La rievocazione del XX Giugno attraverso le parole di Rino Fruttini, storico perugino discendente del Burchia

Intervistiamo Rino Fruttini, economista di vaglia e storico della Vetusta, accreditato da numerose e qualificate pubblicazioni. Nel libro “La saga del Burchia. Bartolomeo Fruttini: Garibaldino, Anarchico e Imprenditore”, Rino racconta la Perugia che si ribella al governo pontificio

Bartolomeo Fruttini, detto Il Burchia (foto dall'archivio del professor Marcello Fruttini)

La rievocazione del XX Giugno, attraverso le parole di un discendente del Burchia, al secolo Bartolomeo Fruttini.

Intervistiamo Rino Fruttini, economista di vaglia e storico della Vetusta, accreditato da numerose e qualificate pubblicazioni. Nel libro “La saga del Burchia. Bartolomeo Fruttini: Garibaldino, Anarchico e Imprenditore”, Rino racconta la Perugia che si ribella al governo pontificio.

Ci puoi brevemente ricordare qualche passaggio significativo?

Ecco una cartolina: “Tra l’acclamazione della folla, Francesco Guardabassi, Zeffirino Faina e Tiberio Berardi, Nicola Danzetta e Carlo Bruschi si recarono a Palazzo dei Priori, ove imposero al legato pontificio, Monsignor Giordani (un mite a cui Roma aveva intimato di prendere tempo in attesa dei rinforzi), la cessione dei poteri.

Dunque, cosa accadde?

“Si deliberò per un costituendo governo provvisorio i cui componenti furono tutti massoni: Guardabassi presidente, Zefferino Faina, Nicola Danzetta, Tiberio Berardi con un comitato di difesa affidato a Filippo Tantini e Antonio Cesarei e con la gendarmeria affidata a Raffaele Omicini”.

Come si comportò il delegato apostolico?

“Lasciò la città, senza colpo ferire. Si sviluppò un fermento di popolo a rivendicare la propria autodeterminazione, che culminò, neppure un anno dopo al Frontone, nella sfortunata e tragica giornata del venti giugno di dura resistenza all’attacco dei lanzichenecchi papalini”.

In breve, i fatti

“Sotto il comando del colonnello Schmidt, i soldati pontifici riconquistarono la città ribelle, all’indomani della demolizione, seppure parziale, della Rocca Paolina. Fu il culmine di una volontà iconoclasta, che fece esplodere tutto il risentimento contro il governo delle imposte e delle gabelle; quella sul sale era stata la più eclatante”.

Come entra il questa storia la figura del tuo bisnonno Burchia?

“Fra i giovani della resistenza antipapalina, al Frontone c’era anche il mio bisnonno, Bartolomeo Fruttini, detto il ‘Burchia’”.

Quale la sua biografia?

“Uomo di multiforme ingegno, figlio di Domenico e di Pedini Maria, vero capostipite della nostra famiglia: nel 1859, ad appena 17 anni, si trova coinvolto nella ribellione della città alle truppe papaline al Borgo XX Giugno”.

E successivamente? Ho letto che si trattava di un tipo piuttosto intraprendente e coraggioso.

“Un anno dopo, nel 1860, fu nelle truppe dei “Cacciatori del Tevere” al comando di Luigi Masi; partecipa alla Campagna garibaldina dell’Agro Romano al fianco di Garibaldi, nel tentativo della conquista di Roma”.

Riportò anche delle ferite, ma se la cavò, vero?

“Nella battaglia di Monterotondo del 1867, fu gravemente ferito. Poi, tornato in patria, a San Martino in Campo, divenne esponente di spicco dei socialisti anarchici, sempre oggetto di indagine da parte del delegato di pubblica sicurezza, in una Perugia “autodeterminatasi” sotto l’egemonia del governo sabaudo, da poco governo d’Italia. Allora il potere, sia pontificio che sabaudo, fu comunque vessatorio e illiberale, occhiuto e diffidente. Fra l’altro, il mio bisnonno era a buon diritto considerato una testa calda”.

Dicono che il Burchia, anche negli affari, ci sapeva fare, come commerciante e industriale. È così?

“Bartolomeo Fruttini seppe arrangiarsi e cavarsela in ogni circostanza. Fu anche “bottegaio”, uomo di affari e mediatore nella compravendita di bestiame; proprietario terriero e immobiliarista in quel dell’Elce. Imprenditore tessile, con una piccola filanda dei bozzoli della seta. Fu anche imprenditore edile nel realizzare la strada dall’Elce a Monte Tezio. All’anagrafe dello “Stato delle Anime” dei registri gregoriani è così censito: “di professione possidente”.

Insomma, un personaggio che fu testimone, e protagonista, di un’epoca di grandi trasformazioni

“Il Burchia è la testimonianza dell’evoluzione di un’epoca che, dalla società codina del governo temporale della Chiesa Cattolica, seppe transitare al ventennio della Belle Époque umbertina, per poi ritrovarsi nei copiosi lutti e nelle celebrazioni della vittoria della Grande Guerra”.

Insomma, un perugino doc, simbolo del nostro carattere

“Un excursus della storia patria che, al di là di celebrazioni patinate e delle rivendicazioni di parte, mostra la vera anima della storia perugina e del nostro carattere: verace e senza vincoli autocelebrativi oleografici”.

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