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INVIATO CITTADINO Quella pedana è un cazzotto in un occhio, ma chi l'ha autorizzata?

Cesare Barbanera e Vanni Capoccia, membri eminenti della Società operaia di Perugia, segnalano con sdegno la circostanza del montaggio di una pedana gialla

Via Sant’Agata, traversa di via dei Priori: quella pedana è un cazzotto in un occhio. Cesare Barbanera e Vanni Capoccia, membri eminenti della Società operaia di Perugia, segnalano con sdegno la circostanza del montaggio di una pedana gialla (foto) in questa ripida via che collega il decumano cittadino a via Vermiglioli.

Scrivono: “Tra le attrazioni di Perugia, c'è sicuramente il meraviglioso intrico dei suoi vicoli e tra essi quello di via Sant'Agata (una specie di continuazione di via Ritorta), impreziosito al suo inizio dalla chiesa omonima”. Non hanno esitazione a definirla “un piccolo gioiello, incastonato lungo via dei Priori” rilevando, nel contempo, che all’interno contiene l’affresco di una splendida divinità Triandrica. Peraltro, altri affreschi furono scoperti, sui costoloni e sul soffitto, durante i recenti lavori di restauro, dalla nostra Carla Mancini. “Una chiesa – sottolineano – non solo splendida e meta di un turismo colto e curioso, ma anche importante nella storia di Perugia, anche per essere stata a lungo retta dal prete modernista, monsignor Luigi Piastrelli, bella figura di educatore per tanti giovani perugini e per studenti della nostra Università”.

Ed ecco il punctum dolens: “Ora, proprio davanti all'ingresso della chiesa, stanno montando una base per tavolini dall'impatto molto violento, che renderà difficoltosa la visione dell'austero portale d'ingresso, indispensabile come estetico preludio all'interno e alla visione degli affreschi”.

Da qui la domanda: “Ci chiediamo se chi ha concesso il permesso fosse consapevole di questo; se la Soprintendenza sia stata informata e abbia rilasciato il permesso e, infine, in caso lo abbia rilasciato, con quale motivazione”.

Riflessione finale, di buon senso e di forte richiamo identitario: “Ci chiediamo anche se Comune e Soprintendenza si rendano conto che scelte di questo tipo danneggiano un turismo informato, accorto, riflessivo e colto, che risiede più a lungo nelle città prescelte. Esattamente la tipologia di turismo che manca a Perugia e di cui Perugia ha bisogno”.

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