INVIATO CITTADINO Terme di San Galigano, la storia dal Seicento ai giorni nostri

Storia di un luogo tra cura e socialità

Le Terme di San Galigano furono per anni la sede della dolce vita perugina. Al caffè e al ristorante lavorava qualche disponibile cameriera (d’altronde, fino a qualche anno fa, lì accanto, c’era un night club denominato “Le terme”). Si facevano massaggi, terapeutici e… non. Si organizzavano feste con pic nic e corse di somari. Si lanciavano piccoli palloni aerostatici. Si ballava e si poteva andare “in città” con un Omnibus che faceva capolinea in piazza del Sopramuro, l’attuale Matteotti.

L’acqua miracolosa si vendeva a 10 centesimi il fiasco (vuoto a rendere). Uomini e donne, nobili e ignobili, vi si riposavano e prendevano sollazzo. Insomma: un paradiso terrestre. D’altra parte, la vicinanza con la Fonte dei Tintori, sotto Porta Conca, e l’esistenza del mosaico romano di Orfeo, in via Pascoli, confermano la vocazione termale di questa parte della città.

Una tempera su carta della metà dell’Ottocento, dipinta da Napoleone Verga e conservata all’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, rappresenta l’animazione che si poteva rilevare in occasione della Festa di San Galigano, all’apertura delle terme omonime: cavalli, dame in cappellino, famiglie borghesi e popolari, merende en plein air.

Le proprietà medicamentose delle acque erano note fin dal Duecento, ma le Terme Nuove furono erette nel 1635 e divennero abituale ritrovo estivo dei Perugini. L’edificio – scrive il Siepi – aveva , allora come oggi, “un portico sostenuto da 12 pilastri dorici, con 3 arcate e 4 conche, entro cui sgorgavano le acque”.

A partire dal 24 giugno, festa di San Giovanni, tutti a bere l’acqua benefica ferruginosa. Ma il prezioso liquido, a un certo punto, cominciò a mancare. Così – come riferisce un cronista ottocentesco – il 7 luglio 1863 le terme furono trasformate in bagni pubblici. Uguccione Ranieri di Sorbello, nella sua “Perugia della Bella Epoca”, ci informa che il prezzo fu ridotto a “60 centesimi per ogni bagno, compresa la biancheria e il letto”. Dal 1870, lo stabilimento termale fu abbandonato (afferma Raniero Gigliarelli) e al suo posto fu installata una fabbrica (appartenuta a Luigi Purgotti) di “borre”, ossia di dischi plastici per cartucce da caccia.

Questo per il passato. Ma da alcuni anni l’edificio è stato recuperato dalla famiglia Garzini che ne è attualmente proprietaria.

Garzini è titolare della cartolibreria “La Scolastica”, sita all’ultimo piano dello storico edificio che, al pianterreno, conobbe i fasti delle Fonti di San Galigano (il luogo prende nome dall’antica chiesetta di San Galgano, demolita nel 1792). La famiglia Garzini ha speso una cifra per ripristinare l’antica struttura. I vani al pianoterra, con accoltellato in mattoni, sono stati ripuliti e sabbiati, i pavimenti rifatti. La fontana interna è a posto (e c’è sempre un filo d’acqua in ogni stagione), come pure le quattro fontanelle esterne sotto il porticato, dove le persone attingevano il liquido “miracoloso”.

Il piano superiore fu adibito a ristorazione, come ancora indica una sbiadita scritta interna che recita: “Ristoro”. Al ristorante si mangiavano piatti abbastanza pesanti (pare che l’acqua diuretica ed eupeptica aiutasse a digerirli), come testimonia un vecchissimo ricettario ritrovato da Garzini in un angolo di questo palazzo che, al momento dell’acquisto da parte sua, si trovava in condizioni miserevoli.

Peraltro, l’immobile ha subito una serie di vicissitudini incredibili. Vista la disponibilità d’acqua, dovette fungere prima da spurgo di tinte delle lane e persino da conceria. Poi, nelle ultime fasi del secondo conflitto, vi fu stabilita la sede del comando tedesco, come testimoniato da una sventagliata di mitra, ora coperta dal rifacimento dell’intonaco.

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Venendo a tempi più recenti, fino a trent’anni fa, all’ultimo piano operava un’autocarrozzeria e vi abitavano, come oggi, delle famiglie. Poi la libreria “La Scolastica” ha trasferito qui la propria attività da via della Stella. L’area esterna è sistemata, con vie in terra battuta e breccino, cordoli, aiuole abbellite con opportune piantumazioni. Abbiamo così l’occasione per riscoprire una meraviglia della Perugia che fu. Andando in quel luogo di meraviglie, oggi adibito a ristorante. Nella conservazione del nome: “Le Terme”, appunto.

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