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INVIATO CITTADINO Villa Compresso, fascicoli dispersi e memoria distrutta: intervengono i carabinieri

Ora – a seguito del nostro servizio – si muove il comandante del Nucleo tutela del patrimonio, attraverso il maggiore dei Carabinieri Guido Barbieri. Anche altri Istituti pubblici sono in fermento

Così si cancellano la storia e le storie. Distruzione di memoria in quei fascicoli dispersi a Villa Compresso.

Ora – a seguito del nostro servizio – si muove il comandante del Nucleo tutela del patrimonio, attraverso il maggiore dei Carabinieri Guido Barbieri. Anche altri Istituti pubblici sono in fermento. Motivatamente.

C’era una volta l’Istituto per poliomielitici, voluto da monsignor Giuseppe Cirenei. “L’Istituzione fu denominata Associazione San Vincenzo de’ Paoli Compresso. Centro recupero medico sociale per poliomielitici”, ci ricorda Francesca Bondì che ne fu convittrice, provenendo dalla natia Sicilia. Istituto “Madonna di Fatima. Centro di Compresso (Perugia)”, recita un’altra carta intestata, da noi individuata fra sporco e detriti, gazzette ufficiali e schede sanitarie individuali, in uno stato di indecente abbandono.

Una villa di prestigio, appartenuta agli Degli Oddi e poi ai Lefèbvre. Ne abbiamo già parlato [Villa Compresso, degrado e vandalismo: rischiamo di perdere un tesoro (perugiatoday.it)], dopo la segnalazione dell’amico Franco Pignattini che vi frequentò la scuola da esterno. E abbiamo correttamente riportato anche la posizione dell’amministratore della Società proprietaria che rappresenta difficoltà e oneri economici all’apparenza insostenibili [Il degrado affligge Villa Compresso, scrigno di arte e storia: "Numerosi i tentativi di rivalutare la struttura" (perugiatoday.it)]. 

La villa fu dunque ceduta alle proprietà ecclesiastiche col vincolo di non alienarla.

E il prete illuminato Giuseppe Cirenei (cui il Comune di Perugia ha opportunamente intestato una strada viciniore) si attenne alla volontà dei donatari realizzandovi un centro di recupero per i bambini colpiti dalla polio: giungevano a Compresso da tutta Italia, nella ragionevole speranza di una cura che lenisse le loro sofferenze. Trovavano personale medico e infermieristico, piscina, palestra, cure fisiche e psicologiche. E perfino istruzione primaria e secondaria. Non mancando, inoltre, affetto, educazione, preghiera.

Da un’intuizione del monsignore, la creazione delle scuole, elementari, medie e istituto magistrale (vi insegnò pure il filosofo e storico Franco Bozzi) che si aprirono successivamente anche agli esterni.

Ora quel luogo è afflitto dal degrado. Lo abbiamo segnalato. Qualcosa, anzi molto, si è mosso.

Intanto ci risulta che il comandante Guido Barbieri ha effettuato un sopralluogo, per verificare se le condizioni dei luoghi e dei materiali fossero corrispondenti a quanto segnalato dall’Inviato Cittadino e da altri amanti e tutori di cultura e identità.

Ci risulta anche la predisposizione, da parte di Barbieri, di una doppia relazione: una alla Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio. Una seconda alla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica per l’Umbria. Vedremo quali esiti conseguiranno. Ma ci permettiamo di auspicare che seguano fatti concreti. Anzi, ci contiamo.

Intanto, la prima cosa da fare è recuperare immediatamente quei materiali cartacei. Se ne sono visti e fotografati a iosa, in diversi punti della villa e di quanto resta delle scuole. Sparpagliati, sfogliati, strappati, ma anche intatti e perfettamente leggibili.

Si tratta di documenti che dànno conto di situazioni sanitarie, in arrivo e in dimissione, col tipo d’infermità, con l’iter seguito e il percorso socio-sanitario per miglioramento e recupero, con panoramiche della situazione scolastica e formativa.

Ci sono anche lettere private di raccomandazione, segnalazioni, contributi. Ma pure libri mastri, contabilità. Tutto quanto, insomma, appartiene alla storia di tante persone che qui hanno trascorso anni fra cura e studio, fra fiducia e umanità. Contribuendo a scrivere quella microstoria che inutilmente cercheremmo nei grandi libri. Ma che costituisce il tessuto con cui si costruisce identità e dignità di persone. E di una Nazione, verrebbe da dire.

Materiali e valori che sarebbe colpevole minimizzare o distruggere. Occorrerebbe – a modesto avviso dell’Inviato Cittadino – sottrarli alla distruzione procedendo ad una massiccia acquisizione (non un “sequestro”, ma meglio: una “messa in sicurezza”, perché no?) per mettere quei documenti a disposizione degli studiosi e di quanti siano interessati a conoscerli, valutari, farli propri. A futura e perenne memoria. Perché sapere cosa siamo stati ci aiuta a capire meglio chi siamo.

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