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Mascherine a 0,50. Federfarma: "Da Roma le briciole. Abbiamo vendute le nostre sotto-costo"

Dopo Asso-farma (le farmacie comunali), ora la conferma sugli invii dal commissario Arcuri anche da Federfarma: "Stiamo provvedendo in proprio e allo stesso prezzo: 350mila dalla prossima settimana"

Delle 12 milioni di mascherine promesse, a fine aprile, dal commissario per l'emergenza Arcuri, braccio destro del Presidente Conte, ad un costo di 0,50 centesimi, ne sarebbero stare inviate a livello nazionale qualcosa come 3 milioni. Per tutte le farmacie e altre strutture commerciali accreditate in Italia. Ma quante ne sono arrivate in Umbria? Se Assofarma - sindacato di categoria delle farmacie comunali o pubbliche -, interpellata da noi, ha ammesso che non è arrivata a ieri, nemmeno una, Federfarma Umbria - farmacie private - praticamente parla di briciole a fronte di 6 milioni al mese che servirebbero per il fabbisogno ai tempi del Covid per la popolazione umbra.

Dossier | Quelle mascherine a 0.50 centesimi annunciate e mai arrivate da Roma in Umbria

Anche in questo caso arriva la conferma di una promessa prima non concertata (con le farmacie) e poi non mantenuta. Su questo è stato chiaro il presidente Augusto Luciani: "Un piccolo quantitativo è arrivato l'11 maggio scorso, rispetto al 4 maggio come previsto dal commissario. In pratica, dai calcoli fatti, 100 mascherine a farmacia privata. Come potrà ben capire, dato il momento, in pratica sono andate vendute nel giro di poche ore. Scorta finita. E non sappiamo quando ne arriveranno altre da Roma".

Luciani non ci sta alle accuse alla categoria, rivolte sempre dal commissario: "Non è vero che non le vogliamo vendere perchè ci rimettiamo. Per due buoni motivi: il primo, i nostri fondi di magazzino sono stati tutti venduti a 0.50 centisimi (che con l'Iva salgono a 61 centesimi ndr) come previsto dal Governo. Stiamo parlando di qualcosa come 400mila pezzi, che avevamo acquistato in precedenza ad un prezzo intorno ai 70 centesimi. Non abbiamo nel frattempo fatto altri acquisti in proprio perchè ci era stato detto che sarebbero arrivare dalla Protezione Civile. Secondo aspetto: era stato previsto, a tutela delle farmacie, un rimborso per quelle mascherine pagate ai fornitori più della cifra di vendita imposta dal 4 maggio. Quindi nessuno ha sabotato questa strategia di Arcuri anche perchè non ce ne sarebbe stato motivo. Come sempre ci siamo messi al servizio in questa difficile situazione per il Paese".

Dopo il caso mascherine, ora quello dei tamponi: "Ci vietano di acquistarli: ne servono 20mila"

Le accuse fanno male a Federfarma anche perchè la categoria, anche in Umbria, ma soprattutto nel centro-nord, ha pagato un prezzo molto caro in fatto di morti e di malati, molti dei quali ancora a rischio dopo le cure sperimentali: "Abbiamo avuto 800 persone che sono risultate positive al Covid e ben 18 decessi. Siamo stati da sempre in prima linea. E ci siamo stati, con protezioni spesso inadeguate, almeno nella in una prima fase, quando la comunità scientifica ci diceva che non era un virus grave ma non era così. Un fenomeno che era stato sottovaluto e questo non va dimenticato da parte delle autorità".

Comunque tornando all'approvigionamento di mascherine per i cittadini, a Luciani abbiamo chiesto come si stanno muovendo e con quali costi le farmacie private: "Intanto confidiamo nell'arrivo da Roma di altre mascherine chirurgiche, come promesso da Arcuri, ma ovviamente ci siamo già mossi per trovare nel mercato dei protettivi validi e soprattutto subito reperibili. Ci tengo a precisare che vogliamo soprattutto acquistare da quelle aziende umbre che hanno convertito la produzione per salvare posti di lavoro e continuare a sopravvivere. Da lunedì prossimo arriverà un primo importante rifornimento: 350mila mascherine "di comunità" che venderemo sempre a 0.50 centesimi (con l'Iva sale a 0,61). Ma stiamo in trattativa anche con altre aziende per riempire i magazzini".

Quindi non chirurgiche ma di altro tipo che sul mercato internazionale scarseggiano e la priorità è rivolta ad ospedali-luoghi lavoro. Ma cosa sono queste mascherine di comunità? "Hanno le stesse caratteristiche di quelle chirurgiche. Ma non avendo il marchio Ce non possono essere utilizzate in sanità e nei luoghi di lavoro. Vanno benissimo per il cittadino comune per uscire, per andare a fare la spesa o servizi. Hanno lo stesso tessuto e peso di quelle cosiddette chirurgiche". Da Federfarma Umbria c'è comunque la conferma della presenza di mascherine altamente protettive come quelle Ffp2 e Ffp3 e si continua a cercare sul mercato, tutti i giorni, quelle ordinarie. Se poi arrivassero le mascherine promesse da Arcuri, la Fase 2 andrebbe avanti con meno incognite e più fatti concreti. 
 

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