Pronto il vespasiano in via delle Cantine. Si spera che lo usino anche, e soprattutto, gli orinatori seriali

Vede finalmente la luce l’auspicato vespasiano, nato dall’intesa fra il Comune di Perugia e i canonici della cattedrale, proprietari dello spazio utilizzato per la realizzazione del servizio

Pronto il vespasiano in via delle Cantine. Si spera che lo usino anche gli orinatori seriali.

Vede finalmente la luce l’auspicato vespasiano, nato dall’intesa cordiale fra il Comune di Perugia e i canonici della cattedrale, nella cui proprietà ricade lo spazio utilizzato per la realizzazione dell’indispensabile servizio.

Era da tempo che ci lavoravano, ma l’opera stentava a vedere la luce. Sarà, si spera, un sicuro presidio contro i selvaggi che lasciano ovunque, specie nei vicoli meno esposti alla vista, le loro deiezioni liquide.

Circa la denominazione, viene in mente un episodio legato alla diatriba fra l’imperatore della Casa Flavia, Vespasiano appunto, e il figlio Tito, soprannominato “delizia del genere umano”, per la sua grazie gentile e il carattere amabile.

Tito avrebbe apostrofato il padre rimproverandogli il fatto di aver legato il suo nome all’invenzione degli orinatoi a pagamento. Da allora in poi chiamati vespasiani, appunto. Com’è noto, oltre a moneta sonante, i titolari delle “fullonicae” (lavanderie) ne ricavavano ammoniaca per sgrassare, da usare nel lavaggio degli indumenti. Vespasiano, mostrando al figlio delle monete, pare abbia pronunciato un’interrogativa retorica “Olent ne?” (“forse che puzzano?”), riferendosi, appunto, al valore del denaro che è sempre quello, al di là della sua provenienza. Il detto è noto anche nella forma “Pecunia non olet”, ossia “il denaro non puzza”, come racconta lo storico latino Svetonio, che la riferisce al denaro proveniente dalla tassazione applicata dall’imperatore sulla raccolta dell’orina da parte dei “fullones”.

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Un “fragmentum antiquitatis” per dire che non c’è nulla di nuovo sotto il sole. Ossia che, oggi come ieri, l’essere umano deve corrispondere alle proprie naturali esigenze e funzioni. Insomma, se non succedeva al tempo dell’antica Roma, non si vede perché anche a Perugia non si possa orinare in luoghi appositi e stabiliti. Ieri come oggi. Hic et nunc. Stavolta senza tassa. Ma non dimentichiamo il carattere dei perugini: siamo quelli del “sì, ma”. Qualche difetto lo troveranno di certo.

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