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Spiridione, quando tre indizi fanno una prova

Da dove viene, e perché, il nome del blasonato vino doc Colli del Trasimeno che miete ovunque successi

Spiridione, quando tre indizi fanno una prova. Da dove viene, e perché, il nome del blasonato vino doc Colli del Trasimeno che miete ovunque successi.

C’erano una volta i Berioli, famigliona di origini altotiberine, passaggio alla Fratta e poi… destinazione Montesperello. Dopo il nonno Pietro (classe 1884) e il babbo Tonino (1921), Roberto, laurea in agraria (1973), esperienze chimiche quarantennali presso la multinazionale tedesca BASF, si fa contagiare dalla passione del vino. E compra la vigna di Bettoni, arzillo novantottene che si vantava di bere un fiasco al giorno del suo vino “terapeutico”: praticamente un elisir di lunga vita. Quel terreno era strepitoso e se ne vantavano requisiti impareggiabili.

Qui, quasi vent’anni fa, Roberto Berioli reimpianta vitigni di merlot e fa un vino rosso da sballo, di 14/15 gradi. Capace di sbaragliare i più agguerriti concorrenti nelle competizioni internazionali, riportando l’alloro di coppe e medaglie, d’oro e d’argento: a Parigi, Lisbona, Bruxelles, Quebec City… Quando si tratta di dargli un nome, Roberto decide per Spiridione.

Perché questa scelta? Per almeno due buoni motivi originali... più uno, sopravvenuto successivamente, per caso.

La prima motivazione si riconduce all’antenato, di nome Spiridione Berioli, che fu vescovo di Urbino per oltre un trentennio (dal 1787 al 1819), fino alla morte. Un tipetto sui generis, considerato bonapartista e, in quanto tale, inviso alle gerarchie ecclesiastiche. Lo accusano perfino, e motivatamente, di fiancheggiamento filo francese. Tanto che viene nominato cavaliere dell'Ordine della Corona Ferrea e poi senatore del Regno d’Italia, da Napoleone, nel 1809. Lui, malgrado le tirate del Papa, tira dritto, imperterrito, ma alla fine deve chinare il capo alla restaurazione del potere pontificio, siglando una lettera tipo autodafé, nel 1814. Personaggio scomodo, ma non certo irrilevante.

La seconda buona ragione per la scelta del nome risiede nel fatto che Spiridione (festa il 14 dicembre) è – dopo Feliciano, patrono del paese, e Andrea, patrono di tutti i pescatori del Lago – il santo protettore dei pescatori di San Feliciano, sulle cui colline spiccano le vigne di Roberto. C’è addirittura una leggenda popolare di contesa fra i “pescatori” Andrea e Spiridione in cui quest’ultimo avrebbe cacciato l’indice in un occhio all’avversario (la statua lignea benedicente ha il dito alzato). Una cosa quasi buffa, ma assai diffusa lungo le sponde del Trasimeno.

La terza ragione, assolutamente casuale, è invece “ex post”.

Ecco i fatti, invero curiosi. Roberto Berioli sponsorizza L’Isola del Libro di Italo Marri, una serie di eventi estivi che prevedono la presenza di autori da tutto lo Stivale. In uno di questi incontri, viene lo scrittore Marcello Simoni, archeologo e autore di thriller, a presentare il suo “La cattedrale dei morti”. Che ti succede? Berioli scopre – delibando con l’autore un calice del suo Spiridione – che nella raccolta di racconti figura anche il personaggio di Spiridione urbinate.

Se non è un caso questo! Ma, come si dice “Caso è il nome di Dio… quando non voleva firmare”.

E il nome Spiridione, rarissimo e straniero (greco-cipriota), spunta come un fungo sull’etichetta di un vino… ma non senza ragione.

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