Tradizioni e detti perugini: questioni di corna, di oche… e tanto altro

Dono del mantello: la figura di San Martino come elemento divisivo. Tradizioni, protezioni, dicerie

Dono del mantello: la figura di San Martino come elemento divisivo. Tradizioni, protezioni, dicerie. Questioni di corna, di oche… e tanto altro.

Cosa divide? I sessi: ci sono, infatti, due festività: l’11 il San Martino degli uomini e, il 12, quello delle donne. Una cultura misogina, tanto da far dubitare qualcuno della virilità del personaggio.

Ma cos’altro divide? L’annata agricola, che si chiude con la vendemmia e la raccolta delle olive.

E poi? Interrompe l’inizio dei rigori invernali, con la famosa “estate” che rompe il passaggio stagionale. Vediamo se varrà anche quest’anno… ma pare di no.

Quindi la Festa del vino e delle castagne, indissolubilmente legata alla data dell’11 novembre. Rendendo onore al detto “San Martino, castagne e vino”. Perché, tradizionalmente, in questa data si “svina”.

Un ubriacone, dunque? Ma no! Comunque, vino in quantità. Da qui le dicerie sul presunto etilismo del santo. Che, si mormora fin dall’antico, non avesse fatto passi avanti nella carriera militare a causa di questo vizietto.

E poi le corna, sulla cui origine si avanzano ipotesi di vario genere.

Un marito tradito? Macché: non era nemmeno sposato. Anzi: dissuadeva, rude militare, dall’aver a che fare con l’altra metà del cielo.

Perché “protettore dei cornuti”… uomini e bestie?

Perché, insomma, Martino è ritenuto protettore dei “cornuti” e solo in Italia? A Terni, per esempio, si celebrava la processione dei cornuti. Mariti e fidanzati, con grande autoironia, si mettevano in fila e, in qualche caso, portavano sul capo un bel paio di corna. A Perugia, per sfottere, si esclama: “Tocca alzatte le porte!”, o anche, per dire di un marito “becco”, si diceva “Quillo apre la prucission di cornuti”.

Secondo alcuni, l’11 novembre (ossia 11/11) si tenevano – in tutto il Paese – grandi fiere di bovini, un tempo usati come animali da lavoro.

Per non dire che fare le corna con le dita di entrambe le mani equivale a segnare due volte il numero 11, ossia la data della ricorrenza del santo.

All’estero la ricorrenza si celebra con cornetti… dolci (in Polonia). Ma sempre corna sono.

Secondo altri, Martino avrebbe sconfitto il demonio (essere notoriamente cornuto) utilizzando un paio di corna. Come si vede, di corna ce n’è a iosa.

E veniamo dal vino alla carne.

Perché, per San Martino, si mangia l’oca?

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Un tempo era la carne della battitura, ma anche quella di Ferragosto. Il fatto si lega all’asserita timidezza e modestia del santo. Quando dei messi lo cercavano per comunicargli la sua elezione a vescovo di Tours, si nascose in uno stalletto di oche le quali, col loro starnazzare, ne disvelarono la presenza. Troppa somiglianza con le oche del Campidoglio? Forse. Sta di fatto che a Perugia c’è un forte culto di San Martino (a parte i toponimi di quello “in Campo” e “in Colle”). C’è la chiesetta di San Martino, sopra la cinta etrusca al Verzaro, il Sodalizio, proprietario (fra l’altro) della nota Farmacia in piazza Matteotti, la Casa di Riposo e tanto altro. Insomma: viva san Martino.

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