Martedì, 21 Settembre 2021
Alimentazione

Sale, ipertensione e malattie cardiovascolari: le ultime scoperte scientifiche in merito

L’importanza del sodio nell'alimentazione per la regolazione della pressione sanguigna è un tema molto dibattuto. Tanti studi hanno dimostrato l’associazione del consumo di sale con l’ipertensione, ma è solo questa la causa? Ecco cosa dicono le ultime scoperte

Tutti sappiamo ormai quanto sia importante regolare l'assunzione del sodio all'interno di una dieta equilibrata. Questo minerale è in grado di regolare la pressione sanguigna e molti studi hanno dimostrato l’associazione del consumo di sodio con l’ipertensione e il rischio di malattie cardiovascolari. Infatti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda l’assunzione di sodio inferiore a 2 g al giorno proprio per ridurre la pressione arteriosa e il rischio di cardiopatie. Ogni grammo di sale contiene circa 0,4 g di sodio.

Come leggiamo su un articolo di Medicomunicare.it a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica, "in pazienti con aumento della pressione arteriosa salino-sensibile, sono stati osservati un miglior riassorbimento del sodio, un sistema renina-angiotensina soppresso e polimorfismi genetici nei canali del calcio voltaggio-dipendenti e nel cotrasportatore sodio-bicarbonato. Tuttavia, la relazione tra l’assunzione di sodio e la pressione arteriosa rimane irrisolta. È noto che la pressione arteriosa deriva dall’interazione tra diversi fattori, tra cui suscettibilità genetica, obesità, invecchiamento, stile di vita sedentario, consumo di alcol, elevato apporto di sale e basso apporto di potassio. In condizioni ambientali simili, alcuni individui sviluppano ipertensione e altri no. Gli scienziati pensano che una costituente genetica nel determinare la comparsa di ipertensione sia essenziale, ma non è noto che un unico gene sia responsabile per questo fatto". Secondo alcuni ricercatori, invece, ad avere un ruolo più determinante sono i cosiddetti polimorfismi genetici.

Sodio: rischi dell'eccessivo o del ridotto consumo

Sebbeno un uso eccessivo di sodio sia da sconsigliare, anche la carenza di questo minerale può causare dei problemi, manifestandosi con nausea, vomito, anoressia. Nei casi più gravi può anche portare al coma e risultare fatale. D'altro canto, l'eccesso di sodio ha delle conseguenze negative: aumenta la ritenzione idrica e la pressione del sangue, provocando il rischio di ipertensione e di sue complicazioni, che possono coinvolgere cuore, arterie e diversi organi, compromettendo la loro salute e quella dell'organismo.

Il ruolo del sodio nell'ipertensione

Tornando ai vari studi sui polimorfismi, ovvero la più comune tipologia di variazione genetica umana, "gli scienziati ritengono che l’identificazione di varianti geniche che contribuiscono all’associazione dell’ipertensione con l’assunzione di sodio potrebbe contribuire a una migliore comprensione della fisiopatologia dell’ipertensione e offrire opportunità per determinare lo stato nutrizionale ottimale per gli individui."

Una fra le più recenti ricerche pubblicate è stata condotta da un team di ricercatori coreani allo Yonsei University College of Medicine. Gli esperti hanno analizzato oltre 57000 individui divisi in due gruppi: quelli che assumevano giornalmente sale in una quantità inferiore ai 2 grammi, e quelli che ne assumevano in quantità maggiore. Il colesterolo non era differente tra i due gruppi; quello dei trigliceridi era significativamente più alto nei partecipanti con assunzione di sodio maggiore o uguale a 2 grammi al giorno.

I valori medi colesterolo totale, HDL (colesterolo buoni) e LDL (colesterolo cattivo) erano significativamente inferiori nei pazienti ipertesi rispetto ai controlli, indipendentemente dal fatto che l’assunzione di sodio fosse minore o maggiore a 2 grammi al giorno. "Nella seconda fase dello studio, tutti i partecipanti sono stati sottoposti ad analisi genetica in dipendenza dal loro introito alimentare giornaliero di sale. I polimorfismi hanno dimostrato un’associazione significativa con il rischio di ipertensione indipendentemente dall’introito di sodio.

Questi dati non confermano che il sistema immunitario è responsabile per sé del fenomeno ipertensivo. Tuttavia, sono molte le connessioni fra vasi sanguigni, sistema immunitario e proteine messaggero fra questi due compartimenti".

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