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Il grido di libertà del popolo tibetano risuona anche in Umbria e ricorda la repressione del 10 marzo del 1959

Adesioni anche dalla regione verde d'Italia alla manifestazione romana che ricorda gli eccidi di 62 anni fa e per reclamare il rispetto dei diritti umani, della libertà di religione e della libertà di associazione

Anche l’Umbria aderisce alla manifestazione di Roma in ricordo della repressione cinese a Lhasa del 10 marzo del 1959. Il Tibet era stato occupato dai cinesi nel 1950 e da quel momento la storia del Tibet è stata quella di una nazione martoriata dall’ingombrante vicino cinese che ha occupato da 70 anni una nazione libera.

“L’Umbria dimostra attenzione alle vicende del popolo tibetano martoriato dall’oppressione cinese. L’adesione di rappresentanti istituzionali sensibilizzati dall’associazione Italia-Tibet alla manifestazione del 10 marzo a Roma organizzata dall’associazione ‘Comunità Tibetana Onlus’ è motivo di sprone per far conoscere all’opinione pubblica la ghettizzazione attuata dal regime cinese nei confronti del popolo tibetano”, afferma il referente per l’Umbria dell’associazione Italia-Tibet, il giornalista Pier Francesco Quaglietti.

L’occupazione viene suggellata dal Trattato dei 17 punti, sottoscritto da una delegazione tibetana che viene portata a Pechino, in uno stato di segregazione e costretta a firmare. Paradossalmente il Trattato dei 17 punti, sulla carta, garantiva una certa autonomia, anche se dichiarava la fine del Tibet come paese indipendente, ma concedeva una serie di libertà amministrative e di culto che avrebbe consentito un'esistenza accettabile, pur sotto un occupante.

Leonardo Varasano, assessore alla Cultura di Perugia ricorda: “Fare memoria di quanto accadde a Lhasa il 10 marzo del 1959, fare memoria delle migliaia di morti di quella tragica giornata, deve pertanto sollecitarci a tornare a quel dramma, alla sofferenza lacerante di quelle ore, tenendo conto delle cause che spinsero un popolo ad un così grave sacrificio: l’anelito di libertà della nazione Tibetana, il desiderio di indipendenza, la richiesta di tutela dei diritti fondamentali. Ragioni, 62 anni dopo, ancora immutate. Ragioni che chiedono, oggi come allora, l’attenzione del mondo”.

L’associazione Italia-Tibet ha voluto ringraziare anche Marco Squarta, presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, che in una nota inviata agli organizzatori ricorda come “sessantadue anni fa ci fu l’insurrezione della popolazione di Lhasa contro il regime di oppressione del governo di Pechino e contro l’occupazione militare, a cui fece seguito una repressione che causò la morte di oltre 80 mila tibetani. Ancora oggi, dopo 62 anni, la situazione in Tibet rimane tesa. L’anniversario nazionale dell’insurrezione di Lhasa ha lo scopo di denunciare la censura e la violenza del governo cinese in Tibet”.

Moreno Primieri, assessore all’Urbanistica di Todi, non ha mai smesso di lottare perché al popolo tibetano fosse riconosciuta quell’autonomia a cui il Tibet aspira. Tra le varie considerazioni Moreno Primieri sottolinea che “commemorare oggi quel giorno significa onorare i tanti tibetani che si sono immolati per difendere la propria indipendenza e libertà, fino all’estremo sacrificio della vita,contro una repressione e un genocidio culturale ed etnico che, purtroppo, ancora oggi sussiste. Il 10 marzo,assume anche una connotazione ideologica per il rispetto dei diritti umani, della libertà di religione e della libertà di associazione che sono tra i principi irrinunciabili di ogni paese democratico”.

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