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Il blog di Franco Parlavecchio - Se il problema delle femministe è la pubblicità di Intimissimi

Sicuramente non sarà passata inosservata la pubblicità di Intimissimi che campeggia sui cartelloni di tutta Italia, uno tra i cartelloni pubblicitari più chiacchierati della primavera 2017. La protagonista è una modella russa, Irina Shayk, che a sua insaputa è diventata oggetto di una campagna di protesta da parte di un’associazione femminista, poi sfociata nell'attacchinaggio di adesivi che hanno coperto il decolleté di Irina, con la scritta “anche questa è violenza”.

Le donne di questa associazione non hanno tutti i torti, il corpo femminile è spesso usato ed abusato per promuovere qualsiasi prodotto commerciale o per alzare l’audience di un programma televisivo. Ogni occasione è buona per mettere in mostra.

Il problema è che questa volta viene pubblicizzato un reggiseno e sembra difficile riuscire a promuoverlo senza esibire un corpo di donna, in apparenza particolarmente perfetto anche se magari non del tutto reale. E’ vero, in Italia spesso si è esagerato con il mostrare il corpo femminile a tutti i costi, soprattutto nelle pubblicità; basta guardare la televisione di altri Paesi europei per accorgersi della differenza. Stento a credere che i nostri cugini europei abbiano potuto vedere un corpo di donna per pubblicizzare del silicone sigillante...

Sicuramente questi modelli, che sembrano perfetti, portano a convinzioni illusorie e fuorvianti, in particolare alle giovanissime. È la ripetizione di quel "vorrei ma non posso" che spesso porta alla conseguenza, nel peggiore dei casi drammatica, di voler raggiungere una perfezione impossibile. Dovremmo ricordare loro che quegli stessi modelli sono prima di tutto donne e donne normali.

La pubblicità crea un forte condizionamento sociale soprattutto se ha un buon ritorno dal punto di vista commerciale. In realtà c’è anche chi ha utilizzato per la propria campagna pubblicitaria dei corpi “normali”, valorizzandone le differenze, ma comunque li ha svestiti per attirare l’attenzione. Può definirsi violenza? La violenza di genere si fomenta anche in questo modo?  Non so se possano esserci delle dirette correlazioni ma ciò che risulta sempre più evidente è la necessità di un profondo cambiamento dell’approccio culturale. Ma l’approccio utilizzato è quello stesso della marca di patatine che ha utilizzato Rocco Siffredi come testimonial; in questo caso poche polemiche e più sorrisini. O quello che ha svestito David Beckham per Armani nelle gigantografie dei palazzi di Milano. Anche in quel caso non ho riscontrato alcuno sdegno.


Intimissimi vuole vendere un prodotto ed utilizza correttamente i mezzi a sua disposizione. Inoltre non ha utilizzato una modella denutrita confermando modelli poco sani; al contrario propone l’immagine di donna libera di essere e fare delle scelte. La critica in generale potrebbe essere corretta ma è sbagliato il contesto. La prossima volta, per pubblicizzare un reggiseno, chi possiamo chiamare?

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