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L'INTERVENTO Quando la città sceglie di esplodere

Riceviamo e pubblichiamo l'intervento di Paolo Belardi, Professore Ordinario di “Composizione architettonica e urbana” dell'Università degli Studi di Perugia

Riceviamo e pubblichiamo l'intervento di Paolo Belardi, Professore Ordinario di “Composizione architettonica e urbana” dell'Università degli Studi di Perugia.

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Mentre tutto il resto del mondo ha ormai preso piena coscienza del fatto che non bisogna più consumare né suolo né memoria, la città di Perugia continua a consumare non soltanto suolo e memoria, ma è arrivata addirittura a consumare bellezza. Gli esempi sono molteplici, ma per brevità limito l’elenco.

È il caso dell’ex mattatoio di via Palermo, dove le pensiline pre-decostruttiviste di Claudio Longo sono state soppiantate da un rozzo capannone prefabbricato che stenterebbe a risultare dignitoso nella peggiore periferia americana.

È il caso dell’ex tabacchificio di via Cortonese, dove i raffinati shed di Pierluigi Nervi sono stati soppiantati da un complesso abitativo la cui mole sembra trapiantata dalle città sovietiche dell’era Krusciov.

E, adesso, è anche il caso del centro Andromeda di via Trasimeno ovest, dove un arrogante container metallico ha stravolto irreparabilmente l’equilibrio compositivo di un edificio a sviluppo lineare, che parla tutt’altro linguaggio architettonico e che, oltre ad avere vinto numerosi premi internazionali (tra cui il “Tecu Architecture Award 2010”) e oltre a essere stato pubblicato dalle principali riviste di settore (tra cui “Il Giornale dell’Architettura”), è stato recentemente catalogato dal “MIBAC-Ministero per i Beni e le Attività Culturali” tra le migliori architetture umbre del Secondo Novecento. Ovvero tra le opere da sottoporre a tutela nonostante non abbiano ancora compiuto i fatidici 70 anni di vita.

Il tutto misconoscendo l’accorato appello rivolto da Renzo Piano agli urbanisti europei presenti ai Magazzini del Cotone di Genova in occasione di “Eurocities 2011”. “Ci sono due modi di far crescere una città: il primo è sostenibile, cioè per implosione, costruendo sul costruito sul sedime di ciò che già esiste, il secondo è insostenibile, cioè per esplosione su aree ancora non costruite.”

Ma, evidentemente, la città di Perugia ha scelto di esplodere.

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