Università di Perugia, la storica insegna di Nicolosi torna a brillare: restauro riuscito

Il professor Paolo Belardi: "L'intervento rappresenta un vero e proprio landmark identitario"

Un pezzo della storia dell'Università degli Studi di Perugia torna a brillare. Letteralmente. L'insegna dell’ex Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali è stata messa a nuovo con un importante intervento di restauro. Il professor Paolo Belardi, delegato del Rettore al Patrimonio dell’Università degli Studi di Perugia, ripercorrere così la storia dell'insegna e l'intero intervento di riqualificazione: “La storia recente dell’Università degli Studi di Perugia è stata segnata dal lungo sodalizio instaurato tra due grandi personalità: Giuseppe Ermini, Rettore dell’ateneo perugino dal 1945 al 1976 (ma anche Ministro della Pubblica Istruzione dal 1954 al 1955), e Giuseppe Nicolosi, professore ordinario di ‘Composizione architettonica’ nell’Università di Roma ‘La Sapienza’ e progettista delle principali opere universitarie realizzate nel capoluogo umbro tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Ottanta”. Ovvero: “Dall’Aula Magna di Via Francesco Innamorati all’Accademia Anatomico-Chirurgica di via del Giochetto fino alla sistemazione di Piazza dell’Università, che nei primi anni Sessanta Nicolosi tagliò in diagonale con un selciato in lastre di pietra calcarea e concluse scenograficamente con una cancellata in ferro battuto coronata da un’insegna a lettere singole sagomate, sempre in ferro battuto, volta a marcare l’ingresso della soprastante Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali”. 

Un arredo urbano prezioso, e un simbolo, che è tornato a nuova vita.

Perché, prosegue Belardi, “mi ero accorto da tempo che l’insegna disegnata da Nicolosi era quasi irriconoscibile: molte lettere erano state divelte e quelle restanti erano quasi tutte arrugginite. Così, quando ho assunto il ruolo di delegato al Patrimonio, ho proposto di restaurarla. E, d’accordo con i tecnici dell’Università (l’ingegnere Francesco Paterna e il geometra Marco Bartoccini), abbiamo deciso di integrare il lavoro di restauro con un lavoro di ricerca tipografica, coinvolgendo le dottoresse Margherita Maria Ristori e Camilla Sorignani che collaborano alle attività del corso di laurea in Design. Margherita e Camilla hanno aderito con entusiasmo e hanno eseguito con sapienza, ma anche con pazienza, il rilievo ricostruttivo dell’insegna”.

Per spiegare cosa sia un 'rilievo costruttivo', Belardi si affida al racconto dell'opera di restauro: “Dopo avere smontato tutte le lettere sopravvissute all’incuria, le abbiamo misurate una a una nell’intento di individuare le ragioni geometriche sottese e, quindi, riconoscere il tipo di carattere utilizzato nell’occasione da Nicolosi”. Un’informazione, prosegue il professore, “che non era emersa dai documenti rinvenuti in archivio, ma necessaria per ricostruire con la dovuta precisione, metrica e geometrica, il disegno delle lettere mancanti. La restituzione grafica del rilievo ci ha consentito di verificare che si tratta di un tipo di carattere ibrido, proprio del mondo degli artigiani piuttosto che del mondo dei tipografi, che contamina un tipo di carattere antico e un tipo di carattere moderno. Il che è evidenziato dal disegno della lettera “T”, che presenta delle grazie con andamento simmetrico rispetto all’asse verticale (particolarità propria del tipo di carattere “Times”), così come è evidenziato dal disegno della lettera “R”, che si assottiglia nella terminazione in basso a destra (particolarità propria del tipo di carattere lapidario romano)”. 

E il restauro ha messo in luce anche una nuova sintonia tra il mondo accademico e quello artigiano: “E questo, forse, è stato l’aspetto più significativo di tutta la vicenda. Perché il mondo dell’architettura, ancorché spinto dal mondo del design, sta riscoprendo quanto sia importante il confronto con la materia e con gli artigiani. Un progettista non è uno stilista, un progettista ama sporcarsi le mani in cantiere. L’avevamo dimenticato, ma oggi fortunatamente lo stiamo riscoprendo”. E ancora: “Non a caso - sottolinea Belardi - la scoperta più sorprendente è stata fatta dal fabbro Mirco Pazzaglia che, durante l’attività di ripulitura delle lettere, ha verificato che, sotto diverse mani di vernice nera, si nascondeva una vernice dorata. Così, d’accordo con i funzionari della Soprintendenza, abbiamo incaricato il pittore edile Riccardo Fioroni di ripristinare la finitura originale, consentendoci di restituire alla città un’insegna tanto scintillante quanto elegante il cui ricordo, da quanto abbiamo appreso in questi giorni, era ancora vivo nella memoria di molti perugini”.

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Ma il restauro va oltre il recupero delle singole lettere. Ancora il delegato al Patrimonio: “L'intervento rappresenta un vero e proprio landmark identitario che, incarnando uno degli obiettivi fondamentali del Piano di Comunicazione, volto a coniugare tradizione e innovazione, prelude alla volontà del Magnifico Rettore di riqualificare in modo esemplare l’asse pedonale che collega la piazza dell’Università al piazzale dell’Aula Magna attraverso la ‘rue interior’ di Palazzo Murena, laddove abbiamo già provveduto a rinnovare la segnaletica relativa alla sicurezza e le componenti di arredo urbano”. Conclusione del professor Belardi: “L'Università salverà se stessa salvando la bellezza ovvero impegnandosi nella custodia del formidabile patrimonio architettonico ereditato dal passato. A cominciare dalla piccola insegna dorata di piazza dell’Università. Perché, da sempre, i confini tra il lettering delle insegne e l’immagine della città sono labili”.

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