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Università di Perugia: "Black Sun", il coccodrillo 'mangiatore di uomini' scoperto durante un'eclissi

Gruppo di ricerca di Unipg scopre nel 2016, durante un’eclissi, un coccodrillo fossile in Tanzania. Il 10 Giugno 2021, una nuova eclissi parziale di sole segna la data di pubblicazione dell’articolo scientifico su Black Sun

Aspetto in vita di Crocodylus anthropophagus della Gola di Olduvai (Tanzania), basato sulla morfologia del cranio di Black Sun e su altre informazioni scientifiche. Sullo sfondo, alcuni individui di Homo habilis si muovono nel paleoambiente dell’area DK East circa 2 milioni di anni fa. Ricostruzione di Alberto Gennari

Da eclissi a eclissi, con un coccodrillo 'mangiatore di uomini'. Marco Cherin, ricercatore dell'Università degli Studi di Perugia, racconta il ritrovamento di 'Black Sun': "Questa storia si svolge nella Gola di Olduvai, in Tanzania, uno dei siti più importanti al mondo per lo studio dell’evoluzione umana e, in generale, delle transizioni ecologiche avvenute in Africa orientale negli ultimi 2 milioni di anni".

Salto indietro nel tempo: "È il primo settembre 2016 - racconta Cherin - . Il gruppo di ricerca THOR (Tanzania Human Origins Research), guidato dall’Università degli Studi di Perugia, sta svolgendo ricognizioni nell’area della Gola denominata DK East, alla ricerca di materiali paleontologici (fossili) e archeologici (strumenti in pietra), molto abbondanti. Improvvisamente, il caldo sole africano viene parzialmente nascosto da un’eclissi anulare. Nell'insolita semi-oscurità, il collaboratore Agustino Venance Songita esclama 'crocodile teeth' ('denti di coccodrillo'), indicando un blocco di roccia calcarea da cui fuoriescono le punte aguzze di alcuni denti. Si tratta senz’altro di un coccodrillo. Il primo coccodrillo scoperto durante un’eclissi, subito battezzato Black Sun".

E l'eclissi segna ancora la storia di Black Sun. "Passano alcuni anni, necessari dapprima per la delicata preparazione del reperto inglobato in una durissima matrice rocciosa, poi per lo studio comparativo, svolto dalla dottoranda Beatrice Azzarà e coordinato da me, entrambi del Dipartimento di Fisica e Geologia dell’Università degli Studi di Perugia".

Il 10 Giugno 2021, prosegue il ricercatore, "una nuova eclissi parziale di sole segna la data di pubblicazione dell’articolo scientifico su Black Sun (liberamente scaricabile dal sito della Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafia). Per lo studio del nuovo fossile abbiamo collaborato con i più grandi esperti mondiali di coccodrilli fossili, mettendo in piedi un gruppo internazionale comprendente ricercatori delle Università di Pisa, Torino, Sapienza di Roma, Barcellona, Dar es Salaam, Johannesburg, Witwatersrand, Iowa e Indiana".

Beatrice Azzarà, dottoranda del Dipartimento di Fisica e Geologia dell’Università degli Studi di Perugia, spiega che "Black Sun rappresenta il cranio più completo finora rinvenuto di Crocodylus anthropophagus (letteralmente “coccodrillo mangiatore di uomini”), una specie vissuta nell’area di Olduvai durante il Quaternario. Il suo nome si deve al ritrovamento di alcune tracce di morsi di coccodrillo sulle ossa fossilizzate di Homo habilis, abbondanti nello stesso sito".

Secondo Marco Cherin "il nuovo reperto contribuisce a ricostruire la storia evolutiva dei coccodrilli, suggerendo - in contrasto con alcuni dati molecolari - un’origine africana del genere Crocodylus, oggi rappresentato da numerose specie a distribuzione circumtropicale". 

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Fig. 1 – Modello 3D di Black Sun da Olduvai (a sinistra) confrontato con un cranio di attuale di coccodrillo nel Nilo, Crocodylus niloticus (a destra). Le porzioni mancanti della parte sinistra del cranio di Black Sun sono state digitalmente “clonate” dal lato destro e sono evidenziate in verde. Scala: 10 cm. Fonte: Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafia

Fig. 2 – Aspetto in vita di Crocodylus anthropophagus della Gola di Olduvai (Tanzania), basato sulla morfologia del cranio di Black Sun e su altre informazioni scientifiche. Sullo sfondo, alcuni individui di Homo habilis si muovono nel paleoambiente dell’area DK East circa 2 milioni di anni fa. Ricostruzione di Alberto Gennari. Fonte: Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafia.

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