano una bandierina anche se vale lo 0,5%, magari utile per contrattare qualche posto in Parlamento, è un vizio molto trasversale ma non so perché, a sinistra fa più rumore.

Questa volta il pontiere ha un nome e cognome, Piero Fassino, incaricato da Matteo Renzi di incontrare e dialogare con tutti i pezzi fuoriusciti dal Pd o mai entrati, per ricomporre una coalizione che possa funzionare per racimolare qualche voto in più, dopo l’approvazione di una legge elettorale che è esattamente il contrario della sintesi della governabilità.

E soprattutto dopo che per anni ci è stato detto in tutte le maniere che la strada intrapresa era quella della formazione di due grandi poli, o tre, senza più cespugli litigiosi intorno Il garante di un possibile accordo si chiama Romano Prodi. Prodi? Scusate devo riavvolgere il nastro perché c’è qualcosa che non mi torna. In quale anno ci troviamo?

In sintesi, il rottamatore Matteo Renzi, sull’orlo della disperazione, rimangiandosi tutti gli slogan che l’hanno portato a diventare leader, riesuma dalle ceneri i vecchi che aveva rottamato, per aiutarlo a ricomporre ciò che aveva appena distrutto. Scusate ma proprio non capisco. Addirittura si è parlato anche di una possibile Lista Prodi da presentare alle elezioni, progetto naufragato. E guarda caso le risposte come al solite sono tutte diverse; Pisapia dice di sì; Fratoiannni dice di no, Bersani dice di… forse. 

Io credo che il tempo dell’Ulivo, progetto che era riuscito a coinvolgere una coalizione diversificata ma con un programma di Governo, sia finito; come anche è finito l’entusiasmo che aveva portato a far nascere il Partito Democratico come grande disegno inclusivo di un centro sinistra vivo. Questi ritorni di fiamma, ora, rischiano di far bruciare anche le migliori intenzioni. 

La rottura non è un problema odierno ma il risultato di scelte troppo distanti su temi come il lavoro, la scuola e le riforme, accompagnate dalla troppa referenzialità di alcuni leader che non scendono mai dal piedistallo.

In tutta questa rissa è passata quasi inosservata la notizia che il Cinque Stelle Di Battista, guarda caso proprio l’anima più a sinistra dei grillini, ha deciso di non ricandidarsi alle prossime elezioni politiche. Desidera scrivere libri e girare il mondo.   Beato lui che se lo può permettere…senza bisogno di litigare.

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