Università - Corsa al Rettorato, Oliviero ci riprova: "Un'idea collegiale e diversa per l'Ateneo"

Dignità, programmazione, internazionalizzazione e governo collettivo per il professore di Giurisprudenza

Dignità, programmazione, senso di appartenenza, internazionalizzazione e governance collettiva. Maurizio Oliviero si candida a rettore dell’Università di Perugia, lancia un programma minimo, parla di gruppo (ma non fa nomi: “li vedrete alle varie iniziative”) e di sfide del futuro.

“Sono qui per parlarvi di un’idea e di una visione di Università diversa dagli altri. Per presentarvi un’idea collettiva di candidatura, molto trasversale – ha esordito Oliviero – Crediamo che il contesto nazionale ci metterà di fronte a scelte che devono essere condivise. Non si tratta di dare visibilità ad una persona, ma ad un progetto che traghetti l’ateneo verso una dimensione internazionale. Un rettore da solo non potrà governare l’ateneo”.

E sul progetto Oliviero dice subito che si basa su quattro elementi fondamentali, senza riferimenti alla passata esperienza elettorale e senza critiche al rettorato Moriconi.

“I giovani. Dobbiamo accompagnarli nella formazione di qualità, assicurando senso di appartenenza ad un prestigioso ateneo e sviluppando dinamiche positive con la città. Per questo chiederò un incontro al sindaco e alle istituzioni”. Dopo l’esperienza precedente, dove l’elemento politico ha contato molto (anche se su questo punto Oliviero ammette: “Sono stato un po’ ingenuo”, con riferimento alla presenza di politici alla presentazione alla Sala dei Notari), il candidato al rettorato fa un passo indietro e afferma di voler dialogare “con le istituzioni più che con la politica”.

È il tempo di fare scelte, anche scomode, ma che esprimano un senso di dignità. Per questo “niente concorsi finché si raggiunge la dignità qualitativa e retributiva del personale tecnico-amministrativo, vero motore dell’Università – dice Oliviero – Abbiamo personale eccellente, ma contrattualizzato al 70% e in molti casi con stipendi di 800 euro al mese. Prima dobbiamo dare dignità a queste persone, poi si penserà al fabbisogno e ai concorsi”.

Stesso discorso riguarda il personale docente, chi intraprende la carriera universitaria. “Abbiamo tanti ricercatori precari che sono un’eccellenza e che attraggono fondi, ma spesso sono anche cervelli in fuga – riprende Oliviero – Dobbiamo essere in grado di programmare un percorso di studi e di maturazione professionale che non sia lento e macchinoso, ma che invogli i nostri ricercatori a fare esperienza all’estero, tornare e rimettersi al lavoro all’Università di Perugia. Dobbiamo garantire opportunità di partenza uguali per tutti, poi sarà il merito a premiare i migliori”.

Su questo fronte è importante intercettare le possibilità offerte dall’Unione europea. “L’Erasmus è solo un pezzetto della formazione dello studente. La futura governance dell’Università dovrà guardare alle possibilità offerte dall’Europa – dice Oliviero – Abbiamo aderito subito al progetto di un Campus europeo insieme ad altre 17 atenei europei, qualcuno molto ben strutturato e con molti fondi, ma quando ci presentiamo come università che esiste da otto secoli, vi posso assicurare che rimettiamo le cose allo stesso livello. Il nostro prestigio è moneta sonante da spendere sui tavoli delle trattative”.

Ultimo punto, ma molto importante: la sanità. L’Università con la Scuola di medicina e le scuole di specializzazione collabora con la sanità pubblica regionale attraverso una convenzione. “Bene, nel mio programma la convenzione va chiusa entro il primo anno. Il rettore si deve fare garante delle trattative, non più nominando un delegato, ma attraverso una sorta di delega collegiale, coinvolgendo la Scuola e i Dipartimenti per affrontare le problematiche connesse alla sanità pubblica”.

Per Oliviero, infine, è importante “riflettere sulla possibilità di introdurre uno strumento di verifica della governance dell’ateneo dopo il primo triennio di mandato, per capire cosa si è fatto e cosa non fatto, perché non si è fatto, cosa pensa la città dell’ateneo e correggere la rotta – ha affermato Oliviero – Introdurre un’assemblea generale annuale per confrontarsi. Prevedere anche una rotazione delle deleghe, che non dovrebbero essere più di sette”.

Un’idea differente di Università. “Poi chi vincerà dovrà governare” conclude il professor Maurizio Oliviero.

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