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Toto vescovo, per la diocesi di Perugia con monsignor Benoni Ambarus spunta l'outsider molto vicino a papa Francesco

Già direttore della Caritas romana e segretario della Commissione episcopale per le migrazioni, risponde ai requisiti che tanto piacciono al Pontefice. Da oggi non è più ausiliare di Roma: per lui si prospetta la nomina in diocesi

Qualcosa si muove oltre Tevere. Decisioni importanti che potrebbero avere riflessi per i fedeli dell’archidiocesi di Perugia-Città della Pieve in quanto dalla diocesi di Roma potrebbe venire proprio il nuovo arcivescovo di Perugia. Anzi, un vescovo che arriva da molto lontano, visto che è nato in Romania.

Monsignor Benoni Ambarus, chiamato da tutti “don Ben”, da oggi non è più vescovo ausiliare per la Carità di Roma. Nominato il 20 marzo del 2021, questo suo lasciare la carica potrebbe essere un segnale che per lui si sta preparando una diocesi. Che potrebbe essere proprio quella di Perugia-Città della Pieve, dopo il “pensionamento” del cardinale Gualtiero Bassetti.

Nato a Somusca-Bacau, in Romania, il 22 settembre 1974, è stato ordinato presbitero del clero di Roma il 29 giugno 2000. Eletto alla Chiesa titolare di Tronto e nominato ausiliare di Roma il 20 marzo 2021, con ordinazione episcopale del 2 maggio 2021.

Monsignor Benoni Ambarus ha studiato teologia al Seminario Maggiore di Roma e all’Università Lateranense. Ha poi svolto attività pastorale a Roma ed è stato direttore della Caritas diocesana dal settembre del 2018 fino alla nomina episcopale 3 anni dopo.

Riveste l’incarico di segretario della Commissione episcopale per le migrazioni all’interno della Cei ed è molto attivo nelle politiche di aiuto e sostegno della popolazione ucraina. Alla notizia dell'ordinazione Don Ben aveva commentato: “Non posso che confessarvi il mio stupore per il fatto che il Signore, attraverso la Chiesa ed il nostro vescovo Francesco, abbia guardato alla mia povera persona per questo ministero”. Di sicuro si tratta di una figura pastorale di quelle molto care a papa Francesco, con una propensione alla carità e agli ultimi che hanno improntato le scelte del Pontefice nella nomina dei vescovi negli ultimi anni.

Basta leggere le parole pronunciate dal vescovo in occasione della sua nomina, per rendersi conto di quanto risponda al profilo della Chiesa di papa Francesco: “In questi anni, avendo il privilegio di vivere il ministero nella Caritas diocesana, tante volte ho detto, negli incontri e negli interventi: siamo tutti poveri, e io sono il primo povero, cioè mancante, alla scuola del Vangelo dei poveri. Ecco, ho imparato cosa significa mancante, mendicante, cosa significa gridare la preghiera e aspettare la salvezza, cosa significa credere e affidarsi. Allo stesso tempo – aveva detto il neo vescovo – ho imparato da loro, veri maestri di vita, che ogni morte e caduta è garanzia di risurrezione, di salvezza. Ecco, con tutti i doni abbondanti vissuti, vivo la consapevolezza che si aggiunge grazia su grazia rispetto al ministero a cui sono chiamato”.

L’ipotesi monsignor Ambarus sembra, al momento, scalzare quella del parroco di Rovereto don Ivan Maffeis e quella di monsignor Nazzareno Marconi (troppe titubanze dalle Marche dove occupa la presidenza della Conferenza episcopale marchigiana). Il duetto monsignor Paolo Giulietti e monsignor Gualtiero Sigismondi rimane sullo sfondo, sempre meno probabile.

Monsignor Marco Salvi, amministratore della diocesi perugina, potrebbe essere nominato per il 10 agosto, festa di San Donato, patrono di Arezzo, quale sostituto di monsignor Riccardo Fontana.

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