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XX Giugno, il discorso integrale del sindaco Romizi: "E' la forza dell'esempio che ci fa affrontare il futuro"

L'intervento del primo cittadino di Perugia alle celebrazioni per il XX Giugno: "Sono luoghi come questo che ci impediscono di scivolare verso l’indebolimento di una identità non solo individuale, ma collettiva"

Vorrei, anzitutto, aprire le odierne celebrazioni del XX Giugno con le parole di Capitini, data anche l’occasione –in concomitanza di questa nostra festa- della presentazione alla città, nel pomeriggio, del lavoro di recupero degli appartamenti dove il filosofo visse, presso i locali dell’attuale Galleria Nazionale dell’Umbria.

Sul 20 Giugno Capitini scrive: “ Quando ero fanciullo, alle cinque pomeridiane di ogni 20 giugno, le due campane del Municipio cominciavano funebri, distanziati rintocchi, mentre la carrozza a due cavalli usciva dall’atrio del palazzo e recava al cimitero il sindaco e la giunta comunale a deporre una corona sulla tomba dei caduti di quel giorno memorando. Nell’animo mio scendeva una mestizia e un senso solenne: l’ammirazione per il coraggio, l’avversione alla crudeltà, la diffidenza verso l’oppressione e insieme la tenerezza per il silenzio a cui erano scesi quei morti, mi fecero germogliare e confermavano, ad ogni atteso anniversario nel fiorente, pieno giugno, il sentimento civile ”.

Un sentimento civile, un’ammirazione per il coraggio ed una diffidenza verso l’oppressione che in questo luogo trovano, per il senso e la memoria di cui si è intriso nei decenni, una –quasi tangibile- concretezza.

Esiste difatti una sottile differenza tra spazio e luogo. Un luogo è qualcosa intimamente connesso con la memoria, con i racconti, le emozioni, mentre lo spazio, è qualcosa di più definito, circoscrivibile nell’aridità della misurazione. Ma quando un luogo sa raccontare storie, capaci di riecheggiare nei secoli, lo spazio perde la connotazione di dimensione, per diventare luogo dell’anima, in grado di ispirare la collettività e riattivare nel singolo quello slancio e quelle ambizioni che hanno contribuito a consolidarne il suo racconto nel tempo.

Sono luoghi come questo che ci impediscono di scivolare verso l’indebolimento di una identità non solo individuale, ma collettiva.

Sono luoghi come questo che ci consentono di usare la forza dell’esempio per affrontare, con rinnovato coraggio, il futuro. Un esempio che si ripete, nei grandi sacrifici come nei piccoli gesti, dove il sangue versato ha fatto germogliare nuove speranze e fa fiorire, ancora oggi, un nuovo protagonismo cittadino in un continuum spazio-tempo senza soluzione di continuità. 

Un luogo della memoria, questo, che i Perugini custodiscono così gelosamente, da diventare intimo e “bello”, come amiamo chiamare questo nostro Borgo. Un luogo inviolabile.

E’ questo il luogo predestinato da sempre a rappresentare l’identità cittadina e gli ideali di libertà e non poteva essere altro luogo a vedere l’ingresso delle truppe alleate quel 20 giugno 1944, in una Perugia mai sottomessa ma, finalmente, liberata dall’oppressore nazifascista.

Sono tanti gli accadimenti, le azioni che hanno contraddistinto i perugini dalle Guerre di Indipendenza alla ribellione popolare del XX Giugno, al punto da essere Perugia la nona tra le ventisette città decorate con la medaglia d’oro come “benemerite del Risorgimento nazionale”.

Sarebbe qui doveroso ricordare ad uno ad uno i nomi dei tanti patrioti che di quei fatti furono protagonisti: i nomi dei membri del Governo provvisorio, di quelli del Comitato di difesa, di coloro che accorsero per approntare una difficile difesa e delle vittime di quegli inutili eccidi. Ma non ci è possibile. Si abbia però perenne memoria del fatto che quegli uomini e quelle donne parteciparono.

E mi rivolgo ai più giovani, ma anche a tutti noi: partecipare non sempre è facile, tutt’altro, ma è l’unico modo per continuare a tessere la fragile trama della vita democratica. L’alternativa, l’abulia, sarebbe oggi, in circostanze di modernità avanzata, il principio della fine.

Nel rievocare il forte valore simbolico di questo luogo, il pensiero deve essere allora indirizzato alle tante persone di buona volontà, piccoli costruttori di pace, che numerosi seppure spesso silenziosi -in questi tempi- partecipano, non si tirano indietro e fanno la differenza.

Dobbiamo però un pensiero speciale a chi anche in questa città sta vivendo momenti di sofferenza e difficoltà: che possano volgere lo sguardo a questo luogo, recuperando lo spirito di quelle giornate, facendosi artefici del proprio destino, con l’audacia di chi, quell’ideale di libertà deve ancora difenderlo, perché non si può parlare pienamente di libertà quando costruire le fondamenta di una vita dignitosa per se e per la propria famiglia diventa sempre più difficile.

Una diversa forma di eroismo, quello delle persone comuni, di chi non ce l’ha fatta e di chi teme di non farcela: che possano anche da questo luogo trovare l’ispirazione per andare avanti, per non arrendersi, con la consapevolezza che in questa città, oggi come allora nessuno è solo.

Abbiamo – credo – compreso di trovarci in un luogo speciale, nel quale nel 1909 fu edificato il presente monumento su disegno di Giuseppe Frenguelli. Altri luoghi però parlano di quei fatti.

In via dei priori la sede della Società Generale di Mutuo Soccorso tra Artisti e Operai di Perugia all’interno del suo archivio conserva, tra le altre preziose memorie, i labari storici, listati a lutto, che ricordano le vittime della strage. Presso il cimitero monumentale si trova il primo Monumento ai Caduti del XX Giugno eretto nel 1875, di Ettore Salvatori.

Ed anche S. Pietro, dove i Benedettini hanno protetto, sostenuto e accolto gli insorti: un luogo S. Pietro emblema di accoglienza, di amore verso la città tutta, un luogo di rifugio e tutela dei perugini indipendentemente dal proprio credo ed appartenenza politica. Un luogo in cui Perugia ha abbracciato le differenze e difeso se stessa, come Comunità.

Di quella giornata e di quel sacrificio, per tanti estremo, non rimangono però solo dei monumenti.

Per esprimerlo, ed andando a concludere, prendo in prestito le parole di Italo Calvino, che scrive: “Di una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà ad una tua domanda”; leggendo queste parole mi sono chiesto a quale domanda risponde Perugia? Questo luogo ricco di tante bellezze, mi ha sussurrato la risposta, libertà! 

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