Università di Perugia, cosmetici sostenibili dagli scarti alimentari: la ricerca

La professoressa Perioli: “Il Covid ha cambiato il mondo dei cosmetici, i consumatori cercano prodotti sicuri e green”

Cosmetici sostenibili e green che arrivano dagli scarti dei prodotti alimentari. Il gruppo di ricerca della professoressa Luana Perioli del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell'Università degli Studi di Perugia, con il progetto CosmEtici “Preparazione di formulazioni cosmetiche a base di sottoprodotti della birra e materie prime naturali della regione Umbria” (PSR per l’Umbria 2014/2020 Misura 16) finanziato dalla regione Umbria e in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Agrarie dell'Unipg e diverse aziende umbre, punta alla formulazione di nuovi cosmetici basati sulla sostenibilità.

“Il progetto - spiega la professoressa Perioli - si è basato sullo studio delle proprietà di alcuni sottoprodotti (trebbie e trub) derivanti da processo di birrificazione artigianale (Flea-Società Agricola) che rappresentano uno scarto alimentare che deve essere smaltito onerosamente”.

E ancora: “L’individuazione di attività biologiche interessanti nel campo della dermatologia e della dermocosmesi ha permesso di utilizzare questi materiali di scarto che possono essere trattati con metodi chimici (non tossici e rispettosi dell’ambiente) e meccanici. Il recupero virtuoso di questi scarti, assieme all’impiego di altre materie prime derivanti da agricoltura biologica e allevamenti umbri quali olio EVO, latte di asina e bava di lumaca, ha permesso di mettere a punto prodotti dermatologici efficaci, sicuri, privi di tossicità e derivanti da filiera corta”.

Dai risultati del progetto, prosegue la professoressa, “sono stati formulati dei prototipi nel rispetto della regolamentazione dell’Associazione Italiana per l'Agricoltura Biologica (AIAB). Biocosmesi AIAB garantisce solo materie prime vegetali non allergizzanti e irritanti, e l’impiego di prodotti agricoli e zootecnici da agricoltura biologica”.

Poi un passaggio sull'attualità. “Il Covid-19 e l’attuale pandemia hanno inciso marcatamente nel settore cosmetico e le nuove esigenze dei consumatori hanno delineato nuovi trend”, sottolinea la responsabile scientifica del progetto CosmEtici. “Il cosmetico che sembra essere penalizzato è sicuramente il rossetto. In tempi difficili generalmente le vendite del rossetto aumentano, tanto che il rossetto rosso è utilizzato come indicatore economico. Storicamente questo si è verificato durante la crisi del 1929, durante la seconda guerra mondiale (Winston Churchill in persona ordinò il razionamento di tutti i cosmetici tranne il rossetto, soprattutto di colore rosso) e dopo la caduta delle Torri Gemelle. Nel caso del coronavirus è tutto diverso e l’uso della mascherina ha profondamente inciso nel campo del make up; la vendita dei rossetti è calata del 75% mentre mascara, ombretto e eyeliner sono un po' più richiesti di prima. La necessità di indossare la mascherina ha portato a valorizzare esteticamente solo gli occhi diminuendo in generale l’interesse per il make up e aumentando la necessità di proteggere la pelle con grande richiesta di prodotti lenitivi e rinfrescanti, mai occlusivi per la pelle. La vendita di prodotti per l’igiene del corpo ha invece registrato un notevole aumento. In questo momento la cosmetica funzionale e della detergenza sono sicuramente più importanti di quella ornamentale”.

L’utente “cerca prodotti sicuri, è molto attento alla provenienza, prediligendo marchi italiani, alla conservabilità, all’efficacia. Sta aumentando il numero di prodotti senza acqua nella formulazione per ridurre al massimo la contaminazione e la crescita di microorganismi e il consumatore gradisce i nuovi prodotti in polvere da miscelare al momento con l’acqua (es. sapone secco). L’utente è diventato più consapevole della presenza dei germi e per questo sceglie anche cosmetici confezionati in modo che non sia necessario toccare con le mani tutto il prodotto per il prelievo. In questa direzione sono sempre maggiori le confezioni touchless, disponibili anche nella GDO, a prova di contaminazione da batteri e virus”.

Secondo l'analisi della professoressa Perioli “la percezione della qualità della vita, della salute e quindi anche dei prodotti per la salute è cambiata. Sul principio di less is more occorre eliminare il superfluo, eliminare gli sprechi per raggiungere uno stile di vita minimalista e sostenibile in cui anche i prodotti che utilizziamo rispondano a questi principi”.

In campo cosmetico “questo si traduce in una grande attrazione per tutto ciò che è essenziale, puro, naturale, sicuro ed etico. Il concetto di green&ethic è sempre presente; l’utente sceglie ancora il green e soprattutto le generazioni più giovani sono molto attente al consumo ecologico e alla sostenibilità ma l’atteggiamento è un po’ cambiato. Prima della pandemia infatti l’utente sceglieva prodotti “naturali” cercando di evitare conservanti e ingredienti artificiali (di sintesi) ma l’attuale percezione dei rischi per la salute e la volontà di conoscere le sostanze che vengono a contatto con la nostra pelle e il loro effetto hanno spostato l’attenzione sulla reale efficacia e sicurezza del cosmetico”. E ancora: “Può sembrare banale ma anche la cosmetica è cambiata e nel periodo post pandemia il prodotto cosmetico deve in primis essere in grado di pulire e di proteggere portando al concetto di safe, clean&ethic. In questo momento quindi l’utente vuole avere fiducia nel prodotto cosmetico privilegiando assolutamente l’aspetto della sicurezza. La paura da covid-19, l’isolamento, la ricerca della detergenza e della sicurezza hanno determinato quindi il passaggio di tendenza del cosmetico da green&ethic a safe, clean&ethic nella ricerca di prodotti efficaci e sicuri sia dal punto di vista della salute che dell’ambiente. La sicurezza e la provenienza saranno sempre più importanti nel guidare l’utente nella scelta del cosmetico ma efficacia, ecocompatibilità ed etica ......sono le tre parole chiave che dovranno ispirare anche le aziende produttrici”.

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