Sabato, 24 Luglio 2021
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Teatro Stabile dell'Umbria e futuro, dal cilindro magico di Cucinelli due novità: il ruolo dell'Università e le visite guidate (gratuite) al Morlacchi

"Era ora, si dice, che la fucina di cultura divenisse punto di riferimento dell’istituzione teatrale"

Le stelle sono più lucenti quando la notte è più nera. Gronda ottimismo il messaggio di Cucinelli al mondo della cultura. Una frase uscita dalla penna di Dostoevskij, che il tycoon del cachemire riferisce a Benedetto. È possibile che l’abbia detta anche il patrono d’Europa. Ed è comunque un’efficace metafora di una storia, ‘della’ storia che abbiamo vissuto in periodo di pandemia. Il presidente del Teatro Stabile dell’Umbria annuncia grandi novità. Siamo alla presentazione del cartellone del Morlacchi per la stagione ’21-’22 (ne parliamo in un servizio a parte). Dal cilindro del grande affabulatore escono notizie di sicuro interesse.

La prima – e forse la più entusiasmante – è il fatto che lo Studium perusinum è entrato fra i soci dello Stabile. Coro unanime di consensi che il rettore Oliviero recepisce con soddisfazione. Era ora, si dice, che la fucina di cultura divenisse punto di riferimento dell’istituzione teatrale. Il secondo regalo alla città è quello di una visita guidata al Teatro Morlacchi per vederne i restauri. Un’occasione (una due giorni  prima dell’inizio della stagione ufficiale ad ottobre) che sarebbe colpevole lasciarsi sfuggire. Anche perché le migliorie sono state considerevoli e il teatro è un bene comune da condividere. Gloria a chi ha donato le risorse per un intervento necessario e indilazionabile. Ossia – lo sanno tutti, ma è bene ripeterlo – la pecunia per corrispondere alla bisogna è uscita dal portafogli del re di Solomeo.

Perché – aggiunge Brunello – non si deve pensare all’immediato, ma stilare progetti che si dilatino per almeno tre lustri. E lui questo sta facendo, non da oggi. Anche il Rettore ricorda il teatro come luogo di formazione e interlocuzione coi giovani e sottolinea l’emozione “in presenza” figlia del teatro, “capace di dare senso alla comunità”. E non è un caso
che un aureo brocardo ciceroniano reciti “Populi sensus maxime theatro et spectaculis perspicitur”. Uno spartito suonato dalla Tesei, dal direttore artistico Nino Marino (che ringrazia tutti gli attori del cambiamento e l’equipaggio della difficile navigazione in gran procella), dal vescovo Marco Salvi che disquisisce sull’etimologia dell’abusato termine “resilienza”, riconducendolo al verbo latino ‘resilire’ (rimbalzare). Et coetera. Il seminario ha ben “seminato”.

Ma la bacchetta del direttore è sempre in mano a Brunello che diverte col tormentone del rimbombo dell’audio, con l’amichevole sfottò a Nino Marino (“ci hai rincoglionito”), in riferimento alla prestazione attoriale alla quale il direttore si è conformato per presentare la stagione, con la complicità dello staff di “Guerra e Pace”. Il verbo di Cucinelli è davvero ecumenico e investe il dovere di “non voltare le spalle alla povertà”, di “stabilire un contratto sociale col creato”. E il dovere di “usare”, non “divorare” risorse. Cogliendo, tra i frutti della pandemia, la necessità di trarne quel che di buono ci ha donato. Soprattutto l’esigenza di “equilibrare profitto e dono”. Un invito ad alzare gli occhi al cielo. Non in senso puramente devozionale. Ricordando che qualcuno ha detto: “Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me”.

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