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Più acqua potabile in Africa, il progetto Albedo parte da Perugia

Progetto “Albedo for Africa”. Parte da Perugia un’iniziativa che promette una soluzione alla scarsità d’acqua e all’elevata radiazione solare nel continente africano

Progetto “Albedo for Africa”. Parte da Perugia un’iniziativa che promette una soluzione alla scarsità d’acqua e all’elevata radiazione solare nel continente africano.

Chiediamo al responsabile del progetto, il professor Franco Cotana, di spiegarci in cosa consiste e quali ne sono gli aspetti fondamentali

“Si tratta di un progetto che si autofinanzia con i crediti di carbonio e permette di dare cibo, acqua e abitazioni a popolazioni africane”.

Quale ne è l’obiettivo?

“Quello di combattere efficacemente il Global Warming” (riscaldamento globale o surriscaldamento climatico, ndr).

La spiegazione

“In Africa Sub-Sahariana, com’è noto, esiste un’elevatissima radiazione solare. Il che si somma e interagisce con una consistente scarsità di acqua e di nubi”.

Qual è la situazione reale che ne consegue?

“Per le regioni dell’Africa a tali problematiche si aggiungono la siccità e la scarsa piovosità caratteristica di tali aree. Qui è quindi ancora più accesa la necessità di ottimizzare i sistemi di raccolta di acqua piovana”.

Dunque?

In tale contesto si colloca il progetto “Albedo for Africa” che persegue l’obiettivo primario di garantire la disponibilità di acqua potabile alle popolazioni africane, sfruttando la potenzialità delle tecnologie di controllo dell’albedo, tecnologie innovative e a basso costo, che permettono al contempo la riduzione del riscaldamento globale”.

E come agisce l’effetto Albedo?

“Riesce a compensare, con soli 3 metri quadrati di telo bianco e microsferule di vetro riciclato  per la pacciamatura di ortaggi, ben 1 tonnellata all’anno di CO2”.

In dettaglio?

“Oggetto della proposta strategica è la realizzazione, in particolare nelle aree Sub-Sahariane, di 50.000 villaggi ad elevato albedo in cui ci sia acqua potabile a disposizione, proveniente dall’acqua piovana recuperata e bonificata, e in grado di compensare 9 miliardi di tonnellate di CO2 a quelle latitudini (pari a circa il 30% delle intere emissioni mondiali di CO2).

Ne siamo certi?

“La certificazione è rilasciata dalla Telespazio con monitoraggio e contabilizzazione della radiazione solare riflessa dai teli albedo da satellite”.

Ma siamo ancora alla fase teorica o esistono già realizzazioni concrete?

“L’orto Albedo è già in fase avanzata di realizzazione a Ingegneria Ciriaf di Perugia”.

Quanto al monitoraggio?

“Il monitoraggio dallo spazio è già iniziato da alcuni mesi ed è affidato alla professoressa Bonafoni, esperta di telerilevamento”.

C’è di che andare orgogliosi dello stato della ricerca  del nostro Ateneo. Nel cui àmbito si dipanano le molteplici iniziative e i progetti di vaglia, promossi e coordinati dal professor Franco Cotana.

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