Università di Perugia, l'appello dell'Udu ai professori: "Registrate le lezioni"

La Sinistra Universitaria: "La didattica a distanza è uno strumento potente, ma ha bisogno di correttivi"

Una lettera aperta, indirizzata a tutti i professori dell'Università degli Studi di Perugia, per chiedere la registrazione delle lezioni. "La didattica a distanza  - spiega l'Udu nella lettera - è uno strumento potente e, in questo momento, necessario che però, oltre a non potersi sostituire in modo definitivo alla didattica in presenza, ha bisogno di importanti correttivi. Proprio per chiedere l’introduzione di tali elementi correttivi, scriviamo questo appello, e tra questi riteniamo essere di massima importanza la registrazione delle lezioni svolte in forma telematica e la relativa possibilità di fruirne da parte degli studenti". 

La lettera è indirizzata ai professori e non al Rettore (o al delegato alla didattica) "perché la registrazione delle lezioni non è, attualmente qualcosa che l’UniPg possa decidere “per decreto”, che possa imporre alla sua comunità", sottolinea L'Udu. E ancora: "Ci appelliamo a voi, professori dell’Università degli Studi di Perugia, perché voi siete titolari di quella privacy che limita la diffusione e l’utilizzo di questo strumento, perché voi soli, individualmente, potete decidere se adottarlo oppure no. Lo chiediamo consapevoli di mettere nelle vostre mani una responsabilità che forse non vorreste e che forse non è giusto che vi spetti, ma che, nonostante tutto, come professori universitari e più alti rappresentanti del mondo accademico, non potete esimervi dall’esercitare".

La lettera integrale

Gentili professori,

Scriviamo la presente in qualità di studenti e rappresentanti, rivolgendo a nome dell’intera comunità studentesca dell’Università degli Studi di Perugia, un appello a voi e alla comunità accademica tutta. Come tutti ben sappiamo l’UniPg e la nostra comunità hanno affrontato e stanno affrontando, non meno di tutti gli atenei italiani, una situazione quanto mai complessa e delicata che segnerà, probabilmente, un punto di demarcazione e di grandi cambiamenti per tutto il sistema universitario.

Nei mesi che sono andati da marzo a luglio e, successivamente, da settembre ad ottobre, siamo stati protagonisti di una sfida senza precedenti. Abbiamo dovuto, nell’arco di pochi giorni reinventare delle abitudini e delle attività che si conservavano uguali da decenni, abbiamo dovuto reinventare, tra mille difficoltà, il nostro modo di fare didattica, per voi il modo di svolgere le lezioni e per noi il modo di seguirle. Abbiamo dovuto reinventare il modo di svolgere gli esami, le lauree, i tirocini, i laboratori e tutti gli altri momenti che sono cruciali nel percorso di formazione di uno studente universitario.

La nostra comunità si è trovata, nell’arco di una manciata di giorni, nella necessità di reinventarsi completamente per tenere fede alla missione che da oltre settecento anni questa istituzione persegue e, nel fare questo, riteniamo che tutte le componenti di questa comunità abbiano saputo rispondere a questa necessità nel migliore dei modi possibili, riuscendo ad essere un esempio di responsabilità, audacia e abnegazione per la città e per la regione che ci ospitano. Tutto questo nonostante le privazioni e nonostante i problemi brucianti che molti studenti hanno dovuto affrontare e dovranno affrontare ancora, se la situazione sanitaria non migliora; la scarsa disponibilità di apparecchiature elettroniche, le abitazioni che con lo smart-working e la chiusura delle scuole diventano sempre più piccole e affollate, l’impossibilità di accedere a servizi base come mense e spazi di studio, la solitudine nello svolgere un’attività gestita e pensata per essere collettiva, il tutto unito al profondo senso di incertezza generata dalla situazione generale del Paese ce lo fanno dire con certezza: la didattica a distanza e l’università “da casa” sono elementi che se non peggiorano sicuramente amplificano a dismisura le diseguaglianze sociali tra gli studenti e fanno perdere all’università quell’aspetto di “ascensore sociale”, di livella delle condizioni individuali che dovrebbe avere.

La didattica a distanza è uno strumento potente e, in questo momento, necessario che però, oltre a non potersi sostituire in modo definitivo alla didattica in presenza, ha bisogno di importanti correttivi. Proprio per chiedere l’introduzione di tali elementi correttivi, scriviamo questo appello, e tra questi riteniamo essere di massima importanza la registrazione delle lezioni svolte in forma telematica e la relativa possibilità di fruirne da parte degli studenti.

Questo strumento, apparentemente scontato e poco importante, potrebbe rappresentare invero la principale arma di contrasto a tutte quelle inevitabili diseguaglianze che la didattica a distanza porta in dote, permettendo, per esempio, ad uno studente la cui famiglia ha pochi strumenti elettronici di avvicendarsi nel loro utilizzo, e non perdere completamente quell’importante momento formativo che è la lezione universitaria. Basti pensare a quelle categorie di studenti la cui principale difficoltà è la questione tempistica: studenti lavoratori, care-giver, studenti genitori. Nuove e vecchie fragilità, che la nostra comunità ha il dovere di tutelare e nel nome delle quali la missione che caratterizza l’UniPg acquista, in questo momento storico, un significato profondo di inclusione, di uguaglianza e di rispetto.

Ci appelliamo a voi perché la registrazione delle lezioni non è, attualmente qualcosa che l’UniPg possa decidere “per decreto”, che possa imporre alla sua comunità. Ci appelliamo a voi, professori dell’Università degli Studi di Perugia, perché voi siete titolari di quella privacy che limita la diffusione e l’utilizzo di questo strumento, perché voi soli, individualmente, potete decidere se adottarlo oppure no. Lo chiediamo consapevoli di mettere nelle vostre mani una responsabilità che forse non vorreste e che forse non è giusto che vi spetti, ma che, nonostante tutto, come professori universitari e più alti rappresentanti del mondo accademico, non potete esimervi dall’esercitare. “Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla.” 

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