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Nuovo look per il tempio dello spettacolo perugino: il teatro Morlacchi torna a splendere

Il teatro “che non si vede”, ossia quello dietro la scena, fatto di servizi, è una meraviglia. La cosa che invece tutti vedranno è la biglietteria, elegantissima, ricavata  nell’ex foyer

Un miracolo uno e trino: il Morlacchi dispone di un  nuovo look. Non di sola forma, ma di sostanza. E il miracolo lo hanno fatto in tre: Cucinelli che ha fornito il carburante, l’ingegnere del Comune Marco Eugeni che ha guidato la macchina, l’impresa Lattanzi che ha operato in officina.

Dunque, c’erano i soldi, la volontà e le competenze, ma il tempo era fortemente carente. Basti dire che hanno lavorato anche a ferragosto, rinunciando alle ferie. “Un lavoro scomodo, urgente, in un periodo morto nel quale non si trovava nemmeno un chiodo, tanti erano gli esercizi chiusi per ferie. Abbiamo dovuto fare scorta di tutto quello che poteva servire”, commenta un addetto. Guastare pavimenti e rivestimenti e portare fuori i detriti col “setello” è operazione inimmaginabile al giorno d’oggi. Ma altro non si poteva fare. Ci hanno lavorato in contemporanea anche 20 persone. Senza intralciarsi… c’è da chiedersi come abbiano fatto.

Eppure quei valorosi operai della Lattanzi ci si sono messi di buzzo buono e, in posizione sinergica con loro, i coordinatori, i sovrintendenti, i progettisti, i controllori della qualità. E con che lena! Se si pensa che i lavori sono stati consegnati il 23 di luglio, il giorno dopo l’ultimo concerto di Umbria Jazz, per essere terminati nella giornata di ieri. Certo: ci sono delle rifiniture da completare, ma il cantiere è ufficialmente chiuso.

Il teatro “che non si vede”, ossia quello dietro la scena, fatto di servizi, è una meraviglia. La prima cosa bella che balza agli occhi è il rifacimento dei bagni, necessario e urgente. Erano da terzo mondo, ora sono da grande albergo: rubinetteria e ceramiche di classe, pavimentazione e rivestimenti di lusso e di gusto raffinato, impianti elettrici, idraulici, lampade e illuminazione di qualità, antincendio… tutto al top.

I camerini – dei quali, andando a intervistare gli attori, l’Inviato Cittadino si è spesso vergognato – sono da esposizione: tantissimi (oltre una ventina), rifinitissimi, anche nei servizi, docce, lavanderia. L’arredamento, per la stagione in corso, resta quello vecchio, ma sarà anche questo rinnovato. Fin qui quello che non si nota a colpo d’occhio dall’esterno.

La cosa che invece tutti vedranno è la biglietteria, elegantissima, ricavata  nell’ex foyer. Con una boiserie da urlo. Questo per l’estetica. Quando alla funzionalità, avevamo più volte rilevato che era assurdo ammassarsi all’ingresso, o restare fuori al freddo o alla pioggia, in attesa che gli altri spettatori “sfollassero”. Adesso si può entrare, sedersi (nuovi i tavolini e le sedie), prendere qualcosa al bar, poi avvicinarsi alla biglietteria per espletare gli adempimenti voluti. È stata realizzata una porta intermedia in tutto uguale (colori, forma, decorazioni, laccature) a quelle esistenti.

I dettagli sono curati all’estremo: perfino le placche (che richiameranno il condizionatore)  e il colore dei pulsanti degli interruttori. Insomma: meglio non si poteva fare. Per l’opera completa, aspettiamo il prossimo anno col rifacimento del palcoscenico, della platea e di altre parti importanti del teatro.

Insomma: il teatro Morlacchi sarà un prototipo di struttura da spettacolo, capace di coniugare storia e tradizione con un’efficienza e una modernità invidiabili. Sempre sia lodato Cucinelli, mecenate illuminato, capace di spendere parecchio e… sempre per buone cause. Senza di lui non ci sarebbero un teatro efficiente e la stessa Stagione.

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