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INVIATO CITTADINO Voragini in via Torelli, riemerge il fosso di San Galigano

Uno sprofondamento dietro l’altro. Ormai se ne verificano non meno di un paio all’anno. Sia il marciapiedi che la strada sono un cratere permanente

Voragini in via Torelli. Quella strada urbana è una instancabile divoratrice di terreno… colpa del Fosso di San Galigano che riemerge ab imis fundamentis.

Uno sprofondamento dietro l’altro. Ormai se ne verificano non meno di un paio all’anno. Sia il marciapiedi che la strada sono un cratere permanente. Via Torelli è destinata ad essere letteralmente inghiottita. A meno che non si proceda a una revisione del canale forzato in cui è stato indirizzato e costretto l’antico fosso di San Galigano.

È ormai storia: tutti i fossi della città, dall’acropoli fino alle falde pianeggianti, sono instabili. Ne abbiamo parlato più volte nel caso di via Ripa di Meana, in cui lavora sotto traccia il fosso di Santa Margherita. È dai tempi di Braccio che hanno costruito contrafforti di sostegno e quant’altro. Ma quella zona è continuamente in frana.

Qualcosa di analogo, anche se di minor impatto, accade nella scarpata a valle di via Annibale Vecchi. C’erano un tempo seminativi arborati e, soprattutto, viti e ulivi a reggere il terreno. Oggi, è stato completamente cementificato. Resta solo qualche olivo, a titolo puramente decorativo. Il tutto è appesantito da colossali costruzioni, compresa quella – progettata dal genio architettonico di Bruno Signorini – in cui vive l’Inviato Cittadino che si è documentato sulle criticità della zona.

Accade che le acque dell’antico fosso di San Galigano (quelle che si infiltravano e correvano verso le sottostanti Terme, oggi ristorante) lavorano sotto traccia. Ricordo quando il fosso scorreva in superficie e, con le acque piovane, si gonfiava fino ad apparire un fiume, dilagando per San Galigano.

La logica del cemento ha coibentato quelle acque, ma l’operazione non è stata compiuta a regola d’arte. O forse qualche tubo di contenimento si è rotto.

Sta di fatto che parte del marciapiedi, svuotato del terreno di sostegno, è precipitato. Addirittura sulla strada è stata aperta una voragine con mezzi di scavo e ispezione. Metà e oltre della carreggiata si reggeva su un velo di asfalto. E per fortuna che hanno colmato. Altrimenti, uno di questi giorni, qualche vettura sarebbe precipitata nell’enorme cavità.

Adesso hanno zaffato materiali di riempimento. Ma quanto ci metteranno le acque sotterranee a portare via anche questi materiali? È solo questione di tempo. Tra un po’ – facile previsione – saremo nei panni di prima.

Che fare? Procedere a un controllo generale e accurato del canale di raccolta e adduzione delle acque sotterranee. Evidentemente, c’è qualcosa di rotto. E pensare che delle anime belle (beata ignoranza) intendono portare avanti il progetto di scavo del tunnel San Galigano-Bulagaio. Starebbe in piedi per poco.

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