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Perugia o dell’immobilismo. La desolata analisi dell’antropologo Giancarlo Baronti: la persistenza dell'incompiuto... anche se orrendo

L'ex direttore del Dipartimento uomo e territorio: "A Perugia non si riesce ad intravedere alcun segno di rinnovamento, sia nella composizione sociale del centro storico (sempre più abitato da studenti), sia nella progettazione urbanistica"

Perugia o dell’immobilismo. La desolata analisi dell’antropologo Giancarlo Baronti, già direttore del DUT.

Esordisce: “A Perugia non si riesce ad intravedere alcun segno di rinnovamento, sia nella composizione sociale del centro storico (sempre più abitato da studenti), sia nella progettazione urbanistica”.

Cosa intendi dire a proposito dell’urbanistica?

“Intervenire sull’assetto urbanistico della città non significa solo spolverare vecchie pietre, costruire centri commerciali in una periferia nata ‘spontaneamente’ o dare l’abitabilità alle vecchie e umide cantine del centro storico, per ficcarci dentro quanti più studenti possibile”.

Cosa fare, allora?

“Occorre pensare alla città che si avvia verso il suo futuro senza remore, preconcetti, immobilismi e pratiche di mummificazione del passato, qualsiasi esso sia (anche la Madonnina di Aroldo Bellini, posta sulla nicchia del Duomo, per ringraziarla del fallito attentato a Mussolini, è divenuto un ‘monumento’ inamovibile?)”.

I monumenti sono intoccabili, o no?

“Quanto comincia l’intoccabilità di un ‘monumento’? Una (s)gradevole scritta spray su di un muro, passati un certo numero di anni, diviene monumento intoccabile? Il campetto di basket posto davanti all’Università per stranieri e all’Arco Etrusco è divenuto un monumento intoccabile? Un edificio non finito o finito male (vedi portale orientale del Duomo), è intangibile solo perché ha accumulato un numero necessario di anni? O perché qualcuno ha avuto il coraggio di dire che il bricolage che ha innestato esprime un contrasto artisticamente apprezzabile? E non, invece, l’idea di un raffazzonamento, realizzato solo perché c’era qualche soldo da spendere per tappare un buco, perché dal punto di vista estetico si vede che vi è stato proprio appiccicato senza alcun criterio?”.

Insomma, bisogna completare, intervenire, modificare anche sull’antico?

“Non necessariamente, tutto il non compiuto e il malfatto devono rimanere così per sempre, a causa della loro vetustà”.

Puoi fare un esempio?

“Non ha niente di esteticamente apprezzabile lo scatolone grezzo della cattedrale di Perugia, con le sue pareti esterne, fornite di gradoni aggettanti, appositamente progettati e costruiti per sorreggere le file di marmi bianchi e rosa che la avrebbero dovuta ornare. Al tempo non furono trovati i soldi o furono utilizzati per qualche guerra, ma oggi, con tecnologie più raffinate a disposizione, lo spessore della copertura potrebbe essere estremamente sottile, infinitamente più leggero e anche fissato su supporti costruiti in metalli leggerissimi, amovibili qualora si volesse ripristinare il casermone originale. Sicuramente è un progetto costoso e “scioccante” ma buttare soldi e cemento per costruire una biblioteca sotto gli Arconi del Sopramuro non sembrera la soluzione migliore per fare investimenti per la cultura”.

Parliamo di biblioteche!

“Chi – come noi – ha esperienza di biblioteche sa che generalmente vi regna una pace assoluta, raramente interrotta da qualche visitatore, fatte salve quelle dotate di apparati tecnologici di ultima generazione. La situazione è quella della persistenza indefinita di un ‘non finito’ che avrebbe dovuto essere terminato e che è rimasto non finito solo da un momento facilmente individuabile e quindi rimasto casualmente non finito (probabilmente per mancanza di fondi). Non un eternamente intoccabile e orribile non finito”.

Tornando alla cattedrale, proponi un completamento? Una vera provocazione!

“La cattedrale, posta al centro della città, è un edificio imponente e imponentemente brutto: esibisce le sue evidenti, nude e grezze costolature che non hanno potuto ricevere la adeguata e progettata rifinitura. Dunque, rappresenta una condizione di margine e di latenza che da provvisoria, quale doveva rimanere per qualche tempo, è divenuta perenne e che contrasta vivamente con la stupefacente bellezza della Fontana Maggiore e con la levigata imponenza del Palazzo dei Priori”.

(1. Continua)

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