rotate-mobile
L'avvocato risponde

Opinioni

L'avvocato risponde

A cura di Isabella Tonzani

Figli "naturali" a breve parificati ai "legittimi". Il genitore allevatario ha diritto al rimborso delle spese sostenute fin dalla nascita

Il genitore che ha allevato il figlio naturale ha diritto di ottenere il rimborso spese, pro quota,da parte dell'altro genitore, calcolato a partire dal giorno della nascita del figlio. E'prossima l'approvazione del disegno di legge che parificherà lo stato di "figlio naturale" a quello di "legittimo".

 IL QUESITO: Carla V. ci scrive per esporre un caso particolare. Tre anni fa, da una relazione poi finita, ha avuto un bambino che ha mantenuto integralmente da sola in quanto il padre del bambino, che pure lo ha riconosciuto, non ha mai voluto contribuire. Ora, anche a causa della difficile situazione economica, un ulteriore aiuto sarebbe per lei importante. Carla ha, quindi, intenzione di citare in giudizio il padre del bambino e vorrebbe sapere che tipo di diritti può far vale.

COSA DICE LA LEGGE: I figli c.d. "naturali" sono quelli nati fuori del matrimonio dei genitori, ossia quelli nati da coppie non sposate (coppie di fatto), quelli nati da genitori adulterini (quando uno dei genitori è sposato con un altra persona) e quelli incestuosi (nati da genitori legati da vincolo di parentela in linea retta all’infinito, in linea collaterale fino al secondo grado, e di affinità in linea retta).

Attualmente la "filiazione naturale" è disciplinata negli artt. 250 e seguenti del codice civile.

I figli naturali hanno diritto ad essere riconosciuti dai genitori: quando il genitore riconosce il figlio assume, verso di lui, tutti gli oneri e obblighi che avrebbe verso un figlio legittimo.

I figli naturali "riconosciuti" (o la cui paternità o maternità naturale è stata accertata giudizialmente) hanno vincoli di parentela solo con i genitori e non acquisiscono parenti ad eccezione di nonni e bisnonni (ascendenti). Per la legge, essi non hanno, dunque, zii e cugini.

In tema di eredità, in caso vi siano fratelli nati dentro il matrimonio (e dunque legittimi) che concorrono con i figli naturali, i primi possono decidere di liquidare in denaro, ai secondi, la quota di eredità dei genitori ad essi spettante anziché consegnare i beni che sarebbero loro riservati.

I figli incestuosi non riconoscibili, invece, hanno anche diritti ridotti in sede di successione ereditaria.

In caso di cessazione della convivenza dei genitori, la competenza a decidere dell'affidamento e del mantenimento dei figli naturali (minorenni o maggiorenni non autosufficienti), ad oggi è del Tribunale per i Minorenni. Per i figli definiti “legittimi”, in caso di separazione dei genitori è invece competente il Tribunale Ordinario.

La distinzione terminologica tra figli naturali e figli legittimi è, dunque, ancora presente nel codice ma è presto destinata a cambiare e, con essa, ogni altra distinzione.

Il Senato, il 16 maggio 2012, con voto bipartisan, ha approvato all'unanimità il disegno di legge 2805, che si propone di eliminare le differenze tra i figli nati dentro e fuori dal matrimonio. Il testo era stato già approvato, all'unanimità, dalla Camera il 30 giugno scorso. Il Senato ha approvato il testo con alcune modifiche rispetto alla formulazione uscita da Montecitorio, per cui tornerà quindi alla Camera per l'approvazione finale definitiva.

Pertanto, se il Ddl sarà approvato, nel codice civile le parole: "figli legittimi" e "figli naturali" saranno sostituite, ovunque ricorranno, dalla parola: "figli".  Il primo articolo del disegno di legge, infatti, stabilisce che "tutti i figli hanno lo stesso stato giuridico" e ancora: "Il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni. Il figlio ha diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti".

Ciò significa, quindi, che  vi sarà l'estensione, a tutti i figli, delle tutele oggi esistenti per i figli legittimi: ad esempio, per ciò che riguarda i  vincoli di parentela, che non si instaurerebbero più solo con padri e madri ma con l'intera famiglia di origine dei genitori. Questo parificherebbe la situazione dei figli naturali anche ai fini successori. ll Ddl, infatti, così recita: "la parentela è il vincolo tra le persone che discendono da uno stesso stipite, sia nel caso in cui la filiazione è avvenuta all'interno del matrimonio, sia nel caso in cui è avvenuta al di fuori di esso, sia nel caso in cui il figlio è adottivo".

Il Ddl attribuisce poi la delega al Governo di emettere alcuni decreti attuativi. I decreti di delega si occuperanno delle successioni ereditarie, della prova della filiazione, della presunzione di paternità del marito, delle azioni di riconoscimento e disconoscimento dei figli, della dichiarazione dello stato di adottabilità.

Altro importante emendamento riguarda la possibilità di riconoscimento dei figli così detti “incestuosi” (si veda sopra per la definizione) che potrà avvenire con l’autorizzazione del giudice, il quale valuterà l’interesse del figlio e la necessità di evitare allo stesso qualsiasi pregiudizio. L’attuale formulazione dell’art. 251 c.c. prevede, invece, che il riconoscimento possa avvenire soltanto se entrambi i genitori all’epoca del concepimento ignoravano il vincolo di parentela o affinità. Se solo uno dei genitori ignorava il vincolo, il riconoscimento, per la legge attuale, può essere compiuto soltanto da questi.

In attesa che vengano istituiti i Tribunali per la famiglia, il Ddl prevede che la competenza in materia di affidamento e mantenimento dei figli naturali non sarà più dei Tribunali per i minorenni ma dei Tribunali ordinari (come avviene già per i figli legittimi). E' previsto l'inserimento di un nuovo articolo nel codice civile, l'art. 317 bis, che regolerà il procedimento, davanti al Tribunale, di affidamento dei figli minori di genitori non coniugati.

Nel disegno di legge c'è anche un altro principio importante: "Il figlio minore, che ha compiuto i 12 anni, e anche di età inferiore se capace di discernimento, ha il diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le decisioni che lo riguardano. Il figlio deve rispettare i genitori e deve contribuire, in relazione alle proprie capacità, alle proprie sostanze e al proprio reddito, al mantenimento della famiglia finché convive con essa".

Per quanto riguarda il caso concreto della signora Carla, anche se ancora il disegno di legge non è approvato, è tuttavia già riconosciuto  il diritto del genitore che ha allevato e mantenuto il figlio naturale ad essere rimborsato dall'altro genitore, pro quota, delle spese effettuate.

Invero, la recente sentenza della Corte di Cassazione, Sezione I Civile, n. 22506 del 14 ottobre-4 novembre 2010, ha espresso un principio importantissimo. Infatti ha riconosciuto il suddetto diritto al rimborso delle spese a partire dalla data di nascita del figlio (e non dalla data della domanda di rimborso presentata in Tribunale). Ciò significa che, indipendentemente da quando il genitore che ha allevato il figlio richiede il rimborso, questo sarà conteggiato a far data dalla nascita di quest'ultimo.

LA RISPOSTA DELL'AVVOCATO:  Nel caso di specie, il papà del bambino della signora Carla ha comunque riconosciuto il figlio naturale (nato fuori dal matrimonio). Pertanto la signora Carla ha il diritto di chiedere all'altro genitore il rimborso delle spese sostenute per il figlio fin dalla sua nascita: il papà dovrà rimborsare le spese  pro quota, ossia nella misura della metà.

Se l'ex compagno della signora Carla non avesse riconosciuto il figlio, ella previamente avrebbe dovuto iniziare un giudizio di accertamento della paternità naturale, altrimenti nè lei  nè bambino avrebbero potuto vantare alcun diritto nei confronti dell'altro genitore.

Comunque, per quanto interessa nel caso di specie, la sentenza della Corte di Cassazione, Sezione I Civile, n. 22506 del 14 ottobre-4 novembre 2010 ha stabilito che l'obbligazione di mantenimento dei genitori verso il figlio si collega allo status genitoriale e decorre dalla nascita del figlio. Il genitore che si è assunto l'onere di mantenimento anche per la porzione di pertinenza dell'altro genitore ha diritto al regresso nei confronti di quest'ultimo per la corrispondente quota, in relazione al periodo intercorso fra la nascita del figlio e l'introduzione del giudizio avente ad oggetto la quantificazione dell'assegno di mantenimento.

Come saranno misurate e calcolate le spese sostenute? La sentenza citata è chiarissima nel dire che il giudice deciderà in via equitativa ma baserà il suo calcolo sugli esborsi comprovati in concreto o che presumibilmente sono stati sostenuti dal genitore richiedente, "tenendo conto delle specifiche, moltepici e nel tempo variabili esigenze, effettivamente soddisfatte o notoriamente da soddisfare, nel periodo considerato ai fini del rimborso, dei redditi dei genitori quali goduti ed evidenziati, anche in via presuntiva, in detto periodo, oltrechè delle risultanze processuali e della correlazione con il tenore di vita che il figlio ha diritto di fruire, da rapportare a quello dei suoi genitori.

AGGIORNAMENTO: il disegno di legge citato nel testo è stato poi approvato definitivamente dal Parlamento ed è divenuto la legge 10 dicembre 2012 n. 219.

Si parla di

Figli "naturali" a breve parificati ai "legittimi". Il genitore allevatario ha diritto al rimborso delle spese sostenute fin dalla nascita

PerugiaToday è in caricamento