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Tubi “in libertà non vigilata” in centro storico, Italia Nostra all'attacco

L'architetto Mauro Monella sulla situazione in centro. Quando si dice “non capirci un tubo”

Quando si dice “non capirci un tubo”. Proprio sui tubi “in libertà non vigilata” si appunta stavolta l’occhio critico dell’architetto Mauro Monella (Italia Nostra) che propone lo spiritoso fotomontaggio in pagina.

Tubi rotti e interrotti, di tutte le forme e dimensioni, discendenti di gronda e quant’altro, vero?

“Lungo le pregiate vie del nostro amato Centro storico, ammirate dai turisti intraprendenti alla ricerca di scorci inediti e caratteristici, si nota una nutrita schiera di tubi discendenti d’ogni sorta, adibiti a scarico di fumi, di liquidi e solidi. Accessori che meritano attenzione, in quanto indispensabili per il funzionamento delle nostre case”.
Aggiunge Monella: “Purtroppo l’inciviltà regna sovrana e indisturbata, perché nessuno si occupa minimamente della progettazione, della manutenzione e della conservazione di questi elementi irrinunciabili”.

Con quali conseguenze?

“A causa di questa incuria, la maggior parte del “corredo tubistico” si presenta “scassato”: abbozzato, sezionato, annodato, incurvato, menomato e chi più ne ha più ne metta”.

Per dirla con una battuta efficace?
“La tuberia... il decoro porta via”.
Poi sfottendo: “C’è materiale abbondante per una corrente artistica d’avanguardia incentrata
sul tubo”.

 Non sta dicendo una sciocchezza: il grafico e creativo Umberto Raponi realizzò, anni fa, la “mortadella dell’idraulico” utilizzando proprio una curva di plastica arancione.
“Non lo sapevo. Anche perché di tubi ce ne sono tanti, milioni di milioni. Ce n’è una varietà inimmaginabile. Ce ne sono di ogni forma e materiale, di ogni colore: metallici, plastici, grandi, piccoli, quadrati, rotondi, arancione, rossiccio, grigio, compositi, complessi, variopinti. Un vasto e variegato campionario che a volte cela sorprese. Tanto da generare una vera tubofobia”.

Quale, dunque, la proposta?

“La doccia sotto la grondaia, un’opportunità da suggerire per un innovativo festival di grande richiamo per ‘intubatori di idee’. Opportunità per “mille posti di lavoro”, per fare in modo che Perugia diventi sempre più “città cartolina”. Una brutta cartolina”.

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