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VIAGGIO NELLE PARROCCHIE: San Sisto, fra "profezia e ribellione", all'insegna di missione, formazione e famiglia

La storia della parrocchia perugina raccontata dal parroco che l'ha vista nascere, don Claudio Regni, attraverso la storia della Chiesa dal Concilio Vaticano II ad oggi

Parlare della parrocchia perugina di San Sisto è impossibile se non attraverso lo sguardo del parroco che - assieme all’allora vescovo di Perugia Lambruschini e ad altri due sacerdoti - l’ha vista nascere, 51 anni fa: don Claudio Regni. Classe 1943, prete operaio che ha anche lavorato nella fabbrica della Perugina, portando avanti tante battaglie fino a scendere in piazza con i lavoratori per reclamare i loro sacrosanti diritti.

Ma don Claudio è molto di più e la sua storia si intreccia con quella della la parrocchia di San Sisto, che ha appena celebrato i suoi primi 50 anni di vita.

“L’evoluzione di questa parrocchia - ci racconta il parroco, oggi affiancato anche da don Marco Briziarelli - coincide con l’evoluzione del tempo che viviamo e della Chiesa stessa. La parrocchia è incarnata nel tempo laico e nel tempo spirituale e come Chiesa ha la pretesa di portare una speranza e una gioia di vivere nel mondo in cui è radicata”.

Ripercorrendo la storia sociale ma anche culturale del nostro Paese, don Claudio ci racconta come l’impronta da dare a questa allora neo nata parrocchia nacque in lui dall’esigenza di rispondere alle inquietudini degli anni “della ribellione”: il 68, con le rivolte giovanili nelle università e l’avversione a tutto ciò che era istituzione, struttura, controllo delle masse. “La Chiesa stessa - continua - aveva compreso questa necessità di arrivare al cuore dell’uomo moderno, con i suoi bisogni e le sue istanze nuove e antiche. Da questo fermento è nato il Concilio Vaticano II e Dio ha ispirato molti profeti, spesso inascoltati dall’istituzione: i Papi. In essi vedo chiaramente dei grandi profeti, persone mandate da Dio che hanno veramente una visione reale dell’esistenza, illuminata dal Signore, e hanno discernimento sulla storia, ma sono stati respinti e fraintesi da tutto quello che possiamo chiamare clericalismo. Una forma dittatoriale che andava necessariamente sostituita anche nella Chiesa. Ribellione e profezia hanno abitato nello stesso tempo dentro la Chiesa, e dopo il fallimento dei grandi ideali che erano sottesi al tempo della ribellione (fraternità, comunione, rispetto per la natura), è arrivato il tempo dell’individualismo. A portarlo hanno dato il loro decisivo contributo le grandi dinamiche della globalizzazione e della comunicazione. Queste hanno alimentato il tempo del relativismo e dell’edonismo, assieme all’individualismo. E’ di questo periodo un attacco profondo all’uomo. Oggi viviamo il tempo dell’indifferenza, l’ultimo tempo". 

"Oggi  - continua don Claudio - nel mondo viviamo il dominio del liberismo: nella forma esasperata della finanza internazionale, chi comanda è la massoneria, che ha il sogno antico di dominare il mondo. Tutto questo di cui ho parlato finora c’è anche dentro San Sisto.

Ma la Chiesa è l'ostacolo alla massoneria. Oggi è come se si ripresentasse il mito della torre di Babele: un'unica lingua, un unico pensiero, unici sentimenti. Dio aborrisce questo tentativo di omologare tutti, avere lo stesso cappello, gli stessi colori, la stessa fantasia per essere dominati da poche persone. Dio è il Dio della diversità, perché la comunione non è omologazione, ma si dà nella diversità. Il corpo ne è un’immagine fantastica: ogni organo è diverso e deve fare il suo dovere al meglio: il cuore fa il cuore, il fegato fa il fegato. Il cristiano è così: cerca di fare al meglio quello che deve fare.

E’ una bestemmia ricercare la comunione sociale politica ed economica. Dio infatti distrugge la torre di Babele".

Come ha risposto la Chiesa e la chiesa di San Sisto a tutte queste istanze?

“Nel nostro oratorio abbiamo circa 600 giovani e ne sono felicissimo. Ma la risposta non è il giovanilismo degli oratori, sebbene sia fondamentale! La risposta che ho cercato di dare è stata questa: missione, formazione, famiglia.

La Chiesa sta cambiando, cambia volto: tornano le piccole comunità come nella Chiesa nascente, come nel Medioevo le corporazioni, ogni corporazione aveva le sue chiesa, i suoi campanili, i suoi stendardi. E così sono nati i borghi; durante il concilio di Trento sono nate le parrocchie. Ma se oggi non abbiamo la missione (quella fatta sul territorio) a chi possiamo parlare?

Se non facciamo formazione dei laici, non possiamo mettere sulle loro spalle dei pesi che non potranno portate. Infine, se non abbiamo il coraggio di puntare sulla famiglia e sui figli, quale futuro pensiamo di avere? Chi costituirà la Chiesa dei prossimi anni?. A San Sisto ci sono famiglie con 4, 6 8, 10, 11 figli, persone che vivono nelle loro realtà come terra di missione e che - con i propri tempi - hanno saputo e sanno portare la gioia del Vangelo e l’amore speciale di Dio per ciascuno in mezzo alle persone fra cui vivono. Questa è la parrocchia di San Sisto”.

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